Ma come nasce un libro cult?

Che domanda! Non c’è una ricetta, altrimenti tutti li produrrebbero in serie come le caramelle. Mi sembra evidente, no? Il libro cult non lo si può progettare a tavolino. Nasce spontaneamente quando si verificano alcune (o tutte) queste condizioni: tempistica perfetta, cioè il libro esce nel momento giusto per essere recepito; riempie un vuoto, ossia colma una lacuna esistente, una materia non ancora “coperta”, un punto di vista necessario ma non ancora espresso; si stampano poche copie, questo è un requisito importante, perché la circolazione del libro deve avere degli ostacoli (va bene anche se il libro riceve una restrizione da parte di qualche Tribunale); cristallizza un’epoca, cioè riesce a fermare il tempo, si fa voce perpetua di un’esigenza della società o di una parte di “popolazione umana” e ne delinea la sua collocazione temporale e storica; unisce due arti, per esempio un grande romanzo ma anche una copertina innovativa, che lascia il segno, o un design del libro stesso che rompe il consueto e fa epoca; un popolo disposto ad adorarlo, perché è evidente che non c’è religione senza adepti al culto, quindi deve svilupparsi un seguito.

Ecco, quando tre/quattro/cinque di queste sei condizioni sono soddisfatte, allora è molto probabile che quello che nasca possa sviluppare un’anima speciale. Così, alla fine, non avremo a che fare solo con un romanzo o una raccolta di poesie, e neanche con un libro, dopotutto, ma con un simbolo, una nuova forma di arte, forse, o una nuova tappa del pensiero. Nasce così un culto. E il libro che lo rappresenta si fa oggetto del desiderio.

E non c’è dubbio che libro cult il romanzo Io non scordo di Gabriele Marconi lo sia diventato, e in neanche vent’anni. L’autore è vivo e vegeto, e ancora sufficientemente giovane da esserne probabilmente il meno consapevole. Eppure è così. Non può che essere così.

Gabriele Marconi, ex militante di destra in Terza Posizione (fonte: La Repubblica “E la sera cantavamo boia chi molla”, 25/08/95), oggi vicedirettore della rivista Area. Lui stesso si è nutrito e si nutre di miti del nostro tempo, basti pensare a J. R. R. Tolkien, di cui ha scritto e studiato, o Giordano Bruno, di cui anche si è occupato. E un mito ne genera sempre un altro, basta saper attendere e nutrire “la bestia” che cresce.

Di cosa parla il libro?

Fatto sta che nel Febbraio del 1999 esce il suo romanzo Io non scordo con l’editore romano Settimo Sigillo. Un affresco a tinte forti degli anni di piombo, senza “compartimenti stagna”, senza mediatori culturali.

Dalla scheda editoriale:

“Pubblicato semiclandestinamente alcuni anni fa, racconta le vicende di un latitante di destra che, scappato agli inizi degli anni Ottanta a Londra dove si è rifugiato diventando un punk che si confonde tra la massa urbana “alternativa”, torna in Italia. Mentre è inseguito da alcuni poliziotti nella metropolitana di Roma, sbuca per caso in una stanza misteriosa che contiene l’archivio segreto dei servizi deviati italiani dal dopoguerra a oggi. Una volta uscito, si rimette in contatto con i vecchi amici, i “camerati” di quando era poco più che un ragazzino, decidono di vedere chiaro nella vicenda e organizzano una spedizione con la volontà di trovare il faldone dedicato alla strage della stazione di Bologna.”

Il romanzo è anche un sorriso compiaciuto al pulp, una rivisitazione disincantata e ricca di originalità degli anni di piombo visti con gli occhi e la passione militante di un ragazzo di destra. Dopo un paio d’anni dall’uscita il libro già non si trovava più. Probabilmente per un po’ di tempo era divenuto una sorta di samizdat sovietico, ossia uno di quei dattiloscritti ciclostilati decine di volte, che passavano di mano in mano. Non c’è dubbio che la copertina si era impressa già nella mente di molti cercatori di libri rari.

Nel 2000 Settimo Sigillo lo ristampa; edizione identica a quella del 1999. Poche copie, che però non bastano a soddisfare la richiesta. C’è bisogno di un nuovo editore che ripensi al progetto e rilanci il libro. Il mito ha bisogno di carne.

Le edizioni Fazi e Moímême corporation

Ecco che inizialmente entra in scena l’editore Fazi di Roma, che lo ristampa nel 2004. Io non scordo è ormai un libro cult dichiarato e l’edizione Settimo Sigillo si è fatta introvabile, a soli cinque anni di distanza dalla prima edizione (quattro dalla ristampa).

C’è molta richiesta del libro da parte dei centri sociali, degli ambienti punk e di cultura alternativa. Fazi va a riempire un vuoto, insomma. Peccato solo per la copertina che viene assegnata, non certo entusiasmante. Il libro viene presentato il 6 maggio 2004 alla Libreria Feltrinelli di Largo Argentina a Roma, presente lo stesso autore, poi Giampaolo Pansa, Giano Accame e Luca Telese. Il libro non sarà lo stesso dell’edizione Settimo Sigillo; Gabriele Marconi presenta infatti un’edizione riveduta e ampliata.

I collezionisti, i fruitori sociali del libro, dopo aver cercato a lungo l’edizione Settimo Sigillo senza successo, si lanciano su quella Fazi con l’effetto di renderla, se possibile, ancora più rara della precedente. Infatti oggi quasi non la si vede più, mentre con un po’ di fortuna si riesce ancora a mettere le mani sull’edizione Settimo Sigillo (almeno sulla seconda), ma le valutazioni dei venditori si stanno alzando sensibilmente negli ultimi mesi del 2017 e in questo inizio di 2018.

A colmare di nuovo la lacuna di introvabilità che sembra scritta nel corredo genetico di questo libro ci pensa la Libreria Raido di Roma, attraverso il marchio editoriale Moímême corporation che nel 2011 stampa un’edizione limitata di Io non scordo, Dalla scheda editoriale:

“E’ un’edizione limitata, che contiene un “Prima” e un “Dopo” (in prefazione e postfazione) rispetto al romanzo vero e proprio, strutturati così: nel “Prima” racconto il mio arrivo al liceo, i primi casini a scuola, il trasferimento all’Azzarita e l’inizio del periodo più vorticoso; poi c’è il romanzo; infine, nel “Dopo” racconto il periodo che va dall’estate 1980, quindi dello smembramento di TP, al mio ritorno a Roma dopo un inverno passato da solo in Calabria.”

Ma anche questa edizione rischia di farsi rara come le precedenti, credo per l’esiguità delle copie prodotte. Insomma, sembra il terreno ideale per un libro cult.

Per quanto riguarda i libri di tutti i tre editori di cui si è parlato, nel momento che il presente articolo viene pubblicato, del libro di Gabriele Marconi c’è poca presenza su Internet, ma qualcosa si può ancora trovare su eBay (copie disponibili) e Comprovendolibri. Ultime copie, ultime speranze. Ed è così, grazie a queste “imprese” editoriali, che altri futuri introvabili crescono.

Nella galleria fotografica che segue, ecco le tre differenti copertine di questo libro su cui focalizzare l’attenzione: