Un tesoro letterario: “Versi (1948-1951)” di Virgilio Giotti
Nel panorama della poesia italiana del XX secolo, un piccolo ma importante posto lo occupa una gemma pubblicata nel 1953: “Versi (1948-1951)” di Virgilio Giotti. Questa prima edizione è un’opera affascinante che riflette il talento e la sensibilità dell’autore, offrendo una finestra sull’epoca in cui è stata scritta. Pubblicata nel 1953 dalle Edizioni dello Zibaldone di Trieste, è un in-12 con un totale di 77 pagine.
Virgilio Giotti, pseudonimo di Virgilio Schönbeck, nacque a Trieste il 15 gennaio 1885 e morì nella stessa città il 21 settembre 1957. Fu un poeta italiano noto soprattutto per le sue liriche in dialetto triestino. Dopo essersi trasferito a Firenze nel 1907 per sfuggire al servizio militare austriaco, vi rimase fino al 1919, periodo durante il quale iniziò a comporre le sue poesie in dialetto. Nel 1920 tornò a Trieste, dove visse una vita ritirata lavorando come edicolante e poi impiegato ospedaliero. Tra le sue opere principali si ricordano il “Piccolo canzoniere in dialetto triestino” (1914) e varie raccolte di poesie e prose, tra cui “Versi (1948-1951)“. La sua poesia fu apprezzata da importanti critici e intellettuali, come Umberto Saba, con il quale ebbe una significativa amicizia. Fu anche traduttore e autore di racconti. Giotti è considerato il maggior poeta in dialetto triestino del Novecento, amato per i suoi versi delicati e profondi.
L’edizione di Versi (1948-1951) del 1953 è stata limitata a 350 copie numerate. Inoltre, sono state stampate 25 copie numerate da I a XXV ad personam e 10 copie speciali su carta grigioperla, dimostrando l’intento dell’autore di rendere la sua opera accessibile a un pubblico selezionato. In questa edizione, il titolo si distingue sul piatto in viola, mentre il marchio editoriale “Zbe” è riprodotto a penna al colophon. “Versi (1948-1951)” non è solo un libro; è una porta aperta su un’epoca e una mente brillante.
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)





