"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Un gioiello einaudiano tra estetica e Oriente

 

In un panorama editoriale italiano dominato da narrazioni lineari e prosa didascalica, Budda sorride di Cesare Brandi emerge come un testo ibrido e affascinante: un saggio-viaggio che intreccia estetica, filosofia orientale e memorie personali. Pubblicato da Einaudi nel 1973 nella collana “Einaudi letteratura” (n. 28), questo volume di sole 84 pagine di testo, arricchito da 30 tavole illustrate in bianco e nero (fotografie di templi, statue e paesaggi asiatici), misura 21 cm e si presenta come un oggetto editoriale sobrio ma raffinato, tipico del dorso blu einaudiano degli anni ’70.

 

L’argomento centrale è un itinerario intellettuale e fisico attraverso l’India e il Sud-Est asiatico, dove Brandi – critico d’arte, viaggiatore e fondatore dell’Istituto Centrale del Restauro – osserva il “sorriso del Budda” non solo come icona estetica, ma come metafora di una saggezza serena e ironica. Il libro non è un semplice resoconto di viaggio: è un’indagine profonda sull’essenza dell’arte buddista, sul restauro delle opere sacre e sul confronto tra Oriente e Occidente. Brandi, con la sua prosa limpida e colta, riflette su come il sorriso del Budda incarni un’eterna imperturbabilità, un invito a superare le illusioni del mondo materiale. Immaginate pagine che alternano descrizioni vivide di templi khmer in rovina ad analisi estetiche, dove l’autore paragona la staticità buddista alla dinamicità rinascimentale italiana: un ponte tra culture che anticipa dibattiti contemporanei su globalizzazione artistica.

Questa edizione del 1973 è la prima e più ambita per i collezionisti. Stampata a Torino da Einaudi in una tiratura limitata (tipica della collazione “Einaudi letteratura“, serie che ospitava autori come Moravia e Vittorini). Le edizioni successive? Einaudi ne propose almeno due ristampe negli anni ’74-’76 (controllabili su OPAC SBN per variazioni minime nel colophon), mentre Garzanti la ripubblicò nel 1989 in un formato più accessibile ma privo del fascino tipografico originale. WorldCat registra poche copie mondiali della prima, spesso in biblioteche istituzionali, rendendola un buona preda per i cacciatori.

Perché è ricercata e importante? Primo, per la rarità: su piattaforme come Maremagnum, AbeBooks e Vialibri, esemplari in buone condizioni si aggirano tra i 20 e i 40 euro, ma quelli con dedica o provenienza nobile superano questa “forbice”.  Il valore culturale: Brandi, gigante del restauro italiano, firma qui un’opera minore ma preziosa, che illumina il suo pensiero estetico (pensate a Teoria del restauro, 1963). In un mercato saturo di prime edizioni narrative, questo saggio illustrato è un nicchia per bibliofili interessati a viaggi letterari e arte orientale – perfetto per collezioni su Italia-Asia o critica del Novecento.

 

 

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