Qualcosa non torna: quando il libro sembra un altro libro
Capita talvolta, nel mondo del libro, di imbattersi in esemplari che non sono semplicemente “edizioni economiche” o ristampe di fortuna, ma oggetti editoriali che mettono in crisi l’identificazione stessa del volume. È il caso di un esemplare di Mettiamoci a cucinare, titolo assai noto della conduttrice televisiva Benedetta Parodi, 238 pagine, stampato da Edizioni KK srl, con sede dichiarata (sul colophon interno) in via Archimede 36, 00197 Roma, recante anche la dicitura IV edizione marzo 2013 e l’ISBN 978-88-903678-04-1.
L’elemento più interessante, però, non è solo la discordanza bibliografica interna: è il fatto che il libro presenta in quarta di copertina un codice a barre che rimanda a tutt’altro volume, e precisamente l’autentico Mettiamoci a cucinare di Benedetta Parodi, però in edizione Rizzoli 2012, ISBN 9788817060967, di 277 pagine.
Qui il problema non è solo la presenza di due ISBN diversi. Il punto decisivo è la frattura complessiva dell’identità del libro. Il colophon dice una cosa, la quarta di copertina un’altra, il codice a barre un’altra ancora. E la copertina, a quanto notiamo in un esemplare pervenutoci, è del tutto diversa e arbitraria rispetto a quella dell’edizione Rizzoli: non una variante grafica, non un adattamento, ma un’immagine che sembra costruita senza alcun rapporto organico con l’edizione autentica.
- Rizzoli, 2012
- KK Edizioni, 2013
Questo rende il volume un oggetto bibliograficamente instabile. Non pare trattarsi di una semplice ristampa, né di una revisione autorizzata, né di un’edizione promozionale. La presenza contemporanea di: a) editore diverso; b) ISBN proprio nel colophon; c) ISBN Rizzoli in quarta; d) barcode riconducibile all’edizione Rizzoli; e) copertina difforme e arbitraria, fa pensare a un’operazione di riuso editoriale fortemente opaca, se non apertamente scorretta.
Perché è una segnalazione importante
Un volume del genere non va letto come una curiosità innocua. Per il collezionista, per il libraio e per il lettore attento, è un caso che merita attenzione perché mostra come possano circolare libri che simulano una parentela editoriale con un titolo noto senza però coincidere con esso. La vera anomalia non è solo la discrepanza tra ISBN e titolo: è la mancanza di coerenza tra tutte le componenti materiali del libro. Quando frontespizio, colophon, copertina, quarta e codice a barre non raccontano la stessa storia, ci si trova davanti a un esemplare da trattare con cautela.
Un’ipotesi prudente
La lettura più prudente è che ci si trovi davanti a un volume spurio o derivato, costruito sfruttando il richiamo di un libro reale e noto, ma non coincidente con esso. In altri termini: non una semplice edizione alternativa, ma un oggetto che sembra appropriarsi dell’identità commerciale e bibliografica di un titolo riconoscibile, deformandola.
Essendo la copertina davvero arbitraria rispetto a quella Rizzoli, l’impressione si rafforza: non siamo davanti a un normale “rifacimento” grafico, bensì a una veste editoriale incoerente, quasi assemblata per rendere il libro vendibile, catalogabile o riconoscibile senza rispettare l’originale.
Parere di collezionabilità
Dal punto di vista collezionistico, un esemplare simile è interessante proprio per la sua anomalia. Non lo definirei un pezzo “pregiato” in senso tradizionale, perché la qualità bibliografica e la limpidezza editoriale sembrano compromesse. Ma è certamente un oggetto di interesse documentario per chi studia le seguenti materie: a) editoria opaca; b) riuso di metadati; c) falsi dati editoriali; d) edizioni spurie; e) casi limite tra libro commerciale e oggetto bibliografico alterato.
In altre parole, non è un libro da cercare per il suo valore testuale, ma per il suo valore di testimonianza anomala. Sul mercato collezionistico, un pezzo del genere può avere interesse per i collezionisti di stranezze editoriali ma anche per gli studiosi di bibliografia materiale. Può costituire oggetto di attenzione per i cacciatori di edizioni irregolari, per gli appassionati di “falsi amici” del libro. Ma il suo interesse dipende molto dalla capacità di documentarne bene le incongruenze.
Per un lettore non avvertito, è bene segnalarlo: non va confuso con l’edizione autentica Rizzoli. Per il collezionista, invece, è un oggetto da trattare come anomalia editoriale di possibile interesse documentario, più che come edizione normale.


