"la strada percorsa per trovare un libro è il vero scopo della ricerca"

 

Poker, caso e destino: riscoprire il romanzo di Mario Adinolfi

 

La ricerca della costante è un romanzo breve pubblicato nel 2010 da Aliberti Castelvecchi, presentato e promosso come “il primo romanzo italiano sul poker”. L’autore è Mario Adinolfi, figura controversa del panorama pubblico: giornalista, blogger, politico di area cattolica conservatrice, ma anche giocatore di poker con una certa esperienza agonistica. Il libro, 141 pagine in formato 19 cm, oggi è fuori catalogo e risulta praticamente assente dal mercato dell’usato, il che lo rende un oggetto interessante da osservare anche in chiave collezionistica.

 

Il contenuto si colloca a metà strada fra il romanzo di formazione, il thriller psicologico e la cronaca esistenziale di un giocatore che cerca una “costante universale” capace di dare senso alle sue scelte e ai suoi rischi. Il poker è il centro simbolico e pratico della vicenda, non un semplice sfondo: la narrazione ruota attorno al tavolo verde, le dinamiche del gioco, le tecniche e i termini del poker moderno, ma si intreccia con un tradimento sentimentale e con un clima da noir, in cui le mani di carte si confondono con le mosse emotive, le bugie, le strategie di sopravvivenza. Il protagonista, filtrato da una voce narrante che porta evidenti tracce dell’esperienza diretta dell’autore, vive il gioco in maniera totalizzante, come ricerca ossessiva di una “costante” che gli permetta di governare il caso e di trasformare l’azzardo in metodo.

Il taglio narrativo è veloce, dialogico, fortemente legato al gergo del poker e al ritmo delle partite. Alcuni materiali promozionali e recensioni dell’epoca descrivono La ricerca della costante come un romanzo sulla “vita giocata in velocità”, dove “il poker è un gioco di carte e di persone”, e dove l’autore mette a frutto la propria esperienza di tavolo e di osservatore di ambienti competitivi. Non si tratta di un trattato tecnico né di un manuale, ma di una storia che usa le regole del gioco come metafora di rapporti di potere, di seduzione, di rischio e di calcolo. La scrittura di Adinolfi, che in altri libri ha affrontato temi generazionali e il ruolo del web, qui si piega a una prosa molto diretta, a tratti quasi da cronaca, a tratti da confessione, con una certa attenzione alla costruzione di tensione e alla resa del linguaggio “pokerese” stretto.

La peculiarità del libro sta anche nell’autore. Mario Adinolfi è noto soprattutto per la sua attività politica e per le posizioni forti su famiglia, religione, bioetica; questo romanzo appartiene a una fase diversa della sua traiettoria, quella in cui si muove fra giornalismo, blogging, poker e scrittura narrativa. La combinazione fra biografia pubblica e romanzo sul poker crea un cortocircuito interessante: molti lettori hanno visto nella storia un tentativo di elaborare la propria relazione con il gioco, i suoi eccessi e le sue possibilità di “lettura” delle persone. Lo stesso autore, in un post successivo, ha ricordato come nel libro avesse già detto “tutto” sulla sua visione del poker e della posizione “under the gun”, a testimonianza del fatto che per lui la narrativa è stata anche un modo per fissare una filosofia personale del rischio.

Dal punto di vista bibliografico, La ricerca della costante è un titolo peculiare: edizione Aliberti Castelvecchi, due marchi in copertina, collocato in catalogo come romanzo ma promosso con un sottotitolo quasi saggistico (“il primo romanzo italiano sul poker”), privo di ristampe note. Oggi il volume risulta fuori catalogo; le principali librerie online lo segnalano come esaurito e, al momento, non compaiono copie né nel nuovo né nell’usato comune, né su eBay né su altri marketplace generalisti. Non siamo davanti a una rarità antica, ma a un caso di contemporaneo raro per scarsità di circolazione: tiratura non enorme, un pubblico di nicchia, nessun recupero in collana, e una figura di autore che nel frattempo si è spostata su altri terreni.

 

E per il cacciatore di libri?

Per il cacciatore di libri, questo significa che La ricerca della costante è un oggetto da tenere d’occhio. Il valore economico attuale è difficile da fissare, proprio perché non ci sono transazioni recenti visibili; il suo interesse sta piuttosto nella combinazione fra tema (poker, gioco, azzardo), autore controverso, doppio marchio editoriale e assenza dal mercato. Un esemplare in buono stato, soprattutto se proveniente da una prima tiratura e con dedica o provenienza significativa, potrebbe diventare un pezzo interessante in una collezione di letteratura sul gioco, di libri sul poker, o di titoli legati alla storia della comunicazione e della politica italiana contemporanea.

In prospettiva, il libro è anche una testimonianza di come il poker sia entrato nella narrativa italiana di inizio anni Duemila non solo come elemento di costume, ma come dispositivo narrativo centrale, in grado di generare romanzi che cercano nel gioco una metafora del rapporto fra individuo e caso, fra libertà e rischio, fra calcolo e destino. In questo senso, anche al di là dell’autore, La ricerca della costante merita di essere tenuta in memoria come uno dei primi tentativi consapevoli di costruire un romanzo italiano che prenda il poker sul serio, sia come gioco sia come struttura di pensiero.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

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