"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

La parola fine. Diario di un suicidio

Titolo: La parola fine. Diario di un suicidio. Autrice: Roberta Tatafiore. Editore: Rizzoli. Luogo di pubblicazione: Milano. Anno: 2010. Collana: “Saggi italiani”. ISBN: 9788817039925. Pagine: 149, secondo alcune schede commerciali; circa 150 secondo le recensioni dell’epoca.

 

Si tratta di un’edizione postuma, pubblicata a circa un anno dalla morte dell’autrice. Il libro raccoglie il diario scritto da Tatafiore fra il 1° gennaio e il 31 marzo 2009, nei mesi che precedettero il suicidio. L’opera fu pubblicata da Rizzoli con il titolo La parola fine, mentre il sottotitolo, Diario di un suicidio, chiarisce immediatamente la natura del testo.

La ricerca su OPAC SBN non evidenzia ristampe italiane successive alla pubblicazione Rizzoli del 2010. Questo dato è importante: non siamo semplicemente davanti a un libro momentaneamente esaurito, ma a un volume del quale, almeno secondo il catalogo bibliografico nazionale, risulta una sola edizione italiana identificabile.

 

Chi è stata Roberta Tatafiore

Roberta Tatafiore nacque a Foggia nel 1943 e morì a Roma nel 2009. Fu giornalista, scrittrice, traduttrice, femminista e studiosa dei rapporti fra corpo, sessualità, politica e potere. A Roma partecipò alla fondazione del Centro culturale e Università delle donne “Virginia Woolf” e collaborò con la rivista Noi donne. La sua attività si concentrò sulla condizione femminile, sulla rappresentanza politica, sulla sessualità e sulla prostituzione.

Nel 1985 contribuì, insieme a Pia Covre e Carla Corso, alla nascita della rivista Lucciola, espressione del movimento delle prostitute organizzate. Da questo interesse derivarono libri come Sesso al lavoro: da prostitute a sex-worker e De bello fallico. Tatafiore fu una figura spesso scomoda anche all’interno del femminismo, perché difendeva l’autonomia individuale e rifiutava interpretazioni rigide delle scelte delle donne.

Questa lunga riflessione sull’autodeterminazione costituisce il retroterra ideale di La parola fine. Il diario non nasce infatti da un interesse improvviso per la morte, ma da un percorso intellettuale nel quale libertà, corpo e diritto di decidere per sé avevano già avuto un ruolo centrale.

 

Il contenuto del libro

Il diario documenta la progressiva preparazione della morte. Tatafiore annota pensieri, ricordi, rapporti personali e riflessioni sul futuro, trasformando gli ultimi mesi della propria vita in una narrazione consapevole.

Il testo non è un manuale sul suicidio e non propone una teoria generale della morte volontaria. È una testimonianza individuale, legata alla storia e alla personalità dell’autrice. Per questo non può essere separata dalle sue condizioni concrete, dalla sua biografia e dalla particolare visione della libertà che Tatafiore aveva maturato nel corso degli anni.

La scrittura è al tempo stesso diario, documento privato e composizione letteraria. L’autrice non si limita a lasciare una lettera d’addio, ma costruisce una riflessione articolata sul proprio congedo. Il tempo quotidiano diventa una struttura narrativa: ogni pagina aggiunge un elemento all’elaborazione della decisione.

Le recensioni dell’epoca definirono il libro una “composizione di una morte”, espressione che sintetizza bene la natura dell’opera. Il lettore assiste non soltanto al racconto di una morte già avvenuta, ma alla rappresentazione della sua preparazione. I temi principali sono la solitudine, la vecchiaia, il corpo, l’autonomia, il rapporto con gli amici, la paura della perdita di controllo e il desiderio di non essere trasformata dagli altri in una figura diversa da quella che l’autrice aveva scelto di essere.

 

Un libro sul confine fra libertà e morte

Il tema centrale è il rapporto fra suicidio e autodeterminazione. Tatafiore presenta la propria scelta come un atto di libertà, ma il libro non risolve il problema in senso generale. La prospettiva è quella di una singola persona e non può diventare una giustificazione universale. Proprio questa ambivalenza ha reso l’opera controversa. Da un lato, alcuni lettori hanno riconosciuto il diritto dell’autrice di raccontare e rivendicare la propria scelta; dall’altro, è stato osservato che nessuna decisione estrema può essere separata completamente dalla sofferenza, dalla solitudine e dai condizionamenti personali e sociali.

Il valore culturale del libro sta nella capacità di mantenere aperta questa tensione. Tatafiore non scrive soltanto della morte, ma della possibilità di progettare il proprio ultimo atto e del modo in cui la società interpreta le decisioni delle donne. Da un punto di vista letterario, il volume appartiene alla tradizione dei diari estremi e delle scritture testamentarie. Il lettore sa che ogni pagina è stata scritta nella consapevolezza della propria futura lettura. Ne deriva una particolare tensione fra intimità e costruzione pubblica, fra documento personale e opera destinata a un pubblico.

 

La pubblicazione postuma

Tatafiore concluse il diario il 31 marzo 2009 e lo affidò a un gruppo di amici, definito un “comitato amicale”. Morì il 14 aprile dello stesso anno. Il testo venne pubblicato nel 2010, con una distanza temporale relativamente breve rispetto agli eventi narrati.

La pubblicazione postuma pone anche una questione etica: il diario era stato scritto per essere condiviso con persone scelte, ma venne successivamente destinato a un pubblico molto più ampio. Tuttavia, la presenza di una volontà di conservazione e trasmissione del testo distingue il libro da una ricostruzione biografica basata su appunti casuali.

Il fondo Roberta Tatafiore, donato dalla sorella Bruna ad Archivia, comprende carte, libri, articoli, appunti, bozze, riviste e materiali di lavoro. La documentazione conferma l’importanza dell’autrice nella storia del femminismo italiano e permette di leggere La parola fine come il momento conclusivo di un percorso intellettuale più ampio.

 

L’edizione tedesca

L’assenza di ristampe italiane rende particolarmente interessante la traduzione tedesca, pubblicata con il titolo Einen Tod entwerfen. Tagebuch eines Selbstmords, traducibile come “Progettare una morte. Diario di un suicidio”.

L’edizione in oggetto è una Deutsche Erstausgabe, cioè una prima edizione tedesca. Riporta l’ISBN 978-3-940524-09-6 ed è stata pubblicata dalla edition fotoTAPETA, editore indipendente con sede a Berlino e succursale a Varsavia. Il volume presenta una veste editoriale particolarmente curata, con fotografie in bianco e nero, progetto grafico, impaginazione e composizione di Gisela Kirschberg e disegno di copertina di Laura Gallucci.

La traduzione è di Andreas Rostek, che ha scritto anche la postfazione intitolata “Hotel 1900. Über eine Zeremonie des Abschieds”, cioè “Hotel 1900. Su una cerimonia d’addio”. Il libro contiene inoltre un’introduzione di Stefania Georgi, intitolata “Sicher zwischen allen Stühlen – Roberta Tatafiore”, traducibile come “Saldamente fra tutte le sedie – Roberta Tatafiore”.

La scheda dell’editore presenta Tatafiore come una delle figure più originali del femminismo italiano, cofondatrice dell’Università delle donne di Roma, promotrice di una rivista legata al movimento delle prostitute e autrice di numerosi libri sulla sessualità e sul lavoro sessuale.

L’edizione tedesca risulta documentata nei cataloghi della Kurt Wolff Stiftung almeno dal 2014, con prezzo indicato di 12,80 euro, e compare ancora nei cataloghi degli anni successivi. Non è però una ristampa dell’edizione italiana: è una pubblicazione autonoma, con traduzione, apparati critici e progetto grafico propri.

Dal punto di vista collezionistico, la versione tedesca è interessante per tre ragioni. È la prima traduzione straniera facilmente documentabile; presenta apparati critici non contenuti nell’edizione Rizzoli; possiede una veste grafica più elaborata, con fotografie e contributi di Rostek e Georgi.

Non deve tuttavia essere utilizzata per sostituire l’edizione italiana. Per chi raccoglie i lavori della Tatafiore o la storia editoriale del libro, le due versioni sono complementari: la Rizzoli rappresenta l’edizione originale italiana, mentre Einen Tod entwerfen documenta la ricezione tedesca dell’opera.

 

Perché il libro è quasi introvabile

La ricerca continua dell’edizione italiana da parte di vari utenti dipende probabilmente da una combinazione di fattori. Il volume ha avuto una pubblicazione postuma, non sembra essere stato ristampato e appartiene a una collana saggistica che non garantisce necessariamente una lunga permanenza commerciale.

A differenza di altri libri contemporanei, La parola fine non ha avuto nuove edizioni economiche o una riedizione celebrativa facilmente rintracciabile. Le schede commerciali continuano a registrare l’ISBN, ma non mostrano una distribuzione regolare. Amazon presenta ancora il titolo e la descrizione editoriale, mentre altre librerie riportano la pubblicazione del 2010 senza indicare ristampe successive.

L’assenza di altre registrazioni sull’OPAC SBN rafforza l’ipotesi che la tiratura italiana non sia stata rinnovata. Non consente però di conoscere il numero effettivo delle copie stampate né di stabilire quante siano ancora conservate in biblioteche, collezioni private o magazzini. Il libro è difficile da sostituire con altre opere di Tatafiore. Gli altri titoli dell’autrice aiutano a comprendere il suo pensiero, ma La parola fine è l’unico diario degli ultimi mesi e l’unico testo costruito direttamente attorno alla preparazione della morte. Questa unicità aumenta la domanda presso studiosi del femminismo, ricercatori di scritture autobiografiche, lettori interessati al suicidio e collezionisti delle opere dell’autrice.

 

La copia su Vinted e la valutazione

La copia segnalata su Vinted (agosto 2026) è proposta a 200 euro, in condizioni dichiarate ottime. L’ISBN è corretto e corrisponde all’edizione Rizzoli del 2010. La cifra richiesta è molto alta rispetto al prezzo editoriale originario di 17 euro. L’esistenza di una sola copia pubblicamente visibile non dimostra che 200 euro siano il valore effettivo del libro: indica soltanto che l’offerta è, in quel momento, estremamente ridotta.

Il prezzo richiesto deve essere distinto dal prezzo realizzato. Senza una vendita conclusa a 200 euro non è possibile parlare di quotazione consolidata. Il venditore può avere fissato la cifra sulla base dell’assenza di concorrenti, della ricerca online o della consapevolezza che il libro non è più facilmente reperibile. Una valutazione prudenziale per una copia in buone condizioni potrebbe collocarsi fra 40 e 80 euro. Un esemplare in ottimo stato, con sovraccoperta integra e interno non letto, potrebbe raggiungere 80-120 euro. Una copia veramente nuova, con provenienza significativa o dedica autentica, potrebbe avvicinarsi a 150 euro.

I 200 euro richiesti rappresentano quindi un prezzo massimo e speculativo. Potrebbero essere accettabili soltanto per un acquirente particolarmente motivato, consapevole di pagare non solo il libro ma anche la scarsità momentanea delle copie disponibili. Il valore potrebbe aumentare in futuro se l’opera venisse ristampata in occasione di un anniversario, se Tatafiore fosse oggetto di una nuova stagione di studi o se l’edizione tedesca contribuisse a riaccendere l’interesse internazionale. Una ristampa italiana, al contrario, ridurrebbe il valore di scarsità della copia comune, lasciando però intatto l’interesse della prima edizione Rizzoli.

 

Considerazioni per il collezionista

La sovraccoperta originale è un elemento decisivo. Molte copie dei libri contemporanei vengono conservate senza sovraccoperta oppure la perdono durante la lettura. Una copia priva di sovraccoperta può rimanere interessante, ma non dovrebbe essere valutata come un esemplare perfetto. Devono inoltre essere esclusi sottolineature, timbri di biblioteca, ex libris non dichiarati, macchie d’umidità, pagine ingiallite in modo anomalo, abrasioni sul dorso e segni troppo evidenti di lettura.

L’edizione tedesca è un’aggiunta importante per una collezione specializzata. Il suo ISBN è 9783940524096 e il titolo completo è Einen Tod entwerfen. Tagebuch eines Selbstmords. Come già accennato, la presenza degli apparati di Andreas Rostek e Stefania Georgi la rende bibliograficamente autonoma e non una semplice traduzione commerciale.

 

 

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