A Special Wild: il libro fantasma nascosto dentro Lewis Capaldi
«Non è necessario dire tutto e subito, vi pare? La suspense è necessaria nella vita.»
J. B. Mitchell, Farò dimagrire Lewis Capaldi
Farò dimagrire Lewis Capaldi. Il ragazzo di Whitburn visto da una sua fan è uno di quei libri che, se non ci si ferma a guardarlo con un po’ di attenzione, rischiano di passare senza lasciare traccia. Pubblicato nel maggio 2021 e firmato da J. B. Mitchell, si presenta per quello che sembra essere: il libro di una fan dedicato a Lewis Capaldi, allora all’apice della popolarità internazionale dopo il successo travolgente di Someone You Loved.
Eppure sono bastate poche pagine, e soprattutto un’occhiata al frontespizio, perché cominciasse a sorgere qualche domanda. Poi le domande sono diventate parecchie. La copertina rosa, il titolo volutamente provocatorio e il sottotitolo dichiarano apertamente la natura dell’operazione: Lewis Capaldi visto da una sua fan. Ed effettivamente è così. O almeno, questa è la prima impressione.
Un titolo che sembra arrivare direttamente dagli anni Ottanta
Il titolo merita subito qualche attenzione. L’autrice racconta infatti che il libro avrebbe dovuto chiamarsi Il ragazzo dagli occhi tristi.
«Sì, così lo avevo scelto. Lo dico a un certo punto: il pop triste di Lewis Capaldi è il motivo principale per il quale ho scritto il presente libro. Poi qualcuno ha deciso diversamente. E va bene così, il marketing è sacro, no?»
Mitchell si augura persino che Capaldi possa perdonarle «l’allusione poco simpatica al suo fisico». Ma c’è qualcosa di curiosamente familiare in quel Farò dimagrire Lewis Capaldi.
Chi ha qualche anno sulle spalle, o frequenta da abbastanza tempo le bancarelle dell’usato, potrebbe ricordare immediatamente due piccoli fenomeni editoriali italiani degli anni Ottanta: Sposerò Simon Le Bon di Clizia Gurrado, uscito nel 1985, e Farò divorziare Simon Le Bon di Letizia Mottica, pubblicato l’anno seguente. La struttura è sorprendentemente simile: Sposerò Simon Le Bon – Farò divorziare Simon Le Bon – Farò dimagrire Lewis Capaldi.
Un verbo al futuro in prima persona, un’azione improbabile e il nome di una popstar britannica. Non è sufficiente per parlare di citazione o di omaggio. Ma la coincidenza diventerà più interessante andando avanti.
“Tre titoli, due epoche, una curiosa formula editoriale”
Chi è J. B. Mitchell?
La domanda inizialmente sembra secondaria. Dopotutto, siamo di fronte a una fan che decide di dedicare un libro al proprio idolo. E la Mitchell dimostra di conoscere Lewis Capaldi in maniera impressionante. Non si limita ai dischi e alle informazioni biografiche più comuni. Guarda interviste, segue profili social, rintraccia vecchie esibizioni, ascolta cover, osserva vestiti e oggetti, ricostruisce amicizie e collaborazioni, legge i commenti sotto i video. Migliaia di commenti, sostiene.
Il risultato non è propriamente una biografia. È qualcosa di più strano: una lunghissima conversazione immaginaria con Capaldi, continuamente interrotta da ricordi personali, osservazioni, divagazioni, episodi quotidiani. A un certo punto la stessa Mitchell spiega di aver preferito scrivere «di getto», lasciando gli argomenti incompiuti per riprenderli successivamente. E confessa di aver trascurato, proprio per il libro, un blog che sembrerebbe avere lettori abituali:
«Qualche lettore mi sta scrivendo in privato. Mi fa piacere che si noti la mia assenza. Un ritardo di un giorno nel pubblicare quello che faccio, quello che c’è di nuovo, e subito la gente si preoccupa.»
Dunque J. B. Mitchell è anche una blogger, apparentemente già seguita prima della pubblicazione del libro. E qui nasce il problema. Di questa J. B. Mitchell, almeno fino a questo momento, non siamo riusciti a trovare una presenza riconducibile con certezza all’autrice del volume. Non significa che non esista. Significa esattamente ciò che abbiamo scritto: non siamo riusciti a trovarla. La cosa sarebbe meno interessante se Mitchell stessa non sembrasse divertirsi a rendere impossibile un suo identikit.
All’inizio del libro scrive:
«Che io sia un liceale, un giovane uomo, una ragazza che beve succo d’arancia o una tipa magari un po’ più grande, le cose non cambiano molto.»
E poco dopo precisa:
«I riflettori non devono essere puntati su di me.»
Maschio o femmina? Giovane o meno giovane? Mitchell sembra dirci esplicitamente: non cercatemi. Naturalmente, per un cacciatore di libri, è quasi un invito a fare esattamente il contrario.
“Una delle poche tracce online contemporanee all’uscita del libro”
La pagina Facebook creata in coincidenza con la pubblicazione presenta il libro, ne pubblicizza la disponibilità su Amazon e ribadisce il metodo di lavoro: decine e decine di videointerviste, cover ascoltate, commenti letti. Ma non ci conduce a una biografia dell’autrice. E soprattutto non ci prepara a quello che troviamo aprendo il libro.
Un originale inglese che non si trova
Il frontespizio contiene due righe apparentemente normalissime:
Titolo originale: Lewis Capaldi – A Special Wild
Traduzione di Emilio Franceschini
La prima edizione viene indicata nel maggio 2021. Dunque il libro che abbiamo tra le mani sembrerebbe essere una traduzione italiana. A questo punto abbiamo cercato l’originale.
British Library, Library of Congress, WorldCat, ViaLibri, AbeBooks, BookFinder, Euro-book: nelle ricerche effettuate non è emersa alcuna evidenza bibliografica convincente di un’edizione inglese intitolata Lewis Capaldi – A Special Wild, firmata J. B. Mitchell.
Attenzione: non possiamo dimostrare che tale edizione non sia mai esistita. Possiamo soltanto dire che, al momento, non siamo riusciti a trovarla nei principali cataloghi e circuiti bibliografici consultati. C’è però un problema ancora più curioso.
Titolo originale: Lewis Capaldi – A Special Wild” e “Traduzione di Emilio Franceschini”
Prendiamo il presunto titolo originale: A SPECIAL WILD. E prendiamo il nome del cantante: LEWIS CAPALDI
Sono esattamente le stesse lettere. A SPECIAL WILD è l’anagramma perfetto di LEWIS CAPALDI. Nessuna lettera aggiunta. Nessuna lettera eliminata. A questo punto la ricerca cambia natura. Forse non stiamo più cercando semplicemente un’edizione inglese difficile da rintracciare. Forse qualcuno ci sta proponendo un gioco. O prendendo in giro.
Il traduttore fantasma
Rimane il secondo nome del frontespizio: Emilio Franceschini. Ed è qui che il piccolo mistero editoriale diventa decisamente più interessante. Quel nome non è del tutto sconosciuto a chi si occupa di storia dell’editoria italiana. Emilio Franceschini compare infatti come traduttore in una vicenda bibliografica legata a un’edizione italiana del Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, dietro la quale è stata ricostruita la presenza di una vecchia traduzione anonima. In altre parole, Franceschini è già un nome associato a un traduttore problematico, se non fantasma, nella storia editoriale italiana. E adesso ricompare nel 2021 come traduttore di un originale inglese che non riusciamo a trovare e il cui titolo è, incidentalmente, l’anagramma esatto del nome del protagonista. Le coincidenze cominciano a essere parecchie.
Potremmo fermarci qui e considerare A Special Wild una semplice trovata scherzosa. Ma la Mitchell non ce lo permette. Perché quasi all’ultima pagina saluta i lettori invitandoli a ripensare ai giorni trascorsi insieme leggendo il libro dedicato al:
«nostro “speciale selvaggio” del Lothian dell’ovest.»
Speciale selvaggio. A Special Wild. Il presunto titolo originale ricompare dunque alla fine del libro, tradotto quasi letteralmente in un italiano piuttosto innaturale. L’anagramma sembra chiudersi ad anello.
Allora è tutto inventato? No
A questo punto la tentazione è evidente. J. B. Mitchell non esiste. Il libro inglese non esiste. Il traduttore non esiste. È tutto una costruzione. Sarebbe una soluzione bellissima. Ed è probabilmente sbagliata. Perché c’è almeno una cosa in questo libro che appare straordinariamente autentica: la passione di chi lo ha scritto per Lewis Capaldi. La Mitchell possiede una conoscenza dell’artista difficilmente improvvisabile. Non soltanto canzoni e date. Si inoltra nei dintorni della carriera di Capaldi, ricostruisce vecchie esibizioni, musicisti, locali, cover, playlist, interviste televisive e radiofoniche, amicizie, abitudini, cibi, vestiti, valigie, battute ricorrenti e alter ego.
Legge una quantità impressionante di commenti sotto i video e ne riporta alcuni, attribuendoli – senza errori – ai rispettivi utenti. Arriva a ricostruire concerti precedenti alla fama, gli artisti per i quali Capaldi aveva aperto, luoghi e date. Non sembra il lavoro di un biografo musicale tradizionale. Sembra la cronologia di navigazione di una persona. Una persona che per mesi deve aver digitato Lewis Capaldi su Google, YouTube, Instagram e Twitter, passando da un’intervista a un’altra, da un commento a una cover, da un locale scozzese a una vecchia esibizione.
C’è poi un dato cronologico da non dimenticare. Siamo nel maggio 2021. Non esisteva ancora per il pubblico di massa l’intelligenza artificiale generativa testuale come la conosciamo oggi. Quelle oltre 170 pagine presuppongono quindi un consistente lavoro umano di ricerca, selezione e scrittura. Qualcuno si è preso davvero la briga di conoscere Lewis Capaldi. E probabilmente gli piaceva davvero.
Mitchell lo dice, quasi involontariamente, in una frase che potrebbe essere la chiave psicologica dell’intero libro:
«Anch’io, ora che ci penso, non ho mai conosciuto Lewis. E quindi… so tutto su di lui. Ovvio. Funziona così.»
È la perfetta definizione del fandom nell’epoca dei social: conoscere minuziosamente una persona che non si è mai incontrata. Per questo l’ipotesi più affascinante non è che qualcuno abbia inventato una fan di Lewis Capaldi. È quasi il contrario. La fan potrebbe essere autentica. J. B. Mitchell potrebbe non esserlo.
Riuniamo i sospettati nella stessa stanza
Arrivati a questo punto possiamo fare ciò che avviene alla fine di ogni buon giallo. Riunire tutti i sospettati. Non abbiamo l’assassino da indicare. Ma forse possiamo tracciare il suo identikit. Chi ha scritto Farò dimagrire Lewis Capaldi conosce molto bene l’italiano. Nel testo compaiono costruzioni, modi di dire e riferimenti perfettamente naturali per un lettore italiano. L’autore conosce inoltre una cultura pop che non comincia affatto con Capaldi.
Star Trek, Star Wars, David Bowie, George Michael, Prince, Amy Winehouse, Beatles, Queen, ABBA convivono tranquillamente con Dua Lipa, Niall Horan, Ed Sheeran e lo stesso Capaldi.
Non è una prova anagrafica. Un ventenne può conoscere perfettamente Bowie e Prince. Ma l’insieme lascia talvolta l’impressione di un adulto che osserva la cultura dei più giovani, piuttosto che di qualcuno che vi appartiene completamente. Mitchell scrive, per esempio:
«I giovani vogliono poter vedere coi loro occhi, non con gli occhi di qualcun altro.»
Il blog sembra inoltre essere il suo ambiente naturale. Dice di averlo portato avanti per anni, di avere qualche migliaio di utenti e di pubblicare con tale regolarità che un solo giorno di assenza provoca messaggi privati dei lettori. L’ipotesi di una persona non giovanissima nel 2021, forse grosso modo fra i 35 e i 50 anni, rimane soltanto questo: un’ipotesi. Ma ci riporta curiosamente agli anni Ottanta di Sposerò Simon Le Bon e Farò divorziare Simon Le Bon.
E poi c’è il sesso dell’autore. Mitchell scrive prevalentemente al femminile. Eppure, in una divertente scena immaginaria nella quale si trova al pub con Lewis Capaldi e Niall Horan, a poche righe di distanza accade qualcosa.
Prima:
«Mi sono messa d’accordo con Lewis…»
Poco dopo:
«io nel frattempo sono andato a prendere l’auto…»
Un refuso? Probabilmente potrebbe esserlo. Un lapsus? Possibile. La traccia involontaria di un autore maschio che per un istante dimentica la voce femminile dietro la quale sta scrivendo? Affascinante. Ma non dimostrabile.
“Un semplice refuso o qualcosa di più? Non abbiamo elementi sufficienti per stabilirlo”
C’è infine un ultimo piccolo gruppo di persone invisibili. Mitchell dice che «qualcuno» ha deciso di cambiare il titolo del libro. Sulla copertina compare The Chronicles, ma l’ISBN 9798504808949 riconduce il volume al circuito di autopubblicazione Amazon KDP. E nella nota finale l’io dell’autrice diventa improvvisamente un plurale editoriale:
«Si è cercato di citare i nomi giusti dei brani […] e ci scusiamo in partenza se qualcosa fosse andato storto.»
Poi torna la firma: J. B. Mitchell. Chi sono gli altri? Non lo sappiamo.
L’identikit di J. B. Mitchell
Ed eccoci nella stanza. Cerchiamo una persona che nel 2021 era probabilmente adulta, forse più vicina ai quaranta che ai venti, con una lunga familiarità con Internet e con il mondo dei blog. Una persona che possiede una cultura pop precedente all’era di Instagram e TikTok ma che sa muoversi perfettamente fra YouTube, Twitter e i social contemporanei. Qualcuno che scrive con grande naturalezza in italiano e che potrebbe conoscere abbastanza bene certe curiosità dell’editoria italiana da sapere chi fosse Emilio Franceschini.
Qualcuno che potrebbe persino ricordare quella stagione editoriale nella quale una ragazza voleva sposare Simon Le Bon e un’altra prometteva di farlo divorziare. Non sappiamo se sia un uomo o una donna. Non sappiamo dove viva. Non sappiamo quale fosse il blog che dice di aver tenuto per anni. Non sappiamo neppure con certezza se J. B. Mitchell sia uno pseudonimo.
Ma una cosa sembra molto più probabile delle altre. Quella persona era davvero una fan di Lewis Capaldi. Forse una fan insolita. Forse più adulta di quanto il lettore immaginerebbe. Forse italiana. Forse una persona che, terminato un lavoro autenticamente appassionato sul cantante scozzese, ha deciso di divertirsi costruendo attorno al libro una piccola architettura bibliografica fatta di identità sfuggenti, editori apparenti, traduttori fantasma e titoli che sono anagrammi.
Oppure stiamo sbagliando tutto. È questo il bello. Perché A Special Wild continua a essere composto esattamente dalle lettere di Lewis Capaldi. Emilio Franceschini continua a trovarsi sul frontespizio. L’edizione inglese continua a sfuggirci. E J. B. Mitchell continua a non dirci chi è.
Forse aveva ragione fin dall’inizio:
«Non è necessario dire tutto e subito, vi pare? La suspense è necessaria nella vita.»
Non abbiamo scoperto chi è J. B. Mitchell. Ma ormai sappiamo abbastanza bene chi stiamo cercando.
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