"la strada percorsa per trovare un libro è il vero scopo della ricerca"

 

Il medico che riconobbe Michelangelo

 

«Per ora guardi le figure immortali, poi capirà il resto». Nel 1937 Francesco La Cava scrive queste parole sul risguardo di un proprio libro, destinato ad Anna Rita, una bambina appena uscita da una grave malattia. Il medico le regala un saggio pubblicato dodici anni prima: Il volto di Michelangelo scoperto nel Giudizio finale. Un dramma psicologico in un ritratto simbolico, uscito a Bologna presso Nicola Zanichelli nel 1925.

È il libro nel quale La Cava presenta la scoperta che avrebbe associato il suo nome alla Cappella Sistina: il riconoscimento dell’autoritratto di Michelangelo nel volto della pelle scorticata tenuta in mano da san Bartolomeo.

L’esemplare con dedica è stato raccontato da Pino Colosimo nel volume I nostri libri: cento collezionisti e i loro tesori, a cura di Simone Berni, Edizioni SO, 2024, pp. 217-218. Da quella testimonianza, e dalle fotografie del volume, prende avvio questa ricostruzione.

 

Una scoperta davanti all’affresco

Nel maggio 1923, durante una visita alla Sistina, La Cava osserva il Giudizio universale e riconosce un volto familiare in un particolare della composizione. San Bartolomeo mostra il coltello del proprio martirio e sostiene la pelle dalla quale è stato privato. Il viso che compare su quella spoglia gli sembra quello di Michelangelo.

La figura del santo e il volto sulla pelle presentano fisionomie differenti. È su questa discrepanza che si concentra l’osservazione del medico. La lettera scientifica A Doctor Discovers Michelangelo’s Self-Portrait in San Bartholomew’s Flayed Skin in the Sistine Chapel, pubblicata nel Journal of Medicine and Life, XI, 3, 2018, pp. 257-258, ricorda il riconoscimento e richiama il confronto con i ritratti conosciuti dell’artista. Il suo unico riferimento bibliografico è proprio il libro Zanichelli del 1925.

La Cava impiega circa due anni a studiare e a preparare la pubblicazione. La scoperta pone una domanda che va oltre la somiglianza: perché Michelangelo avrebbe affidato la propria immagine a una pelle svuotata del corpo?

 

Chi era Francesco La Cava

La Cava era nato a Careri, nel Reggino, il 26 maggio 1876. Aveva una formazione classica, si era laureato in medicina a Napoli nel 1902 e aveva esercitato a Bovalino, occupandosi anche di malattie tropicali. Dopo il servizio militare durante la guerra si stabilì a Roma. La voce di Pantaleone Andria nel Dizionario biografico della Calabria contemporanea, pubblicato online dall’ICSAIC, ricorda il suo lavoro di medico e gli interessi umanistici. Conferma inoltre il legame con Mario La Cava: lo scrittore era suo nipote, figlio del fratello Rocco.

È un dettaglio che torna nella storia dell’esemplare. Colosimo, collezionista di autori calabresi, racconta di essere stato incuriosito proprio dal cognome stampato sulla copertina. Il volume gli fu donato nel 2019 da Margherita, nella cui biblioteca lo aveva notato. La vicenda è riferita nel contributo a I nostri libri, senza che occorra attribuirle provenienze anteriori non documentate.

 

Il libro della scoperta

Il volto di Michelangelo scoperto nel Giudizio finale esce nel 1925, anno del quattrocentocinquantesimo anniversario della nascita dell’artista. Il titolo annuncia subito il risultato della ricerca; il sottotitolo, Un dramma psicologico in un ritratto simbolico, precisa l’ambizione dell’autore.

 

La Cava vuole interpretare il significato di quella presenza nell’affresco. Il riconoscimento fisionomico costituisce il punto di partenza di uno studio sull’artista e sulle ragioni che potrebbero averlo indotto a rappresentarsi in quella forma. La scheda di SBN registra l’edizione N. Zanichelli, 1925, di 67 pagine. Nell’indice parzialmente consultabile compaiono il confronto con i ritratti di Michelangelo e una sezione dedicata ai suoi caratteri psicologici. Sono indicazioni sufficienti a riconoscere il percorso del saggio, anche senza disporre qui della riproduzione integrale di tutte le pagine.

Per chi cerca libri legati a una scoperta, questo è il volume da individuare: la pubblicazione del suo stesso autore, uscita a breve distanza dall’osservazione nella Sistina. Le successive ricostruzioni aiutano a seguirne la fortuna, mentre il saggio conserva il modo in cui La Cava scelse di esporre e sostenere la propria tesi.

 

Le tavole per accompagnare il lettore

La copertina dell’esemplare fotografato è sobria: fondo chiaro, cornice rossa, titolo in rosso e nero, marca editoriale e indicazione di quattro tavole fuori testo.

Due sono documentate nelle immagini disponibili. La Tavola II, intitolata Il Giudizio Finale. S. Bartolomeo e S. Giacomo, presenta il gruppo dell’affresco. La Tavola III restringe il campo alla pelle di san Bartolomeo col volto di Michelangelo.

La sequenza permette al lettore di orientarsi nella composizione e poi esaminare il particolare discusso. In un libro di dimensioni contenute, queste riproduzioni offrono un riscontro essenziale all’argomentazione. La didascalia della terza tavola espone già l’identificazione proposta dall’autore. Le fotografie mostrano anche la differenza fra quelle riproduzioni in bianco e nero e la veduta a colori dell’affresco che oggi siamo abituati a consultare. Il lettore del 1925 aveva davanti queste immagini, con la loro resa dei contrasti e dei dettagli.

 

Gli studi e il confronto con Steinmann

Nella ricostruzione biografica di Piero Leone, Francesco La Cava. La dimensione/uomo di uno scienziato umanista calabrese del primo Novecento, pubblicata nel 1978 e riproposta sul sito SBTI, si raccontano le ricerche condotte dal medico e la frequentazione della Biblioteca Hertziana, diretta da Ernst Steinmann.

Secondo Leone, Steinmann preferì conoscere la scoperta soltanto dopo la pubblicazione, avvertendo La Cava del rischio di un errore. Lo stesso testo riferisce che il 19 maggio 1925 il medico gli lasciò una copia del libro e ricevette poi una risposta favorevole. Leone ricorda anche una lettera di Romain Rolland, del maggio 1927, nella quale il biografo di Michelangelo esprimeva meraviglia per il riconoscimento. Si tratta di testimonianze riportate nella biografia, da distinguere dalla consultazione diretta degli originali delle lettere.

Questi passaggi restituiscono la situazione in cui nacque il volume: La Cava sottoponeva agli specialisti una proposta maturata fuori dalla loro professione, dopo un periodo di ricerca del quale sentiva la responsabilità.

 

Il riconoscimento e la sua interpretazione

Oggi l’identificazione appartiene alla presentazione corrente dell’affresco. Nella pagina dedicata al Giudizio universale, i Musei Vaticani descrivono san Bartolomeo con la propria pelle, «in cui si suole ravvisare l’autoritratto di Michelangelo». La stessa scheda colloca l’esecuzione della composizione fra il 1536 e il 1541. Resta più difficile stabilire il significato esatto di quell’autoritratto. Lo stesso contributo del Journal of Medicine and Life del 2018 osserva che l’intenzione dell’artista non è conosciuta con certezza.

Il sottotitolo scelto da La Cava va letto in questa prospettiva. Il “dramma psicologico” è la chiave interpretativa proposta dal medico. È parte della storia del libro e del suo autore; non occorre trasformarla in una spiegazione definitiva delle intenzioni di Michelangelo.

 

Il dono ad Anna Rita

Dodici anni dopo la pubblicazione, La Cava sceglie una copia del proprio saggio per una giovane paziente. Sul risguardo scrive:

«Ad Anna Rita, deliziosa bambina, nel giorno del suo onomastico, che la vede uscita fuor del pelago di una grave malattia, perché si ricordi del suo medico. Per ora guardi le figure immortali, poi capirà il resto….. affettuosamente F. La Cava. Roma nel giorno di S. Anna ’37».

La data è affidata alla ricorrenza religiosa. La dedica ricorda la guarigione e lascia alla bambina un compito adatto alla sua età: guardare le figure. La lettura del saggio potrà venire dopo.

Colosimo aveva trascritto questo messaggio nel suo contributo a I nostri libri, pp. 217-218; la fotografia consente di leggere «deliziosa», correggendo «religiosa» nella nota di partenza. Non conosciamo il cognome di Anna Rita né le successive vicende della copia.

L’esemplare conserva così un secondo motivo d’interesse, accanto alla storia della scoperta. Il medico che aveva riconosciuto Michelangelo nell’affresco torna alla propria professione nelle poche righe scritte per una paziente. E il suo libro, pensato per discutere un problema di storia dell’arte, diventa anche un regalo da sfogliare durante la convalescenza.

 

Disponibilità e valutazioni sul mercato antiquario

Nella ricerca effettuata l’8 novembre 2026  su Vialibri non compaiono copie dell’edizione Zanichelli del 1925; l’unico risultato riguarda il diverso volume Un medico alla ricerca della verità, pubblicato da Minerva Medica nel 1977. Anche lo storico eBay degli ultimi tre anni consultato non restituisce risultati da segnalare. Il libro era però presente nei cataloghi antiquari a prezzi accessibili: nelle schede Maremagnum esaminate, fra il 2009 e il 2021, le richieste per copie senza particolarità segnalate si collocavano prevalentemente fra 9 e 18 euro. Si incontrano inoltre esemplari con dedica dell’autore a 22-24 euro e una copia – all’apparenza eccezionale, per interesse – con invio a Duilio Cambellotti, proposta da Bacbuc nel 2014 a 45 euro. Sono prezzi richiesti dai librai, senza conferma dell’effettiva vendita. L’attuale assenza dai risultati consultati non permette di attribuire al volume una nuova quotazione: documenta una momentanea difficoltà di reperimento per un titolo che, almeno nelle offerte storiche rintracciate, rimaneva alla portata di molti collezionisti.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

 

Questo sito web partecipa al Programma di affiliazione eBay e potrebbe percepire benefit fornendo collegamenti ai prodotti sui siti regionali di eBay.

Tag

Aste

sempre aggiornate

Tolkien

Harry Potter

stephen king

Dracula

R. R. Martin

Futurismo

BIBLIOFILIA

Occasioni

In Scadenza

Altri articoli sul Blog

Le frontiere della critica (1972) di Sergio Pautasso con dedica a Salvatore Comes

Un grande saggio di un grande protagonista dell’editoria italiana della seconda metà del ‘900, con una dedica speciale, al poeta Salvatore Comes (1919 – 1973).

“Stati d’animo disegnati” di Giuseppe Steiner (Edizioni futuriste di poesia, 1923): poesia parolibera futurista

Presente in sole tre biblioteche italiane, un pezzo davvero raro di poesia parolibera futurista, “Stati d’animo disegnati”, di Giuseppe Steiner (Edizioni futuriste di Poesia, 1923), in asta su Catawiki.

“L’architettura della città” di Aldo Rossi (Marsilio, 1966), il libro cult dell’urbanistica moderna

L’architettura della città, pubblicata nel 1966, ha avuto una straordinaria fortuna: tradotta in quasi tutte le lingue europee, è stata base di studio e di discussioni nelle scuole d’Europa e d’America. In America poi ha trovato una larga fortuna.

Pavel Apletin, ecco come un fotografo contemporaneo russo vede l’Italia nel 2020: una sua opera in 50 esemplari che non si trova più

In attesa che Pavel Apletin diventi uno dei più grandi nomi della fotografia contemporanea, è necessario fare incetta delle sue “edizioni limitate”: per esempio una delle 50 copie di “Italy in motion and in calm” (2020) che parla dell’Italia e delle sue due facce. In effetti, sta già scomparendo.