"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Il destino del romanzo unico: da “Cime tempestose” a “Il fiore del deserto”

 

di Livio Codato

 

Ci sono scrittori che esauriscono la loro vena romanzesca in una sola opera, a volte un vero e proprio capolavoro. Magari scriveranno altro (poesie, saggi, racconti), ma un unico romanzo. Per limitarci ai casi più famosi degli ultimi due secoli, Emily Bronte nel 1847 dà alle stampe Cime tempestose; Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray nel 1899; Elias Canetti pubblica Auto da fé nel 1935; l’anno dopo, Margaret Mitchell esce con Via col vento; nel 1952 Ralph Ellison pubblica L’uomo invisibile; Boris Pasternak Il dottor Zivago nel 1957; nel 1958 esce Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa; Sylvia Plath nel 1963 pubblica La campana di vetro.

 

Naturalmente abbiamo lasciato in fondo il nostro più grande romanziere, Alessandro Manzoni, il quale lavorò al suo straordinario e unico romanzo, I Promessi sposi, per vent’anni, dal Fermo e Lucia tra il 1821 e il 1823, all’edizione ventisettana e finalmente a quella detta “quarantana”. Quindi non “un” romanzo ma “il” romanzo. La stessa sorte di tutti questi scrittori toccò ad Alfredo Ferrero (niente di paragonabile ai grossi calabri di cui sopra, intendiamoci), uno sconosciutissimo contemporaneo di Emilio Salgari, di cui non si sa nulla nel modo più assoluto, se non che pubblicò nel 1897 Il fiore del deserto. Avventure straordinarie di un Italiano e di un Tedesco nell’Africa Orientale, per i tipi di A. Donath di Genova, con 19 disegni e copertina di Giuseppe Gamba, ma soprattutto con l’incoraggiante prefazione di Emilio Salgari.

La casa editrice Donath è la stessa che pubblicò tutti i primi romanzi di Salgari per dodici anni, prima che lo scrittore veronese passasse alla Bemporad: I misteri della jungla nera, 1895; I pirati della Malesia,1896; Le due tigri, 1904; Il Re del Mare, 1906; Alla conquista di un impero, 1907. Il romanzo di Ferrero di 350 pagine, alquanto ricco di improbabili e indigeribili avventure anche per un lettore coriaceo, conobbe due altre edizioni di Donath, quelle del 1899 e 1907 (quest’ultima con copertina di L. Dalmonte) e una Vallardi del 1931 con 3 disegni in più.

Ci dispiace per il volenteroso autore ma, più che il romanzo, è interessante la prefazione di Salgari:

Ecco un libro di viaggi e di avventure che, al pari di tutti quelli appartenenti a questo genere, avrà di certo una buona accoglienza fra la gioventù avida di emozioni e d’istruzione. Il FERRERO è un autore nuovo, è alle prime armi, ma con questo “Fiore del deserto” dimostra una conoscenza non comune e che molti scrittori di cose africane potrebbero invidiargli. Campo di queste strane e commoventi avventure è la Somalia Italiana, questa vasta regione equatoriale, sottoposta alla nostra influenza, ma ancora imperfettamente conosciuta e, solo in parte, recentemente esplorata dal nostro valoroso capitano Bòttego. Strane vicende si seguono sulle sconfinate praterie della costa africana, sui monti aridi dell’interno, luoghi preferiti di trafficanti di carne umana, fra la cupa, gigantesca paurosa foresta dei djanti, sede delle feroci tribù dei Pigmei, che opposero fieri ostacoli a Stanley e alle sue genti, nell’ultimo e grandioso viaggio attraverso l’Africa, e fra le bellicose e selvagge tribù dei samburn del misterioso lago di Naebor. Zoe, la gentile fidanzata del valoroso Roberto, rapita dagli arabi della costa e destinata ad un orribile sacrificio; Serenius, l’infallibile cacciatore bavarese; suor Anna, la modesta monaca perduta nelle solitudini delle regioni equatoriali e Uallet, il piccolo ed affezionato schiavo africano: ecco gli eroi di queste avventure sulla terra della Somalia Italiana. I lettori che si dilettano di questo genere di lavori istruttivi, i quali interessano senza nuocere, sono certissimo che faranno ottima accoglienza a questo nuovo autore che, dalle rive del Nilo, attende impaziente il giudizio del buono ed intelligente pubblico“.

La frase finale di Salgari lascia intendere che Alfredo Ferrero fosse di stanza in Africa (Egitto, o Etiopia, o Sudan) e quindi conoscesse molto bene quei territori, come attesta, peraltro, una sua pubblicazione che abbiamo scovato, un opuscolo di 90 pagine, presente in una sola biblioteca del sistema nazionale: Sul nuovo Protettorato Italiano in Africa: (Costa dei Somali). Note geografiche, coloniali e commerciali, con cinque incisioni e una carta del paese dei Somali, Genova, Stabilimento Tipo-Litografico dell’Annuario d’Italia, 1890 , prezzo L. 2.50. La copertina illustrata alla maniera di uno dei tanti romanzi salgariani dell’epoca, qui proposta in fotocopia in bianco e nero (come ci è pervenuta in riproduzione dalla biblioteca Malatestiana di Cesena) presenta un titolo parzialmente diverso da quello del frontespizio, con la dicitura Analoghe prospettive commerciali invece che Note geografiche, coloniali e commerciali.

Si tratta comunque di un’esauriente e documentata relazione dell’autore che sembrerebbe essere stato incaricato dal governo italiano di sostenere la necessità di consolidare la presenza italiana nel Corno d’Africa con un resoconto propagandistico sui tesori di quell’esotica terra, ricca e fertile, pronta a sottomettersi ai sacrosanti appetiti degli italiani. A questo fine è interessante la breve premessa con la quale Ferrero intende giustificare l’invasiva politica coloniale europea:

“Nella sua Storia della civilizzazione Buckle osserva che nessuna nazione potrà mai, materialmente parlando, mantenersi a lungo prospera e sicura, ove non riesca a estendere gradatamente la propria potenza, ove non accresca i suoi diritti e per così dire, il suo popolo non s’incorpori nella manifestazione vitale espansiva dello Stato. Se la vita di alcune nazioni europee ha conseguito il massimo dello sviluppo, altre che sono per raggiungerlo, portano con sé i pericoli che potrebbero dipendere da limiti od ostacoli ad espandersi. Non ci meravigliamo dunque se la loro forza vitale, trovandosi ristretta in limiti troppo angusti, aspiri a varcarli, ma contenuta dagli aggruppamenti politici esistenti in Europa, prende a dirigersi a quei punti del globo ove ancora le è aperto il campo. A siffatte considerazioni è inspirato [sic] questo modesto scritto, sul protettorato italiano della costa dei Somali” (n.d.A.: a 136 anni da allora, di fronte alle attuali imprese e minacce neocolonialiste, non sembra cambiato davvero nulla…).

Tornando al Ferrero, il suo rapporto inizia con un inquadramento geografico e antropico del territorio somalo, per poi passare a una sintetica ricostruzione storica e infine a una puntuale analisi dei traffici commerciali che potrebbero essere assai proficui per l’Italia. Interessante quanto la premessa è l’elenco, nelle ultime pagine, dei meravigliosi prodotti che la generosa terra somala fornirebbe in gran quantità: miglio, arrowroot (una specie di tubero), ceci e fagioli, mais o formentone, riso, canna da zucchero, caffè, cacao, noci cola, tabacco, vaniglia, noci di betel, castagne di terra (altri tuberi), pepe rosso, zenzero, chiodi di garofano, pianta di Colombo (radice), noce cacciù, seme di ricino, gomma arabica, mirra, caoutchuc (caucciù), palma oleifera, orticello (colorante), legno d’ebano, legno di sandalo, legno rosso, cauris (mollusco), tartaruga, corna di rinoceronte, denti d’ippopotamo, avorio, palma di cocco, sesamo, arachide o noci di terra, banana, ananas, palma vinifera, albero del pane, cotone, canapa sisal. Abbiamo lasciato per ultima la “canapa narcotica” così descritta dall’autore:

“Bang in arabo. Il conosciuto hascisc si prepara dalla canapa narcotica ed è una delle più diffuse materie inebrianti; si può affermare che l’hascisc regna sopra 2 a 300 milioni d’anime, nel più interno ed in tutta l’Africa dal Marocco al Capo di Buona Speranza, in Persia, nell’India e in Turchia, persino nell’America centrale si fuma questa canapa. Il bang consiste di foglie mezze mature e secche ed è posto in vendita in rotoli lunghi 65 centimetri, dello spessore d’un braccio e ricoperti di una corteccia in cui è chiuso il narcotico; s’adopera anche mischiato a bevande ed a cibi”.

Nel capitolo conclusivo, Ferrero, dopo aver sostenuto l’inevitabilità dell’ “appoggio ai provvedimenti che il Governo deve applicare per la prosperità delle colonie”, osserva che “l’occupazione da parte di Europei d’un terreno africano riesce generalmente senza che s’incontri alcuna diretta opposizione”, ma poi si presenta un grave ostacolo, un “nemico imprendibile nella opposizione passiva, sorda dell’indigeno… La sua forza è l’inerzia; in nessun punto dell’Africa, l’Europeo, malgrado la sua intelligenza, è riuscito a trarre frutto dalla forza del Negro, dal suo lavoro; eppure senza di ciò il suolo tropicale non può essere smosso”. Come si vince la resistenza somala? La ricetta è sempre la stessa, ahinoi: “Il Negro e il suo capo-tribù riconoscono il solo dominio della forza; a loro giudizio, unico padrone è colui che riesce ad imporre il tributo e che mediante la forza è in potere di usare incontrastato ogni diritto; in breve colui che fa uso della sua potenza“.

Quale sia stato il destino di Alfredo Ferrero, figlio del suo tempo, a tutt’oggi non ci è dato sapere. Cosa accadde dopo la pubblicazione del romanzo? Chissà. Forse venne inghiottito dalle ombre dell’Africa e di lui si perse ogni traccia. Ovunque sia, riposi in pace.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

Questo sito web partecipa al Programma di affiliazione eBay e potrebbe percepire benefit fornendo collegamenti ai prodotti sui siti regionali di eBay.

Tag

Aste

sempre aggiornate

Tolkien

Harry Potter

stephen king

Dracula

R. R. Martin

Futurismo

BIBLIOFILIA

Occasioni

In Scadenza

Altri articoli sul Blog

Un’avventura nell’avventura: recuperare la fascetta editoriale nelle grandi opere

L’affascinante mondo delle fascette editoriali, quelle sottili (a volte) strisce di carta che avvolgono il libro per tutta la sua estensione, coprendo, solo in parte, la copertina. La loro funzione è quella meramente promozionale: una frase “ad effetto”, uno slogan, una beffarda citazione hanno l’incarico di orientare il potenziale lettore. Ma può aprirsi un mondo… Articolo di Alessandro Zontini.

“Il libro giocattoli” di Edina Altara (Hoepli, 1945) in asta su Catawiki

Esemplare in asta su Catawiki de “Il libro giocattoli” (Hoepli, 1945) a cura e illustrato da Edina Altara, un vero e proprio gioiello – “libro per bambini” ma d’autore.

Il tesoro di Tanzi: il mistero svelato, di Livio Consigli (Parma, Cartongraf, 2007): super ricercato in queste ore

Libro piuttosto ricercato nella giornata del 1° gennaio 2022, dopo che è stata diramata la notizia della scomparsa del noto imprenditore di Parma, Calisto Tanzi (1938-2022).

“L’arte nel mondo spirituale” (1925) di Lamberto Caffarelli: opera prestigiosa e ricercata in prima edizione

“L’arte nel mondo spirituale” è un’affascinante esplorazione della filosofia antroposofica; come un manifesto di un’estetica antroposofica, l’opera di Caffarelli dà valore all’idea che l’arte trae le sue fonti in una sfera spirituale.

1907 – Giovanni PAPINI – Il pilota cieco – PRIMA EDIZIONE – RARISSIMO

https://www.ebay.it/itm/303980251649 Dalla scheda del venditore: Il pilota cieco / Giovanni Papini. Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1907.  RARISSIMA PRIMA EDIZIONE.  Racconti a carattere fantastico, fra le migliori prove di Papini narratore: Due immagini...