"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

La città occupata di Paul van Ostaijen: un viaggio poetico attraverso storia e tipografia

 

La città occupata, di Paul van Ostaijen (Macerata, Biblohaus, 2024); traduzione di Alessandro Zanini; allegato con testi critici di Jan Jambon, Matthijs de Ridder, Alessandro Zanini, Lies Galle, Marleen Mertens.

 

La pubblicazione dell’opera “La città occupata” di Paul van Ostaijen in prima traduzione italiana rappresenta un evento significativo nell’ambito della letteratura europea del primo Novecento. L’opera, originariamente intitolata “Bezette Stad” (1921), è stata magistralmente tradotta in italiano da Alessandro Zanini e pubblicata in un’edizione limitata di sole 50 copie numerate. Il suo valore intrinseco è ulteriormente arricchito da una serie di testi critici di autori quali Jan Jambon, Matthijs de Ridder, Alessandro Zanini, Lies Galle e Marleen Mertens, che contribuiscono ad amplificarne la comprensione e l’importanza nel contesto letterario e artistico.

La città occupata” è una vera e propria gemma nella storia della poesia europea del XX secolo. Composto da frammenti e ritagli di canzonette popolari, annunci pubblicitari, insegne, immagini cinematografiche e titoli di quotidiani, rappresenta un’intrigante fusione di diversi linguaggi e culture. Attraverso l’uso delle lingue olandese, francese, tedesca, inglese e italiana, “La città occupata” riflette l’impulso innovativo delle Avanguardie storiche in Europa occidentale. Van Ostaijen offre una personalissima sintesi tra poesia, arti visuali e il mondo emergente del cinema, proponendo un’opera dalle suggestioni uniche, irripetibili e al di fuori di qualsiasi riconducibilità esclusiva a movimenti poetici preesistenti.

Quest’opera di centocinquanta pagine offre una potente narrazione storica della guerra ad Anversa e in molte altre città europee, tratteggiando interrogativi che hanno animato l’intero secolo dal punto di vista personale, collettivo, locale e internazionale. L’opera non si limita a riflettere sugli eventi storici, ma invita il lettore a esplorare tematiche che hanno segnato profondamente la società del tempo e che continuano a suscitare riflessioni ancora oggi.

L’aspetto tipografico dell’opera merita un’attenzione particolare, in quanto rappresenta un vero e proprio esperimento artistico. Van Ostaijen coniuga infatti la parola stampata con l’arte tipografica, sfruttando al massimo le potenzialità della stampa per esaltare il contenuto poetico. Questo approccio innovativo, influenzato dalle idee di F.T. Marinetti, si concretizza in una presentazione visiva e grafica dei versi che ne esalta il ritmo e la musicalità. Le parole prendono vita sulla pagina attraverso l’uso di diverse tipologie di carattere, rendendo così la lettura un’esperienza coinvolgente e suggestiva.

Inoltre, la storia editoriale e la produzione dell’opera rappresentano un capitolo fondamentale nella genesi dell’edizione stessa. Paul van Ostaijen redasse l’intero manoscritto con penna rossa o nera secondo criteri tipografici specifici, sottolineando l’attenzione dettagliata dell’autore nei confronti della presentazione visiva del testo. Inoltre, la collaborazione con l’artista visivo Oscar Jespers durante la fase di pubblicazione conferma l’importanza attribuita dall’autore alla sinergia tra parola e immagine.

Possiamo senz’altro dire che “La città occupata” di Paul van Ostaijen rappresenta un’opera d’arte completa e poliedrica, capace di trasportare il lettore in un viaggio attraverso la storia, la tipografia e la sperimentazione poetica. La sua pubblicazione in prima traduzione italiana offre al pubblico italiano l’opportunità di immergersi in un capolavoro che continua a esercitare una straordinaria influenza sulla nostra immaginazione, a distanza di oltre cento anni dalla sua comparsa.

 

Interpelliamo il patron delle Edizioni Biblohaus di Macerata, Simone Pasquali, per una intervista lampo.

Come è nato il progetto di questo libro?

Il progetto è nato oltre un anno fa, quando sono stato contattato da Alessandro Zanini, che poi ne è diventato il curatore (oltre che traduttore). Il progetto mi ha coinvolto da subito, in quanto ci sono molte analogie con il Futurismo. C’è infatti l’Avanguardia olandese e molti documenti da noi considerati sono pieni di parolibere tipiche futuriste. Chiaramente abbiamo adattato alcuni concetti, nati sulla base delle lettere e delle espressioni della lingua Olandese, al meglio delle nostre capacità e possibilità, cercando di veicolare lo stesso messaggio originale. Per esempio nel caso della tipografia ritmica. Tutto questo lavoro è durato circa un anno.

Torni adesso da un viaggio nelle Fiandre. Raccontaci.

Siamo stati ad Anversa, alla sede della letterhuis; loro detengono tutto il materiale storico di Paul van Ostaijen tra cui tutte le lettere e la corrispondenza che il grande scrittore si scambiava con il grafico del tempo, con l’illustratore, con gli incisori ecc. È stato curioso e coinvolgente. Pensa che abbiamo perfino visto una prova di stampa con le ditate sporche d’inchiostro, rimaste così da allora. Tutto è immutato da un secolo, come fosse cristallizzato nel tempo.

Ci puoi spiegare il perché di un costo dell’opera (175 €), che non sembra essere un dettaglio?

Il costo non è un dettaglio, è vero. Ma l’opera ha una scatola fatta apposta per contenere il vario materiale. All’edizione si è lavorato ininterrottamente per dodici mesi. È stato coinvolta la massima autorità mondiale su Paul van Ostaijen, cioè Matthijs de Ridder. Per avere un’idea dell’importanza del progetto, considera che Paul van Ostaijen viene ad oggi considerato il maggior poeta espresso dalle Fiandre. La tiratura, inoltre, è limitata a sole 50 copie.

Quanto è piaciuta l’edizione Biblohaus agli olandesi?

Moltissimo. Lasciami dire che l’allegato è stato costruito in modo che il lettore italiano che eventualmente non conoscesse l’autore belga, ha modo di farsene un’idea approfondita senza dover andare altrove ad approfondire le sue nozioni. Perdona l’immodestia ma questa che abbiamo prodotto, a detta degli esperti olandesi, è la più bella di tutte le traduzioni (e ce ne sono in varie lingue del nord Europa), in quanto siamo stati gli unici che sono rimasti fedeli, anche graficamente e tipograficamente, all’originale olandese del 1921. È piaciuto tantissimo, per esempio, al governo delle Fiandre, che ci ha dato il patrocinio.

 

 

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