"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Librerie ironiche: quando le condizioni di vendita (e i librai) fanno ridere

 

Il mestiere di libraio antiquario o indipendente è spesso raccontato come qualcosa di polveroso, serioso, quasi sacerdotale. Eppure, qua e là nel mondo, affiorano tracce di ironia molto concreta: righe infilate nei profili dei librai, nelle note di vendita online o nei racconti dei librai stessi, che alleggeriscono le “condizioni” e mostrano il lato autoironico di chi maneggia libri da una vita. Questa brevissima rassegna non rincorre leggende metropolitane, ma si limita a riportare casi documentati, dove si può davvero leggere la frase, il motto, la battuta che illumina la giornata.

 

Librairie Victor Sevilla (Parigi, Francia): “Per destinazioni extra‑planetarie…”

Il caso più esilarante è quello della Librairie Victor Sevilla, storico libraio parigino molto attivo su piattaforme di libri rari, come su livre-rare-book.

In diverse sue schede di vendita (es. per fumetti “Bob Morane”, “Atlantide”, ecc.) appare una nota standard che unisce indicazioni di spedizione e ironia cosmica:

– “A partir de 2 livres envoi en colissimo obligatoire. Port à la charge de l’acheteur pour le reste du monde. Les Chèques ne sont plus acceptés. Pour destinations extra‑planétaire s’adresser à la NASA. Membre du Syndicat Lusitanien Amateurs Morues.”

Qui l’umorismo è esplicito: l’informazione “seria” (niente assegni, spedizione tracciata, spese a carico del cliente) è chiusa da un codicillo surreale per le “destinazioni extra‑planetarie”, con rinvio alla NASA, e rafforzata da una falsa appartenenza a un immaginario “Syndicat Lusitanien Amateurs Morues” (sindacato lusitano degli amatori di baccalà). Controlla la fonte

È un esempio perfetto di come un libraio antiquario trasformi righe normalmente burocratiche in un piccolo numero di cabaret libresco.

 

Il filone delle “cose strane che dicono i clienti”

Molto dell’immaginario sulle librerie spiritose non nasce da condizioni di vendita, ma da aneddoti raccontati dai librai. Spesso questi aneddoti circolano in forma di libri o blog, e hanno contribuito a creare la leggenda delle librerie “sempre pronte alla battuta”.

Un caso noto è il libro Weird Things Customers Say in Bookshops di Jen Campbell (2012), nato da anni di lavoro in librerie indipendenti britanniche. Si ricordano dialoghi come:

– Cliente: “Perché non avete fotocopiatrici in negozio, così posso copiare le parti che mi servono e non comprare il libro?”

Oppure, in un altro aneddoto citato e discusso online:

– Cliente: “Avete qualcosa di Jane Eyre?” (intendendo, confusamente, l’autrice invece del personaggio).

 

Libreria Langella (Napoli, Italia): lo “Stupidario librario” e “Casomaicipenso”

Se si cerca un equivalente italiano dei “weird things customers say in bookshops”, il nome che emerge con forza è quello di Pasquale Langella, libraio napoletano della omonima Libreria Langella, in via Port’Alba 10 a Napoli.
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Sul nostro sito, proprio in un’intervista di alcuni anni fa, Langella ricorda come proprio l’esperienza quotidiana di banco – fatta di domande surreali, equivoci linguistici, richieste impossibili – abbia dato vita al libro “Stupidario librario” (Napoli, Intra Moenia, 2017), definito “un libricino che raccoglie, appunto, i dialoghi surreali tra un libraio napoletano e i suoi clienti”.
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Langella stesso lo descrive così:

“Io come dico sempre non sono uno scrittore e lo Stupidario Librario è nato come un gioco, un bel gioco. Napoli è un teatro a cielo aperto (…) e in questi anni ho raccolto e scritto (…) i dialoghi, e con Intra Moenia si è pensato di pubblicarlo con un mio piccolo scritto da ‘venditore di libri’ e con i contributi degli amici che frequentano la libreria.”
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La stessa linea prosegue nel volume successivo, “Casomaicipenso. Nuovi dialoghi surreali con un libraio napoletano” (Edizioni Langella, 2020), presentato a suo tempo sul nostro sito come:

“una nuova raccolta di aforismi del libraio napoletano Pasquale Langella (…) il seguito dello Stupidario librario”.
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Qui l’ironia non entra tanto nelle “condizioni di vendita” in senso tecnico, quanto nel modo in cui il libraio restituisce – e codifica in forma di libro – il teatro quotidiano della compravendita libraria. È una forma di auto‑narrazione ironica del mestiere, perfettamente in linea con l’idea di sdrammatizzare una professione percepita come “del passato” e renderla nuovamente viva, dialogica, contemporanea. Non sono appunti di vendita in senso formale, ma mostrano lo stesso meccanismo: il libraio sopravvive alla sacralità del libro con l’arma dell’ironia, trasformando potenziali momenti di attrito in racconti comici che entrano nell’immaginario dei lettori.

 

SOS: nuovi librai ironici e divertenti cercasi

In fondo, l’elenco di librai che hanno trasformato note, profili e dialoghi in piccoli numeri comici è ancora breve, ma proprio per questo fa sperare che altri, dotati di personalità, si aggiungano presto alla lista. Un libraio intelligente e ironico oggi potrebbe giocare su almeno tre piani, tutti perfettamente legittimi e, di fatto, costituenti un buon marketing:

  • inserire nelle note di spedizione o nelle FAQ formule “alla Victor Sevilla”, ad esempio: “Per libri che vi faranno cambiare vita non rispondiamo dei danni collaterali (nuovi amori, nuovi traslochi, nuovi scaffali)”;
  • usare mini‑“stupidari” alla Langella nel proprio sito o nei social – rubriche fisse con i migliori dialoghi della settimana, trasformando le gaffe dei clienti in appuntamento atteso dai lettori;
  • inventare micro‑clausole volutamente esagerate, ma chiaramente scherzose, come: “Per resi dovuti a colpi di fulmine letterari non c’è rimborso: certe passioni non si possono annullare”, o “Per spedizioni su altri pianeti, ci stiamo attrezzando: al momento solo Via Lattea, niente galassie satellite”.

 

In un’epoca in cui ogni libreria deve anche “farsi notare”, frasi del genere sono molto più di una stravaganza: sono storytelling di bottega, segni distintivi che circolano sui social, vengono fotografati e condivisi, attirano curiosità e clienti che vogliono vedere “quel libraio lì” dal vivo.

Che si tratti di un parigino che rimanda alla NASA o di un napoletano che raccoglie dialoghi surreali, il messaggio è lo stesso: il libraio non è solo un venditore di carta, ma un personaggio – e, in tempi di algoritmi, essere un personaggio è, forse, la forma più antica e più efficace di marketing culturale.

 

 

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