"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Un lungo viaggio, dalla Parigi del 1924 al Lido di Venezia un secolo dopo

 

di Livio Codato

 

La mattina presto di una domenica autunnale, un cacciatore di libri si aggirava tra i banchi di un mercatino di una cittadina veneta. Lo faceva da mezzo secolo, da quando era un ventenne universitario e già amava i libri alla follia. A settant’anni, insegnante in pensione, era ancora là a frugare tra gli scatoloni, come il tempo si fosse fermato, anche se così non era, ahilui…

 

Quel giorno, però, il vecchio avvertì improvvisamente l’eco lontana della sua giovinezza quando, in mezzo a tanto ciarpame, saltò fuori una prima edizione francese di Degas (1834-1917) di Ambroise Vollard del 1924, pubblicato da Les Éditions G. Crès et Cie di Parigi, pag. 121, con trentadue fototipie di opere di Degas fuori testo. Il libro non era in ottime condizioni perché la copertina era stata tenuta malamente insieme da uno scotch trasparente all’esterno e bianco all’interno, e in più la stessa copertina era sfrangiata e presentava nell’angolo in alto a destra una G. maiuscola puntata, vergata a mano con l’inchiostro, la quale però sarebbe potuta essere un indizio interessante alla luce di quanto poi il cacciatore avrebbe scoperto. Un altro elemento che lo colpì fu la tipografia che si era occupata della stampa: la Dietsch & Brückner di Weimar: Parigi, Weimar, 1924, che intrecci formidabili…

Comunque, fino a qui, per carità, interessante, ma niente di più. E invece… Il vecchio girò la copertina e… colpo di scena! Sull’occhiello comparve una dedica autografa dell’autore:

À Madame la Comtesse de Martel
Hommage respectueux de l’auteur
Vollard

Un libro, comprato per un euro, del valore di una ventina di euro, ecco che diventava inaspettatamente una rarità bibliografica che avrebbe fatto gola a molti collezionisti e soprattutto esaltato quel giovane di cinquant’anni fa che ancora si ostinava ad albergare in lui e non se ne voleva andare…

Ma che storia ci racconta questo libro? L’autore Ambroise Vollard (1866-1939) fu uno dei più importanti mercanti d’arte, galleristi ed editori francesi a cavallo tra il XIX e il XX secolo e legò indissolubilmente il suo nome alla storia dell’arte moderna per aver scoperto molti giovani artisti, allora quasi sconosciuti o rifiutati dal pubblico e dalla critica tradizionale, e promosso e organizzato le loro primissime mostre personali; tra questi: Paul Cézanne (a cui dedicò una storica e coraggiosa prima mostra nel 1895), Pablo Picasso (di cui curò la prima mostra parigina in assoluto nel 1901), Vincent van Gogh, Paul Gauguin, Henri Matisse e tanti altri. Vollard conobbe Edgar Degas nel 1894, nella sua galleria di rue Laffitte.

A differenza di altri giovani artisti che Vollard dovette quasi “inventare”, Degas era già un pittore affermato e stimato, ma celebre anche per il suo carattere burbero, intransigente, sarcastico e solitario. Vollard frequentò assiduamente l’atelier di Degas, acquistando numerose opere e diventando uno dei principali intermediari per la vendita dei suoi lavori, specialmente nella fase matura del pittore. Il gallerista dovette spesso assecondare le manie di Degas, che era ossessionato dalla perfezione, ritoccava continuamente i quadri già finiti e vietava categoricamente a chiunque di sfiorarli o cambiarne le cornici.

Quando, negli ultimi anni di vita, Degas divenne quasi cieco e si dedicò alla scultura in cera, Vollard fu tra i pochi testimoni ammessi a osservare quella svolta artistica assai dolorosa per il pittore. Pochi anni dopo la morte di Degas (avvenuta nel 1917), Vollard pubblicò nel 1924 questo volume che non è una biografia tradizionale, ma una vivace raccolta di confidenze, battute fulminanti, sfoghi e dialoghi diretti, catturati dal mercante durante le sue visite al pittore.

E veniamo alla destinataria di questa dedica, la contessa de Martel, la quale fu una figura straordinariamente rilevante nel panorama culturale della Parigi della Belle Époque e dei primi decenni del Novecento. Si tratta di Sibylle Aimée Marie Antoinette Gabrielle Riquetti de Mirabeau (1849-1932), coniugata contessa con Roger de Martel de Janville. Sybille passò alla storia della letteratura francese con lo pseudonimo di Gyp (che quella grande G. puntata sulla copertina fosse una sorta di sigla di proprietà stilata di suo pugno?). Scrittrice di successo e salonnière, Sybille fu un’autrice eccezionalmente prolifica (scrisse oltre 120 opere, tra romanzi e testi teatrali) e il suo celebre salotto letterario a Neuilly-sur-Seine fu uno dei ritrovi nevralgici della vita mondana e intellettuale parigina. La contessa de Martel divenne amica intima di Degas e il pittore frequentava regolarmente le sue cene domenicali, insieme ad altre grandi personalità come Marcel Proust, Anatole France e Robert de Montesquiou.

Gyp ed Edgar condividevano non solo la passione per l’arte, ma anche decisi e controversi orientamenti politici; infatti entrambi furono ferventi anti-dreyfusardi e nazionalisti, posizioni radicali che condizionarono i loro legami sociali negli ultimi anni dell’Ottocento, inimicando loro gli intellettuali più progressisti. È in ragione del forte legame tra la de Martel e Degas che, quando pubblicò la sua monografia sul pittore nel 1924, Vollard decise di inviarne una copia a Sibylle, facendole un “hommage respectueux”, perché sapeva benissimo che la oramai settantacinquenne contessa aveva conosciuto intimamente l’artista e fatto parte della cerchia ristretta dei suoi amici. Ed è quindi per quel forte e indimenticato legame che la dedica trasforma questo volume da semplice libro autografato a vero e proprio documento storico, testimone diretto del fitto reticolo di relazioni che legava mercanti d’arte e artisti, scrittori e nobildonne, politici e militari, musicisti e attrici, borghesi e aristocratici della Parigi di inizio secolo.

Il vecchio cacciatore si domandava come quel libro, partito dalle mani di Vollard, arrivato a quelle della contessa de Martel, alias Gyp, attraverso quali improbabili passaggi potesse essere capitato in uno scatolone di libri a 1 euro, in un mercatino di un paesotto lontano 1200 km. da Parigi e a distanza di un secolo da quando venne donato; e poi si chiedeva perché mai fosse finito proprio nelle sue mani.

Fosse stato giovane, non si sarebbe fatto tanti scrupoli, ma ora, all’inarrestabile avvicinarsi del grande salto, non riteneva giusto che quel libro finisse seppellito in una delle tante librerie che occupavano la sua casa quasi per intero. Così, il giorno dopo, andò a fare visita a una carissima amica, professoressa di storia dell’arte, che Vollard e Degas li insegnava al liceo, e glielo regalò. La gioia di lei nel riceverlo fu il riflesso di quella di lui nel donarglielo e in quel momento il vecchio cacciatore seppe che quel libro, partito cent’anni prima dal palazzo di Vollard, al numero 28 di rue de Martignac in Fauburg Saint-Germain, per arrivare alla nobile residenza della Contessa de Martel, all’angolo tra rue de Chézy e boulevard Bineau di Neuilly-sur-Seine, era destinato a trovare finalmente la meritata accoglienza al Lido di Venezia, in via Bragadin, nella casa rossa di Alice…

 

 

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