L’aereo Sempresù: tra fiaba moderna e protofantascienza
di Livio Codato
Donna Paola, “Sempresù“. Avventure di un areoplano [sic], con 60 illustrazioni di Beraldini e Zancolli, Verona, Edit.ri C. A. Baroni 1910, pp. 187.
Ricordate Paola Grosson, alias Donna Paola, e la trilogia di Pippetto? (vedi qui l’articolo) Rieccola! Nel 1910 uscì un suo breve romanzo, splendidamente illustrato, destinato a solleticare la curiosità dei ragazzi con nuove avventure, rese possibili dall’entusiasmante progresso tecnologico negli ultimi anni spensierati della Belle Époque.
Di queste libro ai limiti dell’introvabilità sonnecchiano soltanto quattro copie non prestabili in quattro delle maggiori biblioteche italiane: una vera rarità, quindi, per gli appassionati di letteratura per l’infanzia e non solo. Cominciamo dalla Prefazione dell’Editore, nella quale si sostiene l’immensa superiorità del libri inutili. A parte le bizzarre e provocatorie argomentazioni sulla scuola italiana, interessante è questo passaggio: “Protagonista di questo libro non è né un uomo, né una donna, né un ragazzo, né un burattino, né una delle tante bestie che vi sono al mondo: è un aeroplano; la macchina meravigliosa che se per ora si limita a far romper il collo a nove decimi degli aviatori, sarà presto la trasformatrice della vita economica, politica, sociale e intellettuale del così detto uomo civile”.
Sarà un caso ma il libro della Grosson esce l’anno dopo la pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti il 20 febbraio 1909 su Le Figaro: “Noi canteremo […] il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta“. La fascinazione del volo era potente in quegli anni e l’autrice, che abbiamo visto proiettata verso la modernità, coglie lo spirito dei tempi e ci racconta una storia ambientata in un prossimo futuro, il 1920, nel Regno di Re Panzano, nella città di Trecoppette, a casa della famiglia Girigori, il cui padre, Romualdo, è un famosissimo aviere che compie raid intrepidi, in solitaria o con tanto di famiglia e cane al seguito, senza farci mancare una profetica battaglia aerea. Come preannunciato dal titolo, questo libro si colloca a cavallo tra la fiaba moderna e la protofantascienza, anche se Sempresù viene descritto più come un camper volante che un aeroplano vero e proprio: “Il Sempresù era pronto. I miei giovani lettori non debbono credere che il Sempresù assomigliasse a quegli aereoplani che, nel 1909, al circuito di Brescia, avevano fatto tanta impressione.
Quella era roba antica, erano giocattoli da ragazzi, in confronto della magnifica macchina dei coniugi Girigori. Immaginatevi una vera e propria casetta, montata su sbarre e su fili di metallo leggerissimi, dalle pareti sottilissime di legno molto resistente. Dentro sembrava un vagone; ma i sedili, che di notte si trasformavano in lettini, erano di canna coperti di guanciali di piuma. Un riparto della casetta era destinato alle provviste; ma, come abbiamo detto, le pillole nutrienti sostituivano il pane, la carne e ogni altro elemento ed occupavano pochissimo posto.
C’erano invece delle coperte, delle pellicce ed un po’ di vestiti e di biancheria di ricambio: le pellicce, perché, come si sa, in alto la notte fa freddo. Erano stati imbarcati anche alcuni strumenti ed una tromba speciale che mandava un suono tremendo, capace di essere sentito a moltissima distanza. Ho già detto che per far andare il motore, era stato inventato un combustibile assai più potente della benzina, che si adoperava nel 1909. Una goccia di quel liquido aveva la forza di cento litri di benzina! Con un bidone si poteva fare il giro del mondo. Anche il motore era cambiato e reso leggerissimo e molto piccolo e molto potente. Però, per quanti studi fossero stati fatti, il motore ancora qualche volta si fermava. Ma erano stati inventati dei sistemi tali che, anche in caso di arresto, si poteva discendere a terra senza troppo rischiare di rompersi il collo”.
Malgrado la struttura del tutto anaerodinamica, Sempresù sale a vertiginose altezze e Donna Paola sbriglia la fantasia a immaginare il mondo dall’alto nella più bella pagina del libro: “Il Sempresù, tremante come un essere vivo, come un cavallo puro sangue, quando si scaglia alla corsa, fuggiva velocissimamente per il cielo. Sotto il suo volo, la terra pareva svolgersi come un nastro di vedute sempre diverse: le pianure si succedevano alle pianure, i colli ai colli; si passava sopra città, sopra a fiumi….. insino a che, al limite della vista, comparve la grande tovaglia azzurra del mare“. Quel “Sempresù tremante” di Paola sembra evocare il “e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeroplani trepidanti” dal Manifesto di Filippo Tommaso: chissà se i due si incontrarono al Primo Circuito Aereo Internazionale (sopracitato dall’autrice) che si svolse a Montichiari (Brescia) dal 5 al 20 settembre 1909. Fu la prima grande manifestazione di aviazione in Italia, un evento storico che riunì i più grandi pionieri del volo, politici, miltari e intellettuali dell’epoca. Parteciparono 14 piloti, tra cui celebrità internazionali, come l’americano Glenn Curtiss (vincitore del Gran Premio) e i francesi Louis Blériot (recente trasvolatore della Manica) e Henry Rougier. Tra i pionieri italiani spiccò il tenente di vascello Mario Calderara, che a Brescia ottenne per acclamazione il primo brevetto di pilota italiano.
L’evento attirò folle immense, autorità come Re Vittorio Emanuele III e grandi personalità: Filippo Tommaso Marinetti, appunto, che farà della velocità, aerea in particolare, il proprio idolo; Gabriele D’Annunzio che ebbe il suo battesimo dell’aria e iniziò così a prepararsi alle future imprese della prima guerra mondiale: su tutte il volo su Vienna del 9 agosto 1918; e addirittura Franz Kafka, che si trovava in vacanza sul lago di Garda con l’amico Max Brod e, quando seppe dell’evento, decise di parteciparvi e poi scrisse un celebre reportage dal titolo “Gli aeroplani a Brescia” che venne pubblicato il 29 settembre 1909 sul quotidiano praghese Bohemia. Oltre alle evoluzioni in cielo dei pionieri, Kafka descrisse magistralmente l’euforia della folla e i grandi personaggi presenti, tra cui Gabriele d’Annunzio e Giacomo Puccini. Sempresù non è un capolavoro ma si fa leggere; belle sono soprattutto le tante illustrazioni di Ettore Beraldini e Giuseppe Zancolli, due pittori attivi a Verona, i quali strinsero un sodalizio artistico come caricaturisti e illustratori. Sempresù: un altro libro del primo Novecento da salvare dall’oblio. Buona caccia!
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