Vardalek, il vampiro decadente prima di Dracula
di Domenico Cammarota
Eric Stanislaus Stenbock / La vera storia d’un Vampiro / Vasto, “Bonbon”, Caravaggio editore, luglio 2026. In 24°, pp. 60. Cop. ill. a col. di William Holman Hunt, e ill. in b/n n.t. Euro 6,90. Edizione a cura di Enrico De Luca.
Prima dell’apparizione a stampa della figura letteraria del Conte Dracula (1897), che consacrò definitivamente nei nascenti mass-media il Mito perenne del vampiro, ci sono state, come è noto, parecchie altre figure di vampiri; alcune hanno acquistato una certa fama nel tempo e sono giunte fino a noi godendo di numerose ristampe, come il Lord Ruthven di John William Polidori, e la Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu, mentre altre ancora, frutti malefici della creatività di autori minori per non dire minimi, sono rimaste confinate in rare antologie dimenticate dal tempo o in libri e giornali noti solo a pochi specialisti del settore.
È questo il caso del bizzarro racconto The True Story of a Vampire del conte Eric Stanislaus Stenbock, comparso a suo tempo nell’antologia personale Studies of Death, sette racconti horror editi a Londra da David Nutt nel 1894; una storia per certi versi notevole, perché imperniata sulla figura del Conte Vardalek, un vampiro in stile Aubrey Beardsley, che sembra uscito dalle pagine della celebre The Yellow Book. La figura particolarissima di questo vampiro alla Dorian Gray, assume anche una cupa e inquietante possibile deriva pedofila, in quanto l’interesse principale del conte Vardalek è rivolto non verso il collo e i seni di avvenenti fanciulle, bensì unicamente verso il dissanguamento languido e amorevole del bellissimo bambino Gabriel, rapporto morboso in cui fra le righe si intuisce anche qualcosa di sessualmente più concreto.
Affascinante, bizzarro come si è detto, e per certi versi anche un po’ sgradevole, questo racconto riflette in modo simulacrale la personalità decadente e nerissima del suo autore, il conte Stenbock; ma chi era questo strano e dimenticato personaggio, la cui vita e abitudini riflettevano per davvero nella realtà le apparenze d’un vampiro? Il conte Eric Stanislaus Stenbock nasce a Cheltenham (Inghilterra) il 12 marzo 1860, e muore a soli 35 anni il 26 aprile 1895, ufficialmente per una crisi finale di cirrosi epatica, ma in realtà per le conseguenze d’una testata che aveva dato in una grata di casa, in preda ai deliri causati da un mix di alcool e droga; era infatti da sempre un alcoolizzato ed un forte fumatore di oppio.
Di origini svedesi e baltiche (aveva addirittura lontane parentele con i Reali di Svezia), e di famiglia ricca, caratterizzò la sua esistenza fin da giovane fra spese folli e comportamenti trasgressivi, non riuscendo a concludere i suoi studi, venendo espulso dal College per aver coltivato, nel linguaggio dell’epoca, “amicizie sconvenienti”, ossia relazioni omosessuali con i suoi compagni di corso. Diventato in seguito erede d’una considerevole fortuna, trascorse gli ultimi dieci anni della sua breve vita a Londra, entrando a far parte, sia pure in posizione più defilata, del movimento decadente-simbolista che aveva eletto Aubrey Beardsley e Oscar Wilde come numi tutelari; e una rara foto d’epoca ci restituisce l’immagine d’uno Stenbock quasi uguale a Wilde, con lo stesso taglio di capelli biondicci, l’occhio languido, la posa tipica della Debauche stile Des Esseintes di Huysmans… Il conte Vardalek del suo racconto horror La vera storia d’un Vampiro, è il suo ritratto; si potrebbe quasi definire come un racconto di taglio autobiografico, perché nella realtà il conte Stenbock si comportava come un personaggio da romanzo gotico!
Fra le altre cose: nella sua casa, andava sempre in giro con un serpente che gli si arrotolava sulle gambe, un rospo appollaiato sulla sua spalla, e lucertole e salamandre che sbucavano fuori dalle sue tasche. In giardino aveva un piccolo zoo con volpi e addirittura un orso, mentre quando viaggiava fuori città portava sempre con sé un cane, una scimmia, e una costosa bambola a grandezza naturale – precorritrice delle odierne sexy dolls – a cui aveva messo nome “Le Petit Comte”, bambola a cui non solo parlava correntemente, ma a cui aveva assegnato perfino un insegnante Gesuita, lautamente pagato, per farle apprendere delle lezioni di Bon Ton!… Precorrendo anche Gabriele D’Annunzio, la sua camera da letto dipinta in blu pavone aveva una bara al centro in cui si faceva trovare sdraiato quando di notte riceveva ospiti, posizionata ai piedi di un altare pagano dedicato al dio Eros. Andava in giro vestito con una camicia arancione, un abito verde, e un lungo mantello nero che copriva il tutto. Decadente, trasgressivo, di idee politiche anarchiche e socialiste, omosessuale, alcoolizzato, tossicodipendente, esteticamente attratto dal Gotico e dall’orrido, fino a identificarsi con una sua creazione narrativa vampiresca; come scrittore la sua produzione fu assai limitata, esaurendosi in tre libretti di poesie decadenti e macabre in cui ritorna a volte il tema del vampiro, e in un’antologia di sette racconti horror fra cui spicca fra gli altri proprio la storia del vampiro Vardalek.
Dopo la sua morte tragica – incidente o suicidio? – e il funerale passato sotto silenzio, il suo corpo fu seppellito in Inghilterra, ma il suo cuore fu espiantato, racchiuso in una urna dorata e inviato nella sua Cappella di famiglia, in Estonia; per oltre un secolo calò il silenzio sul suo nome, data anche la scarsezza di fonti biografiche sulla sua vita, ma lentamente iniziò a formarsi un piccolo seguito di estimatori a livello di “Cult”, che ne tramandarono la leggenda, fra cui sono da annoverare il cantante Marc Almond (ex Soft Cell) e la band dei Current 93, che incisero canzoni tratte o ispirate dalle sue poesie gotiche.
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