"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

500 copie e poi il silenzio: storia e mercato di un libro di poesie

 

Il corpus italiano di Guy Goffette in volume è davvero esiguo: si limita sostanzialmente a tre titoli di poesia più un importante prosimetro su Verlaine curato in Italia, tutti oggi di non facile reperibilità, con I canti del pescatore d’acqua come vero “pezzo da caccia”.

 

 

 

 

Le opere (in volume) di Goffette in italiano

La vita promessa, Gedit, collana “Poeti e narratori”, Bologna, 2003 (o 2004 in alcune schede), traduzione di Chiara De Luca, 200 pp., ISBN 9788888120409.

Elogio per una cucina di provincia, Kolibris, collana “Orly. Poesia belga contemporanea”, Ferrara, 2013, traduzione di Chiara De Luca, ISBN 9788896263808.

I canti del pescatore d’acqua. Antologia poetica, Carte di fumo (“C‑Miniera”), Capodarco di Fermo, stampa 2006, traduzioni a cura di Danni Antonello, con nota di Andrea Ponso.

Verlaine d’ardesia e di pioggia, Kolibris, Bologna, 2011, a cura di Guido Mattia Gallerani (prosimetro saggistico‑poetico sul Verlaine di Goffette, non traduzione integrale dell’originale francese ma tassello importante per la ricezione italiana).

Al netto di ristampe o apparizioni su rivista, l’accesso in italiano all’opera poetica di Goffette passa quindi per questo micro‑canone di quattro libri, tutti pubblicati da piccoli editori di ricerca.

 

“Le pêcheur d’eau” e i “Canti del pescatore d’acqua”

L’origine è Le pêcheur d’eau, raccolta poetica pubblicata da Gallimard nella “Blanche” nel 1995, poi confluita anche nella collana “Poésie/Gallimard”.

Si tratta di un libro centrale nell’itinerario di Goffette: una meditazione in versi sul tempo, sulla promessa di felicità e sul “pescare” nel flusso del reale pochi attimi di grazia, in un paesaggio belga di campagne grigio‑azzurre, piogge leggere, stagioni che si rincorrono. I canti del pescatore d’acqua è un’antologia italiana costruita proprio su questo nucleo poetico: i testi provengono da Le pêcheur d’eau (Gallimard, 1995) e si concentrano sulle sequenze in cui il pescatore d’acqua diventa figura metaforica di un io che prova a trattenere, con la rete fragile del linguaggio, l’acqua del tempo che scorre. L’edizione italiana, compatta, seleziona le poesie più coerenti con questa trama simbolica, sacrificando la completezza filologica a favore di un percorso leggibile anche da chi incontra Goffette per la prima volta.

 

Argomento e tono del libro

Nei Canti del pescatore d’acqua la scena è una provincia nordica, di fiumi lenti, argini, margini di paese, case basse, quotidiano umile; ma la vera materia è il modo in cui il soggetto abita il tempo, tra memoria e attesa. Ricorrono alcuni temi: il ciclo delle stagioni come metronomo dell’esistenza, l’infanzia perduta che riaffiora in lampi, l’amore e la coppia come occasione sempre minacciata, il corpo che invecchia, la lingua che tenta di dire tutto questo e ne resta sempre un po’ in ritardo. La metafora del “pescatore d’acqua” è programmatica: pescare l’acqua è gesto impossibile, eppure è l’unico gesto che la poesia può assumere — tendere una rete sapendo che non trattiene quasi nulla, ma che proprio da questo “quasi” nasce il canto. Il tono è insieme colloquiale e musicalissimo, con versi brevi, immagini domestiche, una malinconia senza compiacimenti che ha fatto accostare Goffette alla linea di Verlaine rivisitata in chiave contemporanea; non a caso l’altro titolo italiano forte è proprio Verlaine d’ardesia e di pioggia.

 

Nota sull’autore

Guy Goffette (n. 1947) è uno dei maggiori poeti francofoni belgi contemporanei, autore pubblicato da Gallimard, a lungo membro del comitato di lettura della casa editrice e figura di riferimento per una poesia insieme narrativa e musicalmente sorvegliata. Belga della provincia (originario della regione di Gaume), ha costruito un’opera in cui il paesaggio rurale, la memoria scolastica, la figura del padre, l’eredità dei simbolisti (Verlaine in testa) e la vita minuta delle cose di ogni giorno diventano materia di un canto basso, lontano da ogni enfasi. In Italia è arrivato tardi e a spizzichi: prima con La vita promessa per Gedit, poi con il lavoro di Kolibris (Verlaine d’ardesia e di pioggia ed Elogio per una cucina di provincia) e infine con l’iniziativa semi‑clandestina di Carte di fumo per I canti del pescatore d’acqua.

Le traduzioni di Chiara De Luca hanno contribuito a fissare una voce italiana molto riconoscibile di Goffette, mentre Danni Antonello, con la sua antologia e il lavoro di mediazione militante in rivista e in volume, ne ha rilanciato il nome in un circuito di poesia d’avanguardia e di ricerca.

 

Edizione italiana di “I canti del pescatore d’acqua”

L’edizione I canti del pescatore d’acqua compare nei cataloghi come: “[S.l.]: Carte di fumo, stampa 2006 (Capodarco di Fermo)”, con la specifica “antologia poetica / traduzioni a cura di Danni Antonello ; con una nota di Andrea Ponso”.

Si tratta di un piccolo volume a tiratura limitata, uscito nella collana “C‑Miniera” diretta da Filippo Davoli, che ha funzionato in quegli anni come laboratorio per poeti italiani e stranieri tradotti, fuori dai circuiti commerciali. Il libro non risulta distribuito dalla grande catena libraria; i riferimenti maggiori sono schede d’archivio (OPAC SBN, cataloghi locali) e citazioni in note biografiche e programmi di letture poetiche, dove viene indicato come unica traduzione italiana di Le pêcheur d’eau. L’apparato comprende una nota di Andrea Ponso, che contestualizza Goffette entro una linea “bassa” e meditativa della poesia francofona e ne sottolinea l’uso della quotidianità come soglia verso l’indicibile, raccordando di fatto la poetica del pescatore d’acqua con certe tendenze della lirica italiana più recente.

 

Reperibilità, rarità e mercato dell’usato

A differenza di La vita promessa (ancora rintracciabile, sebbene sporadicamente, presso librerie online e qualche fondo di magazzino) ed Elogio per una cucina di provincia (Kolibris, che resta, almeno in teoria, ordinabile o rintracciabile tramite librerie indipendenti), I canti del pescatore d’acqua sembra oggi del tutto fuori dai normali canali commerciali con una sola libreria su eBay a detenerne un piccolo quantitativo di copie in esaurimento.

La sua presenza è attestata soprattutto in biblioteche e cataloghi istituzionali, il che fa pensare a una tiratura molto contenuta e a una distribuzione essenzialmente di circuito (presentazioni, scambi tra poeti, vendita diretta). Per Le pêcheur d’eau in originale francese si trovano copie usate fra i 10 e i 20 euro, con punte superiori per la prima edizione Gallimard del 1995.

Per l’antologia italiana, l’assenza per lunghi periodi dai portali suggerisce una fascia di valutazione “libera”: in un contesto collezionistico informato (fiere, gruppi di poeti, bibliofili specializzati in piccola editoria di poesia) una copia ben conservata può ragionevolmente collocarsi tra i 35 e i 60 euro, con margini maggiori se accompagnata da dedica dell’editore, del curatore o dell’autore. Un elemento che ne accresce l’interesse è la doppia nicchia: da un lato Goffette, autore Gallimard con corpus italiano minimo; dall’altro Carte di fumo e la collana C‑Miniera, sigla ormai conclusa che raccoglie in pochi titoli un’idea precisa di poesia di ricerca italiana ed europea nei primi anni Duemila. Per chi colleziona microeditoria poetica, la combinazione “autore importante + piccolissimo editore + tiratura ridotta + assenza di ristampe” è tipica dei libri destinati a diventare rari in modo strutturale, non per semplice obsolescenza di catalogo.

 

Interesse collezionistico

Dal punto di vista del collezionista attento alla poesia contemporanea, la triade La vita promessaElogio per una cucina di provincia I canti del pescatore d’acqua costituisce di fatto il “ciclo italiano” di Goffette, cui si aggiunge, come ponte critico, Verlaine d’ardesia e di pioggia. Se La vita promessa è il volume più “visibile” e ancora talvolta intercettabile fra i resti di distribuzione Gedit, e se Elogio per una cucina di provincia rappresenta il Goffette più domestico e gastronomico (molto in linea con la sensibilità Kolibris), è nei Canti del pescatore d’acqua che il lettore italiano incontra la fisionomia più riconoscibile del poeta di Gallimard.

 

Per un cacciatore di libri

Questo significa: titolo di autore di catalogo Gallimard tradotto da un microeditore scomparso o quasi; antologia costruita su un singolo libro cardine (Le pêcheur d’eau), oggi centrale anche nella ripresa critica franco-belga dell’opera di Goffetteapparato di cura e nota (Antonello, Ponso) che documenta un frammento preciso della storia della poesia italiana degli anni 2000, rendendo il volume interessante anche come documento di recezione.

In vista di una possibile rivalutazione di Goffette in Italia (per ora ancora confinato in cerchie specialistiche), I canti del pescatore d’acqua ha tutte le caratteristiche del piccolo libro destinato a diventare “scomodo”: pochi esemplari in circolazione, forte appetibilità per poeti, traduttori e studiosi, difficoltà di ristampa per via dei diritti e della struttura artigianale del progetto originario. È un caso da tenere d’occhio nelle bancarelle di poesia, nelle vecchie rimanenze di librerie marchigiane e romagnole, nei cataloghi di fondi privati di poeti: uno di quei volumetti che, trovati a pochi euro in una scatola anonima, possono diventare, per il bibliofilo, il colpo dell’anno.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

 

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