"Ogni libro par che dorma, eppur sua è ogni orma"
sotto Natale  /  
26 Dicembre 2020

Il 26 dicembre è il giorno di Dracula! A tu per tu con il mito in 8 libri per finire l’anno degnamente

Dracula è un mito che unisce tre secoli, ‘800, ‘900 e anni 2000.  Ho selezionato otto libri, otto edizioni, otto copertine che possono unire, dividere, far discutere, ammaliare. Otto libri tra i quali trovare quello che fa per voi. Vi garantisco che non sarà né difficile né facile. Così come non lo è stato per me.

Oggi è Santo Stefano. Prendetela così, Stefano sta a Dracula come l’acqua santa al Diavolo. Stefano il Grande (Ștefan cel Mare) era il principe di Moldavia, eroe e condottiero venerato dalla Chiesa ortodossa romena, cugino di quel Vlad Tepes da cui Bram Stoker attinse linfa vitale per plasmare il Dracula moderno.

 

Prima di Dracula: archeologia del vampiro, di Tommaso Braccini (Bologna, Il Mulino, 2011).

Dalla scheda dell’editore:

“Mentre in Occidente fiorivano Umanesimo e Rinascimento, nei Balcani e nei territori dell’Impero bizantino ormai al tramonto si diffondeva il timore dei morti che uscivano dai sepolcri per perseguitare i viventi; più tardi, nel momento in cui a Versailles si celebravano i fasti del Re Sole, i suoi inviati in Grecia riferivano di roghi accesi nelle isole dell’Egeo per sbarazzarsi di cadaveri che gettavano nel terrore interi villaggi. Il libro, che poggia su una ricca base documentaria, illustra lo sviluppo delle credenze vampiriche nel medioevo bizantino e slavo ricercandone i primordi nell’antichità e seguendone le tracce, che intersecano quelle dell’eresia e della storia della Chiesa, fino all’epoca moderna. L’analisi di queste voci antiche permette così di comporre una avvincente “archeologia del vampiro”.”

 

 

 

I Fratelli Dracula, di Cullen Bunn; Mirko Colak (Reggio Emilia, Saldapress, 2020).

Dalla scheda dell’editore:

“Dracula, il principe delle tenebre protagonista del capolavoro di Bram Stoker, è esistito davvero. Si tratta di una figura storica a cui lo scrittore irlandese si ispirò, fino a tramutarlo in un leggendario e iconico personaggio. Il suo nome era Vlad III, sovrano di Valacchia, difensore della Romania e condottiero militare formidabile quanto spietato, capace di torturare migliaia di persone con il solo obiettivo di incutere il terrore tra le fila dei suoi avversari. Cosa può trasformare un ragazzo di poco più di venti anni in un assassino tanto depravato? La verità si nasconde nella sua adolescenza, quando, insieme a suo fratello Radu, fu fatto prigioniero dall’Impero ottomano. Alla corte del sultano, apprese come combattere e sconfiggere proprio i vampiri che avrebbero segnato la fortuna del suo alter ego letterario!”

 

 

 

Mostri favolosi: Dracula, Alice, Superman e altri amici letterari, di Alberto Manguel (Milano, Vita e pensiero, 2020).

Dalla scheda dell’editore:

“L’esperienza che ho del mondo, fatta di amore, morte, amicizia, perdita, gratitudine, stupore, paura, l’ho imparata dai personaggi immaginari che ho incontrato nelle mie letture». Così Alberto Manguel spiega il suo rapporto di intima compagnia con le figure di carta e d’inchiostro che, crescendo con lui, l’hanno istruito a proposito della vita stessa. Per ogni occasione, per ogni prova o sentimento nuovo da affrontare, un amico letterario gli suggerisce, se non una via d’uscita, una riflessione, una prospettiva, a volte una consolazione. A questi amici immaginari nel senso profondo della parola, da Cappuccetto Rosso al capitano Nemo, da don Giovanni al mostro di Frankenstein, passando per Dracula, Superman, Giobbe, il nonno di Heidi e molti altri, fino ad Alice che gli porge con grazia l’azzeccatissimo titolo “Mostri favolosi”, Manguel dedica un tributo incantevole e magico, impreziosito dalle illustrazioni di suo pugno, compreso l’autoritratto in copertina. I lettori non potranno che immergervisi ritrovando consonanze, ricordi ed emozioni, perché «i lettori», chiosa Manguel, «hanno sempre saputo che i sogni narrativi danno vita al mondo che chiamiamo reale.”

 

 

Il giovane Dracula, di Michael Lawrence (Roma, Sinnos, 2019).

Dalla scheda dell’editore:

“Nascere in una famiglia di vampiri può essere una cosa piuttosto complicata, specialmente se voi siete persone gentili e garbate e il sangue vi impressiona. Goffredo, il figlio del vecchio Conte Dracula, è proprio così. Ma qualcosa sta per cambiare. Età di lettura: da 8 anni.”

 

 

 

I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato, di Valdimar Asmundsson; Bram Stoker (Milano, Carbonio Editore, 2019).

Dalla scheda dell’editore:

“Tanti sono i misteri che circondano il manoscritto: l’apparato critico a corredo dell’opera fornisce indizi interessanti su un enigma che metterà alla prova gli appassionati di questo classico della letteratura di tutti i tempi.

«Credo che Bram avrebbe apprezzato l’ironia di questa situazione. Sapeva che il posto migliore per nascondere qualcosa era in bella vista, proprio come nascondeva il suo Conte vampiro nelle affollate strade londinesi. I poteri delle tenebre è stato pubblicato più di cento anni fa; e oggi, con nostra grande sorpresa, ci rendiamo conto che non è mai stato come lo immaginavamo»  (Dacre Stoker)

Nel 1900 lo scrittore islandese Valdimar Ásmundsson tradusse Dracula, il celebre capolavoro gotico del 1897 di Bram Stoker. Lo pubblicò in Islanda lo stesso anno con una prefazione di Stoker, sul giornale da lui fondato e diretto, «Fjallkonan». In realtà però il romanzo che gli islandesi leggevano non era il Dracula che conosciamo… Eppure nessuno si era mai accorto di nulla, fino a quando, più di un secolo dopo, il ricercatore olandese Hans de Roos ha fatto una scoperta sensazionale: Ásmundsson non si era limitato a tradurre Dracula, ma ne aveva scritta una versione del tutto diversa, rielaborando la trama e aggiungendo nuovi personaggi. Il risultato è un romanzo più breve, più erotico e forse persino più ricco di suspense dell’originale.”

 

 

Oltre Dracula. Un cammino invernale nei Carpazi, di Mario Casella (Portogruaro, Ediciclo, 2019).

Dalla scheda dell’editore:

“Dracula è il primo nome che viene in mente quando si pensa alla catena montuosa dei Carpazi. La lunga spina dorsale che, piegata a forma di ferro di cavallo, lega gli stati al margine dell’Europa orientale, oggi è però una galassia sconosciuta e trascurata. Mario Casella l’ha percorsa d’inverno, a piedi e con l’aiuto degli sci. Il suo è stato un pellegrinaggio tra leggende sanguinarie, reminiscenze dell’epoca comunista e il profumo di resina delle foreste. Il viaggio è durato oltre quattro mesi: dalla capitale slovacca Bratislava alle gole danubiane delle Porte di Ferro, tra Romania e Serbia. A piedi, in costante dialogo con la neve e con se stesso, Casella ha riscoperto un mondo rurale ai margini dell’Europa, ricco di potenti storie umane. Un territorio dove il fertilizzante della Storia sta dando linfa a nuove sorprendenti realtà.”

 

 

Nel dedalo del drago. Introduzione a Dracula, di Marinella Lörinczi (Roma, Bulzoni, 1993).

Dalla scheda dell’editore (sommario):

“Scoperta del modello storico: Il soprannome Dracula. Il drago e il diavolo. Il diavolo e il tiranno. Le testimonianze: Niccolò Modrussiense; Ducas; Johannes de Septem Castris (Giovanni di Transilavania) ; Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II); Michael Beheim; i racconti tedeschi; altri documenti; i racconti russi; Sebastian Munster. La patria di Dracula : Dracula il transilvano. Dracula il sekler. Dracula l’errante. Dracula il quado. Dracula il turco.Il battesimo di Dracula. Il Dracula simbolico. Dracula il tartaro. Dracula nella poesia del cinquecento: Johann Fischart . Valentin Schumann. Immagini e nomi della Valacchia : Le immagini: 1. Nicola Cusano (1491?); 2. Cronaca di Norimberga (1493); 3. Tolomeo (ed. 1513); 4. Tolomeo (ed. Munster, 1540); 5. Battista Agnese (1536); 6. Ortelio (1570); 7. De Jode (1578). I nomi. Il settecento: Turchi, vampiri e minoranze balcaniche. L’ottocento: La riscoperta di Dracula. Le fonti dirette di Stoker. Rappresentazione della Transilvania: La configurazione etnica della Transilvania. Le lingue della Transilvania. Nosferatu. Significato della mappa etno-linguistica. Il flagello di Dio redivivo. La bara che naviga. I’ve been to Kilmany and I’m going to Kilmore. Un cifrario per Dracula: la dama del sudario.”

 

 

Dracula ed io, di Gianluca Morozzi (Milano, TEA, 2019).

Dalla scheda dell’editore:

“Dracula aspettava paziente l’arrivo dei bagagli all’aeroporto Marconi, bello, elegante nel completo acquistato a Savile Row. Era partito da Londra con la pioggia e una giornata fresca, ma il 23 agosto a Bologna potevano esserci anche trentotto gradi, o di più. Così aveva arrotolato le maniche della camicia. Sembrava fosse di moda in quel periodo hipster.

«Gianluca Morozzi mescola da sempre i generi letterari. In Dracula ed io si muove tra fantastico, splatter e comico, e riporta in scena i suoi personaggi “storici” con le loro improbabili disavventure» – Alberto Sebastiani, Robinson

Dracula è un vampiro molto più vecchio di quanto ci abbia raccontato Bram Stoker. Ha imparato da moltissimo tempo ad andare in giro di giorno. Basta vestirsi in modo adeguato e camminare il più possibile nell’ombra (Bologna, con i suoi portici, è perfetta). Non teme cosette quali l’aglio, l’acqua santa, la croce o il frassino. Ha case, affari, figli e discendenti in tutto il mondo. A Bologna ha due diversi appartamenti, in pieno centro storico. Periodicamente, Dracula torna a Bologna per vari motivi, tra cui la partita a scacchi con Indaco. Che, come Dracula, è virtualmente immortale. Ogni volta che muore, rinasce a sesso invertito rispetto alla vita precedente. In questo romanzo riappare anche Lajos, il protagonista dell’«Era del porco», che recentemente ha avuto una brevissima fase di insolita ricchezza. Frequentando la stessa osteria dove Dracula gioca le sue partite a scacchi, viene scelto come aiutante nelle indagini che il vampiro compie su una serie di delitti. Lajos scoprirà così una Bologna vampiresca sotterranea e parallela e l’esistenza degli annacquati, discendenti di umani e vampiri, ormai vampiri solo per una piccola parte. Di queste avventure finirà per capire poco o niente, essendo quasi sempre ubriaco nei momenti topici della vicenda.”

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