Visnù, il fascino dell’India del dio azzurro
di Livio Codato
Cosa ci poteva essere di più esotico, e perciò intrigante, di tutto ciò che proveniva dall’India misteriosa, la civiltà più antitetica rispetto a quella occidentale? E che dire di quella religione popolata di miriadi di strane divinità dagli incredibili attributi? O la potente Trimurti, l’Essere supremo dell’Induismo nella sua triplice forma divina di Brahmā (il creatore), Visnù (il preservatore) e Siva (il distruttore)? Per non dire del dio Visnù, che delimita il cielo, il cui colore della pelle non può che essere l’azzurro intenso dell’etere?
La fascinazione per il subcontinente indiano e dintorni era iniziata negli anni Ottanta dell’Ottocento, quando Emilio Salgari aveva cominciato a inviare i suoi lettori a esplorare con l’immaginazione paesi e genti dell’estremo Oriente, imponendo così una moda letteraria che sarebbe durata per mezzo secolo, più o meno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Da Pinocchio a Visnù, passando per Aladino
Tra i vari “salgariani” minori, dei quali stiamo seguendo le tracce, abbiamo trovato una scrittrice, Gemma Rembadi Mongiardini (1857-1916) di cui restano pochissime notizie biografiche. Quel tanto che possiamo sapere di lei riguarda i libri che ci ha lasciato, il più famoso dei quali è Il Segreto di Pinocchio. Viaggio ignorato del celebre burattino del Collodi (Bemporad, 1894) (VIII-300 p.; con 73 illustrazioni di Giuseppe Magni. Il successo di questa pinocchiata fu grande e duraturo: venne tradotto in diverse lingue e in inglese col titolo Pinocchio under the sea, la cui ultima edizione risale al 2025. Un’altra sua opera, che ottenne nel nostro paese una certa fama, fu L’Italia s’è desta. Romanzo storico per la gioventù, la quale venne edita a Firenze da Quattrini nel 1911, in occasione del cinquantenario dell’unità d’Italia.
A parte questi due titoli, e una rivisitazione dalle Mille e una notte, ovverosia Aladino a tu per tu con le stelle. Libro per giovinetti, anche Gemma venne attratta dalle avventure salgariane e uscì con un titolo dallo spiccato fascino esotico: Il capitombolo di Visnù. Straordinarie avventure di un giovinetto in India (Bemporad, 1904), con 45 disegni di P. Gamba, p. 262. Come riporta il titolo, il libro racconta le eccezionali avventure di Rodobaldo di Montegranaro, un ragazzo intraprendente, tra peripezie e percorsi di crescita, una sorta di bildungsroman in un avventuroso contesto indiano.
Dove pescò l’autrice il nome altisonante del giovane eroe? Ebbene, nella produzione di Gemma compaiono altre due opere di carattere confessionale: Alla reggia di s. M. La vecchiezza. Opera delle piccole suore dei poveri (Civelli, 1911), e la traduzione della Raccolta di preghiere, di meditazioni e di letture: tratte dalle opere dei santi padri, degli scrittori ed oratori sacri / da m.me la c.sse De Flavigny (Roma, Tip. liturgica di S. Giovanni Desclée, Lefebvre e cie), 1899. Spulciando tra le varie agiografie, compaiono due santi, entrambi venerati il 12 ottobre, (insieme ad altri sedici): San Rodobaldo II di Pavia, un vescovo del XIII secolo, e San Serafino di Montegranaro, un frate cappuccino del Cinquecento. Quale significato particolare e sentimentale aveva per Gemma Rembadi Mongiardini il 12 ottobre?
Disponibilità di eventuali copie dei libri citati (sempre aggiornato)






