"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

Della tromba, dell’amore, dei nostri demoni finalmente ammansiti

 

Jackson, il trombettista, esordio narrativo di Lorenzo Tanganelli, è un viaggio introspettivo. Un’esplorazione all’interno del proprio vissuto, in cerca di tracce di sé stessi. Il libro è pubblicato da Amazon. Si tratta tecnicamente di un romanzo breve o racconto lungo. Ricco di aforismi.

Lorenzo Tanganelli ha incontrato Jackson per caso, in un pomeriggio d’autunno del 2021. Da una semplice chiacchierata, nata per durare qualche minuto, pian piano le ore sono volate, il tempo si è dilatato. Fino a che la ‘storia’ ha preso il sopravvento ed è spuntata con forza dalla nuda terra, diventando pianta in un colpo solo.

 

Dalla quarta di copertina:

“Jackson è un trombettista, ma non lo è sempre stato. Riscoprirà la sua passione per la musica e coltiverà nuovamente il suo talento soltanto dopo aver fatto un percorso dentro di sé, scandito da episodi “casuali” e decisivi che lo porteranno a riflettere sulla propria vita e su ciò che poteva renderlo felice.

La storia di Jackson è una storia di speranza che sprona chi sente di dover dare una svolta alla propria vita a farlo, perché molte cose belle sono possibili accogliendo i doni che già abbiamo ed impiegandoli bene per non sprecare il tempo della vita che ci è stato donato.”

 

Frasi dal racconto: le mille facce di noi stessi

 

Nonostante è una parola importantissima, senza la quale non potremmo fare niente di niente.

La vita stessa è un ‘nonostante’. Perché le cose non succedono in sequenza, succedono sovrapponendosi. Nonostante si sia impegnati a vivere la nostra vita, altre vite si mischiano alla nostra, cambiandone il percorso. Portandoci in luoghi che non sapevamo neppure esistessero.

Che ci fai qui?

Domanda soltanto in apparenza banale. In realtà è una delle chiavi del racconto. Questa è la prima frase che Viola fa a Jackson che poi la contraccambia al loro successivo incontro.

La frase è una esplicita constatazione del fuori luogo dell’altro. Prima è Jackson ad essere fuori posto: in una festa aziendale della banca dove lavora; poi è la volta di Viola, in un bar che non si addiceva a donne del suo calibro, per così dire.

Tutto parte da qui, dalla reciproca constatazione che l’altro si trova dove non dovrebbe essere. Spesso nella vita non si ha più coscienza di questo, l’abitudine rende schiavi e insensibili. Si perde di vista il valore di noi stessi e il nostro posto nel mondo. Serve incontrare la persona giusta che ce lo ricordi, che ce lo faccia notare. Sperando di essere ancora nella condizione di recepire l’osservazione. E di vederla come un dono, non come una critica.

(…) mi tornarono in mente il giorno dopo, e poi ancora il giorno successivo. Perché è così che le cose ci incastrano per la vita, semplicemente lo fanno giorno dopo giorno.

Ecco un’altra verità, caposaldo dell’esistenza, che irrompe dall’alto. La regola coinvolge ogni aspetto delle pubbliche relazioni. Da sempre. Se vuoi ottenere qualcosa a discapito di altri, non fare il cambiamento tutto assieme, ma poco per volta, piano piano, giorno dopo giorno. Cambiamenti repentini scatenano reazioni violente. Invece quelli graduali passano spesso inosservati.

Otterrai così quello che vuoi e gli altri neanche se ne renderanno conto. Questo vale in politica, ma anche nelle relazioni interpersonali. Attenzione, quindi.

 

La voce della tromba

 

Sembri un whisky ben invecchiato

Altra frase iconica del racconto. Una frase che è anche un tipo psicologico, una descrizione caratteriale ben precisa e quadrata. Senza sfumature.

 

Eravamo diversi, diversissimi io e la tromba. Io silenzioso, quasi scontroso, per taluni a volte un po’ orso, poco incline a fare il piacione, pronto al nascondimento e mai a stare in prima fila e lei, con quella sua voce così squillante, col suo timbro forte e audace, ma anche tenue a volte, ogni qual volta emetteva suoni tirava su anche gli umori più tristi e sconsolati.

Il rapporto fra l’uomo e il suo strumento di lavoro. Ma in questo caso si va al di là del concetto puro e semplice di lavoro, per arrivare alla professione, all’arte, all’unico modo di esprimersi. Perché la tromba è la voce dell’anima per il trombettista, le cui parole non basterebbero a dipingere la gamma infinita dei suoi colori.

 

Ma chi è Viola?

 

Il grande dolore è muto. Muto. Non come la tromba che squilla, è come una tromba che non emette più alcun suono.

 

Non si può raccontare la trama di un libro che deve essere scoperto senza aiuti esterni. Che altro dire nel congedarsi… Che questo libro avrebbe meritato un editore vero, un editing accurato, un’attenzione particolare. Ma alla fine sono le perle nascoste, selvagge, quelle che più di tutte ci piace ricordare.

Prendete questo libro per quello che è: una bellissima storia d’amore. E la musica, in fondo, non c’entra molto…

 

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