"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Una ricerca “impossibile”: solo 7 copie!

 

Giannalisa Gianzana Feltrinelli (1903‑1981), moglie di Carlo Feltrinelli, madre del futuro editore Giangiacomo e poi di Ludovica e Benedetta Barzini, fu figura di spicco dell’alta borghesia milanese e grande bibliofila, nota soprattutto per la celeberrima “Biblioteca Giannalisa Feltrinelli”, dispersa in più tornate d’asta internazionali a partire dal 1997. La sua autobiografia privata “La mia vita” (Milano, 1980) emerge come un oggetto quasi “fantasma”: un’autoproduzione di sole sette copie, fuori da ogni circuito bibliografico ufficiale, di cui oggi si conoscono solo rarissimi esemplari in mani di collezionisti.​

 

Le fonti biografiche ricordano Giannalisa come appartenente alla famiglia Gianzana, figlia di un alto dirigente bancario, che nel 1920 sposò l’industriale del legno Carlo Feltrinelli, erede di un grande gruppo imprenditoriale, da cui nacque nel 1926 Giangiacomo, futuro editore. In seguito, dopo la morte di Carlo, Giannalisa sposò il giornalista e scrittore Luigi Barzini jr., da cui ebbe, tra gli altri, Benedetta Barzini, top model e intellettuale femminista: Benedetta è dunque sorella uterina di Giangiacomo, fatto che rende la biografia di Giannalisa un nodo centrale per ricostruire l’intreccio fra la storia della casa Feltrinelli e quella della famiglia Barzini.​

Dalle testimonianze raccolte da studiosi e giornalisti, Giannalisa appare come figura forte, socialmente molto visibile, ma anche emotivamente problematica nel racconto dei figli: Benedetta, ad esempio, ha più volte descritto una madre distante, assorbita da interessi propri, tra salotti, viaggi e passioni personali. L’immagine che trapela anche da memorie orali citate da bibliofili è quella di una donna indipendente, amante della caccia e dei libri, con una vita sentimentale complessa che avrebbe inciso sul suo carattere e sui rapporti familiari.​

La “Biblioteca Giannalisa Feltrinelli” è la testimonianza più concreta della personalità intellettuale di Giannalisa: una raccolta di incunaboli, cinquecentine, opere di storia, geografia, viaggi e italianistica, costruita nell’arco di decenni. Tra il 1997 e i primi anni Duemila, Christie’s organizzò diverse aste dedicate (Roma, Londra, New York, Parigi), con cataloghi come “The Giannalisa Feltrinelli Library. Incunabula and other early Italian printed books” e “La Biblioteca Giannalisa Feltrinelli. Parte IV: L’Italia delle Regioni dal Medioevo al Risorgimento”, oggi fonti imprescindibili per ricostruire la fisionomia della collezione.​

L’“Archivio Possessori” dedica a “Gianzana, Giannalisa” una scheda che conferma le date di vita (1903‑1981) e rimanda esplicitamente a questi cataloghi d’asta, riconoscendo in lei una collezionista di primo piano nella storia del collezionismo librario italiano del Novecento. Per un bibliofilo o uno storico del libro, i cataloghi Christie’s e simili funzionano quasi come una “autobiografia indiretta”: attraverso le scelte di acquisto, le legature, gli ex‑libris e le provenienze si intravede il gusto, le passioni e il raggio d’interesse di Giannalisa.​

 

L’autobiografia “La mia vita” (Milano, 1980)

 

“La mia vita”, autobiografia stampata a Milano nel 1980, non compare nei cataloghi SBN né nei repertori bibliografici generali: nessuna biblioteca pubblica italiana ne censisce un esemplare, né il titolo risulta nei repertori di vendita antiquaria più ampiamente indicizzati. Proprio questa “assenza” è stata sottolineata da Massimo Gatta, che ha osservato come in un “bello scritto sulla Feltrinelli” l’autrice non menzioni affatto la propria autobiografia, complice il fatto che questo libretto non è letteralmente conosciuto da nessuno al di fuori di un ristrettissimo giro di collezionisti.​

Secondo quanto riportato da Gatta, Giannalisa fece imprimere privatamente “La mia vita” in sole sette copie, indicazione che egli attribuisce a Benedetta Barzini, la quale avrebbe segnalato la tiratura in un messaggio a lui pervenuto tramite un amico comune, Borsani. Si trattò, stando a questa testimonianza, di un’iniziativa strettamente familiare: il libro fu stampato per essere donato a pochi parenti e forse ad altre persone vicine, senza alcuna intenzione di immetterlo nel mercato librario o nella circolazione bibliotecaria ordinaria. Al piatto del volume è presente l’ex libris di Giannalisa, inciso in oro, derivato da quello cartaceo già noto e documentato anche da Cesana negli studi sugli ex libris Feltrinelli. In uno scambio di messaggi privati, Gatta precisa che la tiratura di sette copie è un dato “certo”, trasmesso appunto da Benedetta Barzini.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

 

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