"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

 

La mummia che sanguinava, di Filippo Tommaso Marinetti (Milano, Aspis Edizioni, 2021). A cura di Guido Andrea Pautasso; traduzione di Camilla Scarpa.

 

IL LIBRO IN VENDITA

 

 

 

Appena uscita la prima traduzione italiana di una delle prime opere (per la precisione il terzo libro in ordine cronologico) di Filippo Tommaso Marinetti, dal titolo La Momie sanglante – originariamente apparsa (in francese) per Edizioni “Verde e Azzurro” di Milano nel 1903.

Lodevole iniziativa delle Edizioni Aspis di Milano, che si sono avvalse della traduzione di Camilla Scarpa e della curatela di Guido Andrea Pautasso, autore anche della prefazione. Cediamo la parola allo stesso Pautasso che si è gentilmente reso disponibile  a un’intervista sul valore dell’opera, sul suo inquadramento culturale e sui dettagli della pubblicazione, che si presume possano interessare sia il pubblico bibliofilo che quello colto in generale.

 

 

Intervista a Guido A. Pautasso

 

Buongiorno Pautasso, come si va a incastonare l’edizione originale (La Momie sanglante) nella produzione di F. T. Marinetti e cosa ci può dire degli altri primi lavori (sempre in francese) del fondatore del Futurismo?

La Momie sanglante, composta nel 1903 e pubblicata l’anno successivo, seguendo un ordine cronologico, occupa il quinto posto nella vasta produzione letteraria marinettiana, anche se di fatto si tratta della sua terza opera pubblicata in volume. La prima pubblicazione di Marinetti fu la curatela e la traduzione dall’italiano al francese di alcune poesie presentate nell’Anthologie des poètes italiens contemporains del 1899, mentre la seconda fu L’Amant des Étoiles, titolo affibbiato a cinque suoi componimenti poetici apparsi inizialmente sulla rivista “Anthologie-Revue” e in seguito raccolti in un estratto della rivista parigina “La Revue Blanche” nel 1901.

 

Delle sue opere pre-futuriste, La Momie sanglante è la più affascinante per chi ama situazioni caratterizzate da un forte erotismo e ammantate dal velo della magia, tematiche per altro già presenti nel suo primo libro, La Conquête des Étoiles del 1902, poema epico scritto in stile simbolista.

Mentre il secondo volume da lui pubblicato, Gabriele d’Annunzio intime, editato dalle Edizioni del Giornale “Verde e Azzurro” nella collana “Le nostre celebrità”, era un saggio anti-dannunziano già apparso in forma ridotta sulla rivista francese “La Vogue” nel numero del giugno 1900; ma per comprendere meglio la nascita e lo sviluppo di questo volume di natura critica e satirica vi invito a leggere D’Annunzio intimo, nella prima traduzione in italiano (Aspis, 2020), che ricostruisce alla perfezione il rapporto di amore-odio esistente tra Marinetti e d’Annunzio, i due intellettuali italiani più originali e creativi del primo Novecento.”

[da L’Arengario Studio Bibliografico]

Come mai questo breve racconto ha attirato la vostra attenzione, di lei come curatore e dell’editore?

“Da tempo sono impegnato in una ricerca dedicata al rapporto tra il Futurismo e le cosiddette Discipline di frontiera, ovvero quelle forme di cultura intrise di irrazionalismo, di dottrine esoteriche e di visioni fantastiche che caratterizzano opere letterarie scartate e messe da parte dalla Cultura accademica e per certi versi pure da quella di largo consumo. La Momie sanglante rientra a pieno titolo in questa categoria di libri considerati il più delle volte addirittura proibiti.

Per quanto riguarda invece la traduzione dell’epitalamio marinettiano, avvenuta ben centodiciotto anni dopo la sua pubblicazione in francese, ho pensato che sarebbe stato assai più affascinante se fosse stata una donna ad affrontare il testo di Marinetti perché avrebbe potuto identificarsi meglio in Ilaï, la Mummia che da rediviva reclama il suo diritto ad amare per l’eternità.

Così ho deciso di affidare la traduzione alla valente Camilla Scarpa che ha subito saputo cogliere l’importanza del poema e ha percepito il fascino dei suoi aspetti erotici, esoterici e crudeli, e per di più aveva già tradotto di Marinetti il Gabriele d’Annunzio intime.

È stata poi lei a decidere di voler pubblicare La mummia che sanguinava nella neonata micro-collana della sua casa editrice che per mera casualità ha chiamato Aspis, nome che si rifà all’ofide Vipera aspis ma usato anche per indicare il colubride Naja haje, serpente Cobra che caccia lungo il bacino del Nilo e ancora oggi terrorizza l’Egitto.”

 

Nello stesso periodo temporale, oltre ai libri sopra citati, potrebbero esserci lavori di Marinetti, come articoli su riviste e quotidiani, che potrebbero risultare di interesse per lo studioso o il lettore di oggi se riproposti?

“Le prime opere di Marinetti, ovvero le poesie e le prose critiche apparse sulle riviste già citate come “Anthologie Revue”, “Revue Blanche” e “La Vogue”, assieme a tante altre apparse in Francia, sono ancora quasi tutte da tradurre e da scoprire. Purtroppo da un punto di vista editoriale questi testi, non possedendo un unico filo conduttore dal punto di vista tematico, hanno il limite di poter essere pubblicati sotto forma di antologie poetiche o collazionati come scritti critici.

Se dovessi però fare una scelta e pubblicare degli inediti marinettiani credo che andrei a cercare i testi apparsi in “Le Papyrus”, originalissima rivista scolastica a cui il liceale Marinetti collaborò quando frequentava il collegio Saint François-Xavier dei padri gesuiti francesi ad Alessandria d’Egitto.

Fiancheggiatore dell’avventura futurista, Gian Pietro Lucini nel suo Ragione poetica e programma del verso libero (Edizioni di “Poesia”, Milano 1908), sostenne che Marinetti aveva cominciato da adolescente a condurre lotte letterarie fondando “Le Papyrus”, di cui rammentava le «animose polemiche». In effetti in “Le Papyrus” vennero pubblicati versi e scritti inneggianti all’anarchia o dedicati ad autori all’epoca considerati immorali, come Émile Zola, ma anche articoli che parlavano di sedute spiritiche, di magnetismo, di ipnotismo, di profezie apocalittiche e di egittologia.

Il giovanissimo Marinetti scelse di firmare i suoi articoli più rappresentativi con lo pseudonimo Hespérus. Dio della luce della sera, Hespérus o Espero è la figura mitologica che rimanda all’araldo assorbito da Ermes, noto anche con il nome di Ermete Trismegisto, nato dalla fusione del dio greco del logos e della comunicazione, con Thot, dio egizio delle lettere, dei numeri e della geometria. Mentre nel complesso la cosiddetta letteratura ermetica fondata sul Corpus Hermeticum di Trismegisto, al pari dei testi sacri degli antichi egizi, è a tutti gli effetti una categoria costituita da papiri contenenti incantesimi e procedure di iniziazione, la cui lettura sembrerebbe aver suggestionato lo stesso Marinetti, affascinato appunto sia dalla gnosi ermetica sia dalla cultura magica e iniziatica dei sacerdoti al tempo dei faraoni.”

 

Ci troviamo dunque di fronte ad un Marinetti giovane, incuriosito dalla cultura esoterica e dall’egittomania, quest’ultima diventata alla fine dell’Ottocento una vera e propria moda. Cosa lega però la passione di Marinetti per l’Egitto degli antichi faraoni al romanziere Bram Stoker e al film inquietante e sfortunato girato da Seth Holt, ossia Blood from the Mummy’s Tomb?

“All’epoca della pubblicazione del primo numero di “Le Papyrus”, nel 1894, fu rinvenuta la piramide rossa di Dahshour nei pressi di Giza, scoperta che contribuì a far esplodere in tutto il mondo l’egittomania e a diffondere dal punto di vista narrativo lo stile chiamato Egyptian Gothic, fenomeno letterario fondato su di un insieme fantasioso di credenze della storia egizia inserite in un contesto vagamente occulto, che ha portato alla pubblicazione di centinaia di romanzi e racconti dedicati a mummie, maledizioni ed esplorazioni.

Fu proprio nel 1903, quando Marinetti scrisse La Momie sanglante, che Bram Stoker, già famoso per l’agghiacciante Dracula, pubblicò The Jewel of Seven Stars, romanzo soprannaturale dove gli orrori e le meraviglie dell’antico Egitto incontrano la mondanità e l’occultismo della Londra vittoriano-edoardiana.

[da Rare and Antique Books]

Nel 1912 l’editore londinese William Rider & Son volle ristampare il libro di Stoker ma fu costretto a chiedere all’autore di modificare il finale per renderlo meno agghiacciante e spaventoso (e in questa versione il libro verrà tradotto e pubblicato in lingua italiana da Mondadori nel 1992). Così Stoker intervenne rimuovendo il capitolo sedicesimo, intitolato Powers – Old and New, che venne poi pubblicato nel 1990 da Peter Owen Publishers con il titolo The Bridal of Death nella raccolta di racconti Midnight Tales.Come se non bastasse, The Jewel of Seven Stars ispirò la sceneggiatura della pellicola horror di Seth Holt, Blood from the Mummy’s Tomb, prodotto nel 1971 dalla storica casa cinematografica inglese Hammer. La versione francese del film venne liberamente intitolata La Momie sanglante, proprio come l’inquietante componimento marinettiano, ma l’aspetto più raccapricciante della vicenda resta il fatto che sia il regista, sia la moglie dell’attore protagonista morirono all’improvviso durante le riprese, come se fossero stati colpiti da un’inspiegabile maledizione.”

 

Le maledizioni sulle antiche dimore non sembrano solo superstizioni di un tempo che fu ma ancora oggi – e proprio di contorno alla Mummia che sanguina – brillano di luce propria. Che ci può dire circa le copie circolanti dell’originale di questo libro e del caso della dinastia Casati di Milano?

“Possiamo definire La Momie sanglante un caso letterario, anzi, ragionando sulla sua natura di libro fantastico, dovremmo specificare che in realtà ci troviamo di fronte ad una sorta di meta-libro. Al di là della rarità intrinseca del volume, stampato in edizione limitata e donato ai partecipanti al banchetto nuziale di Guglielmo Anastasi e Marta Siccoli, la lettura di La Momie sanglante infatti ha consentito al sottoscritto di scrivere una prefazione che in realtà pare essere lo sviluppo inquietante di un’indagine su fatti e persone che ruotano attorno al libro marinettiano in apparenza per coincidenze meramente casuali.

Tutto nasce dal rinvenimento sul mercato antiquario di una copia de La Momie sanglante dedicata da Marinetti al conte Alessandro Casati. Inizialmente pensai che la dedica consentisse di stabilire un collegamento per questioni politiche tra Marinetti e il noto esponente dell’aristocratica famiglia lombarda, ma mi sbagliai.

A distanza di tempo infatti ho scoperto che il marchese, appassionato di spiritismo come del resto lo era Marinetti, era rimasto vittima di una terribile maledizione. A lanciare l’anatema contro di lui e tutta la sua famiglia fu la marchesa Luisa Casati Stampa, già amante di Marinetti e di d’Annunzio e dedita a inquietanti pratiche negromantiche.

Messa di fronte al rifiuto di Alessandro di sanare i suoi debiti (una cifra spropositata al tempo, 25 milioni di dollari), fu lei ad annunciare la morte violenta dei discendenti figli maschi dell’intero casato: «Io che sono una specie di strega concentrerò le mie forze negative sui vostri figli maschi che non faranno una lieta fine, e mi riferisco sia a voi, conte, che avete un bimbo già grandicello, sia a mio marito, il marchese, che da poco più di tre anni è diventato padre».

La maledizione tardò ad avverarsi ma fu implacabile. Il primo a morire fu il figlio di Alessandro, Alfonso, rimasto vittima di un colpo di mortaio tedesco durante la Seconda guerra mondiale; da allora il conte Casati, rinchiuso a Villa San Martino, non fece altro che cercare di contattarlo nell’oltretomba rivolgendosi a medium e spiritisti andando così ad alimentare la leggenda dell’esistenza di fantasmi e misteriose presenze nell’antica dimora di Arcore – ma per approfondire l’argomento suggerisco la lettura del libro suggestivo di Maria Teresa Fiumanò, dal titolo Le storie misteriose di Arcore (Baldini & Castoldi Dalai Editore, Milano 2014).

Il secondo a morire fu Camillo, detto Camillino, figlio di secondo letto del marito della marchesa, che il 30 agosto 1970 uccise a fucilate la moglie Anna Fallarino e il suo amante Massimo Minorenti per poi togliersi la vita con la stessa arma. Nessuno nell’estate del 1970 rammentò la maledizione che pendeva sulla famiglia Casati, ma l’omicidio-suicidio suscitò un forte scandalo alimentato dalla stampa sensazionalistica per via della notorietà dei personaggi coinvolti e per i retroscena morbosi che attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica: emblematico in tal senso fu il supplemento stampato da “Il Corriere d’Italia” intitolato Il diario della marchesa Anna Casati Fallarino, presentato in esclusiva mondiale con lo strillo «È un documento esplosivo».

Unica erede della famiglia Casati rimase la quattordicenne Anna Maria che, scampata alla strage, entrò in possesso di Villa San Martino sino a che, tramite la mediazione dell’avvocato Cesare Previti, fu ceduta al rampante imprenditore Silvio Berlusconi. L’ultimo proprietario della dimora di Arcore ha fatto costruire nel parco il suo mausoleo personale progettato sul modello della tomba egizia del leggendario faraone Tutankhamon, e al centro della cripta ha fatto posizionare un sarcofago di marmo rosa come se prevedesse di custodire la sua mummia con l’intenzione di tornare un giorno dal mondo dei morti.”

 

Nella sua ricostruzione ha detto che La Momie sanglante, oggi La mummia che sanguinava, può essere letto come se fosse una specie di meta-libro lasciando intendere l’ipotesi che esso possa essere un testo che lascia spazio a diverse interpretazioni…

Leggere significa mettersi in contatto con l’Altro stabilendo a volte dei collegamenti in apparenza inspiegabili tra realtà, fantasia e o mondi diversi. La mummia che sanguinava può essere dunque letto come un epitalamio funereo ma anche come un libro dal carattere magico-iniziatico oppure come una specie di baedeker dell’insolito. Con la sua storia erotica ed esoterica al tempo stesso, probabilmente Marinetti ha voluto soltanto ricordare ai posteri che si può vivere in eterno e che l’Amore non muore mai, anzi volte ritorna, purtroppo anche sotto forma di una crudele maledizione.”

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