"Sull'inutilità di certi libri sarebbe utile scrivere un libro"
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07 Gennaio 2021

“La Pittura arte pura” di Vasilij Kandinskij: una scoperta bibliografica

 

Kandinskij: storia editoriale e vicissitudini dei primi scritti tradotti in italiano (1914-1940)

 di Guido Andrea Pautasso

 

Delle prime pubblicazioni in lingua italiana del maestro dell’Astrattismo moderno Vasilij Kandinskij (1866-1944) – di origini russe, cittadino tedesco poi naturalizzato francese il cui nome è anglicizzato in Wassily Kandisky – si hanno poche notizie e spesso risultano purtroppo imprecise.

 

Kandinskij in Italia atto I

Il primo scritto di Kandinskij apparso in lingua italiana fu un breve saggio intitolato La pittura arte pura, dedicato all’analisi degli sviluppi dell’arte moderna. Il testo, tradotto dal tedesco, venne pubblicato nel settembre del 1914 sulla rivista Rassegna Contemporanea, diretta dal duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò assieme al giornalista Vincenzo Picardi. All’epoca l’unico artista e critico italiano a manifestare interesse nei confronti delle teorie kandinskiane fu il futurista Enrico Prampolini (1894-1956), che, dalle pagine di L’Artista Moderno, in La Pittura pura, rigettò l’idea della ricerca della purezza e di una «spiritualità astratta» in pittura sintetizzando una personale interpretazione dell’astrattismo futurista nella formula «prodotto psico-fisico = costruzione plastico-cromatica», ovvero, esaltazione dell’energia della materia e dell’emozione direttamente trasmessa all’artista dall’oggetto pittorico.

 

Kandinskij in Italia atto II

All’inizio del 1920, La pittura arte pura venne riproposto nella rivista Valori Plastici con il titolo modificato in Pittura come arte pura e con alcune leggere varianti nella traduzione e nell’impaginazione tipografica. Il testo fu accompagnato da una nota anonima che sottolineava come l’autore fosse il «bolscevico» e «comunista russo» Kandinsky (scritto all’americana), «capo della scuola cosiddetta espressionista». Il saggio apparso sulla nota rivista di critica d’arte fondata da Mario Broglio per la diffusione della pittura metafisica e delle correnti d’avanguardia europea, viene indicato nelle bibliografie dell’artista come il primo testo kandinskiano editato in lingua italiana, ma evidentemente sino ad ora è sempre stata ignorata l’esistenza della precedente pubblicazione in Rassegna Contemporanea, stampato grazie alla lungimiranza di Colonna di Cesarò, figura sulla quale torneremo in seguito.

 

Dopo la pubblicazione dell’articolo nel 1920 e prima degli anni Trenta, in Italia non apparvero scritti originali di Kandinskij e il suo lavoro di ricerca in campo pittorico e teorico fu segnalato da pochi ma attenti critici e artisti: Julius Evola, Vinicio Paladini e Vittorio Orazi.

Evola parlò di Kandinskij in diverse conferenze dedicate al Dadaismo e nella stesura di Arte astratta riprese il concetto della purezza dell’arte e nell’agire artistico.

Paladini in Arte d’avanguardia e Futurismo, pubblicato nel 1923 sulla rivista di tendenza anarco-avanguardista La Bilancia, segnalò l’«astrattismo musicale» di Kandinskij assieme alle opere di Rudolf Bauer, Georg Muche, Vera Idelson, Oscar Kokoschka, Paul Klee e George Grosz, per poi evidenziare, due anni più tardi, in Arte nella Russia dei Soviets. Il padiglione dell’U.R.S.S. a Venezia, la fragilità della sua pittura astratta che cercava «di smembrare la realtà con i più disparati mezzi tecnici», impendendo però all’«astrazione di raggiungere il suo pieno valore».

 

Mentre Orazi (pseudonimo di Alessandro Prampolini, fratello maggiore del pittore Enrico) concluse nel 1925 il suo articolo Freud, la psicoanalisi e l’arte su Il Secolo XX, precisando come l’influenza delle ricerche freudiane avesse avuto riflessi nelle rappresentazioni pittoriche in primis del futurista Umberto Boccioni, «precorrendo l’opera dei Kokoschka, Campendonk, dei Chagall, dei Klee, dei Kandinski [sic], dei Masson, dei Flouquet, che – con maggiore o minore ossequio alla psicoanalisi – tentano, con la magia del colore e della forma e mediante particolari procedimenti simbolici, di rendere i misteriosi paesaggi della interiorità».

 

Grazie all’interessamento di Marinetti, Kandinskij partecipò all’Esposizione Libera Futurista Internazionale che si tenne a Roma dal 13 aprile al 25 maggio 1914 nella Galleria Permanente Futurista Sprovieri; nel catalogo però non appare nell’elenco degli espositori, così come le immagini dei suoi quadri non furono inserite poiché i dipinti purtroppo arrivarono in ritardo in galleria e non poterono essere fotografati. In seguito fu tra gli espositori della XVIIa Esposizione Biennale Internazionale d’arte di Venezia del 1930: per l’occasione, nell’Almanacco letterario Bompiani del 1931, Vincenzo Costantini segnalò la sua presenza tra gli artisti tedeschi come «Kandiuski».

Gli “scontri” con Maccari e Belli

La prima mostra personale di Kandinskij in Italia si tenne soltanto nel maggio 1934, quando l’artista aveva compiuto settant’anni. L’esposizione fu allestita alla Galleria Il Milione di Milano, dove di fronte a 45 acquarelli e 30 disegni prodotti dal 1924 al 1933, l’artista ufficialmente vendette solo un’opera, mentre due quadri furono danneggiati presumibilmente dagli studenti contrari all’arte moderna della vicina Accademia di Belle Arti di Brera.

La mostra non piacque neppure ai critici e ai giornalisti, e Kandinskij, sulle pagine de Il Selvaggio di Mino Maccari, venne accusato di essere un «ebreo russo bolscevico», autore di «ridicole baggianate», espressione della «corruzione estetica» originata dal «sovversivismo ebraico», cacciato dalla Germania nazista e per questo giunto sul suolo italiano che gli aveva offerta «una quanto mai tardiva ospitalità». La risposta di Kandinskij non si fece attendere e in una lettera, scritta di pugno in lingua italiana (pubblicata sul giornale di Maccari con il titolo Il coraggio delle proprie opinioni), affermò di aver esposto la sua «idea di una pittura puramente contro-materialistica» ed essendo lui «un contro-materialista» non poteva essere un marxista, quindi, non essendo un marxista, non poteva nemmeno essere un comunista. Anche Carlo Belli, critico di riferimento de Il Milione, osò criticare Kandinskij soffermandosi tuttavia su considerazioni filosofiche e artistiche assolutamente non spinte da ragioni ideologiche.

Le critiche di Belli furono riportate nel saggio Kn. Il libro venne scritto nel 1930 ma fu pubblicato con i tipi del Milione solo nel 1935 (anche se un’anticipazione, con il titolo “KAPPA ENNE”, accompagnata da tre glosse di Massimo Bontempelli, apparve sulla rivista mensile Quadrante nel giugno 1933), con l’impaginazione studiata appositamente da Attilio Rossi, già fondatore con Carlo Dradi della rivista Campo Grafico.

 

In Kn, Belli giudicò Kandinskij un «inventore» che non poteva «sottrarsi dall’essere un simbolista, sia pure di ordine supremo, un traduttore che rivela l’assoluto, ma non lo manifesta egli stesso da se stesso». Pur sostenendo che Kn fosse «l’évangile de l’art dit abstrait», Kandinskij contestò quell’interpretazione affermando di avere un «unico sogno, quello di fare della pittura» che fosse «un essere vivente… e basta!».

Per evitare malintesi, nel caso vi fosse stata la possibilità di una seconda edizione del libro, messo alle strette dalle osservazioni di Kandinskij che probabilmente si aspettava una revisione del testo, Belli gli propose di pubblicare la lettera dove l’artista esprimeva le ragioni del suo dissenso. Quando il libro venne ristampato nel 1972 lo scritto non venne modificato e restò soltanto la lettera di Kandinskij a testimoniare quanto incorreggibile fosse Belli, critico incapace di correggersi neppure se messo di fronte all’evidenza dei propri errori.

 

A Forte dei Marmi

Nel 1936, Kandinskij tornò di nuovo in Italia invitato dal pittore Alberto Magnelli per trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi. Ospite del prestigioso Albergo Franceschi a Villa Mimosa, Kandinskij si dedicò a rilassanti passeggiate, facendosi anche fotografare vestito di bianco, immortalato come una creatura angelicata, intento a camminare lungo il Fosso Fiumetto antistante l’albergo. L’artista trascorse le giornate in compagnia di Magnelli: assieme visitarono Pisa e durante una gita a Firenze, l’amico gli presentò finalmente Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, il primo a pubblicare un suo scritto in Italia.

 

L’importanza di Colonna di Cesarò

Fondatore del Partito Democratico Sociale Italiano (espressione della cosiddetta Sinistra riformista), nominato ministro delle Poste nel Governo Mussolini di unità nazionale nel 1922, frequentatore di circoli liberali e antifascisti, teosofici ed antroposofici romani, amico e collezionista dei quadri di Evola, Colonna di Cesarò ricevette l’incarico da Kandinskij di tradurre in italiano il suo libro più importante, Della spiritualità nell’arte particolarmente nella pittura. Il volume venne dato alle stampe soltanto nel 1940 dalle Edizioni di “Religio”, casa editrice fondata dal professor Ernesto Bonaiuti, anch’egli noto antifascista, nonché sacerdote sospeso a divinis nel 1908 a seguito della pubblicazione del libro Lettere di un prete modernista (Roma, Libreria Editrice Romana, 1908).

Diventato docente di Storia del Cristianesimo all’Università La Sapienza (incarico perso dopo il rifiuto di giurare fedeltà al fascismo), Bonaiuti fondò e diresse la rivista di studi religiosi Religio con l’annessa casa editrice, entrambe specializzate nella pubblicazione di testi eretici, esoterici e filosofici.

Prima di essere sospesa per ordine del Ministero della Cultura Popolare fascista, Religio pubblicò nel 1939 il volume di Rudolf Steiner dal titolo Antroposofia, Psicosofia, Pneumatosofia (tradotto da Emmelina de Renzis, sorella di Sidney Sonnino e madre di Colonna di Cesarò), e l’anno successivo Della spiritualità nell’arte di Kandinskij. Nel volume, con tono messianico, il padre dell’Astrattismo propose di risvegliare in pittura la capacità «di cogliere nelle cose materiali e nelle cose astratte l’elemento spirituale, che rende possibili infinite esperienze», insomma un modo nuovo di dipingere che mirava ad insegnare agli altri a vedere la realtà in maniera differente.

Dieci anni dopo, nel 1950, Prampolini definì Kandinskij, «il Giotto del XX secolo», anche se la definizione per lui più valida è forse quella di «filosofo della pittura» come precisò Colonna di Cesarò nella premessa a La pittura arte pura.

[Bibliografia in calce]

 

 

Disponibilità dei libri citati (sempre aggiornato)

 

Valori Plastici Rivista d’Arte. Periodico mensile (Anno II. – Roma – N. I-II – Gennaio-Febbraio 1920 (Numero doppio))

EUR 100,00
Disponibile su ABEBOOKS
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Il Secolo XX mensile n ° dic. 1925, contiene: Freud la psicoanalisi e l’arte.

EUR 10,00
Disponibile su ABEBOOKS
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REPRINT Esposizione libera futurista internazionale. Pittori e scultori italiani – russi – inglesi – belgi – nordamericani. Roma, Aprile-Maggio 1914

EUR 10,00
Disponibile su ABEBOOKS
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Bibliografia dei testi citati

- Kandinsky, “La pittura arte pura”, in “Rassegna Contemporanea”, anno VII, serie II, fasc. XVIII, Roma 25 settembre 1914, pp. 838-843. L’articolo originariamente intitolato “Malerei als reine Kunst” fu pubblicato per la prima volta sulla rivista dell’Espressionismo tedesco “Der Sturm”, Jahr 4, n. 178-179, Berlin September 1913, pp. 98-99, e in seguito ripubblicato nel volume di Herwarth Walden, Expressionismus. Die kunstwende, Verlag Der Sturm, Berlin 1918.

- Enrico Prampolini, “La Pittura pura”, “L’Artista moderno. Rivista illustrata d’arte applicata”, anno XIV, n. 1, Torino 10 gennaio 1915, poi ristampato in “Cronache d’Attualità”, anno I, n.6, Roma 30 giugno 1916.

- Kandinsky, “Pittura come arte pura”, “Valori Plastici”, anno II, n. I-II, Roma gennaio-febbraio 1920, pp. 21-22.

- Julius Evola, Arte astratta/posizione teorica/10 poemi/4 composizioni, Collection Dada, Zurich s.d. [ma 1920].

- Vinicio Paladini, “Arte d’avanguardia e Futurismo”, “La Bilancia. Rivista di pensiero e di poesia”, anno I, n. 3-4-5, Roma maggio-luglio 1923, p. 165.

- Vinicio Paladini, Arte nella Russia dei Soviets. Il padiglione dell’U.R.S.S. a Venezia, Edizioni de “La Bilancia”, Roma 1925, p. 28.

- Vittorio Orazi [pseudonimo di Alessandro Prampolini], “Freud, la psicoanalisi e l’arte”, “Il Secolo XX”, anno 24, n. 12, Milano dicembre 1925, p. 812. L’articolo riproduce tra le altre un’opera di Kandinskij, Stato d’animo a p. 808.

- La XVIIa Esposizione Biennale Internazionale d’arte. Catalogo della mostra, Venezia 1930, con testi di Antonio Maraini, Waldemar George, Ugo Nebbia, Teresio Gerevich, Filippo Tommaso Marinetti, Lionello Venturi.

- Vincenzo Costantini, “L’arte contemporanea”, Almanacco letterario 1931, Bompiani, Milano 1931.

- Kandinsky, in “Il Milione. Bollettino della Galleria del Milione”, n. 27, Milano 24 aprile-9 maggio 1934. Il Bollettino contiene sommarie indicazioni sulla biografia dell’artista, sui suoi libri pubblicati, sulle sue Grandi esposizioni e sulle Opere nelle collezioni pubbliche e private; la riproduzione di quattro opere in bianco e nero; le Dichiarazioni di Kandinsky; alcuni Testi critici di Will Grohmann, Félix Morlion, Georges Marlier e gli Omaggi di Christian Zervos, Willy Baumeister, Michel Seuphor, Alberto Sartoris, Jan Willem Eduard Buys, Diego di Rivera e André de Ridder.

- Anonimo [ma Mino Maccari?], “Nuovi arrivi”, “Il Selvaggio”, n. 6-7, Roma 15 maggio 1934.

- Kandinsky [sic], “Il coraggio delle proprie opinioni”, “Il Selvaggio”, anno XI, n. 8, Roma 30 giugno 1934.

- Carlo Belli, Kn, Edizioni del Milione, Milano 1935.

- Carlo Belli, “KAPPA ENNE”, “Quadrante”, anno I, n. 2, Milano giugno 1933, pp. 14-16.

- Carlo Belli, Kn, All’Insegna del Pesce d’Oro-Edizioni di Vanni Scheiwiller, Milano 1972.

- Kandinsky, Della spiritualità nell’arte particolarmente nella pittura, Edizioni “Religio”, Roma 1940.

- Anonimo [ma Ernesto Bonaiuti], Lettere di un prete modernista. Appendice: Dalla sospensione di R. Murri alla scomunica di A. Loisy, Libreria editrice romana, Roma 1908.

- Rudolf Steiner Antroposofia, Psicosofia, Pneumatosofia, trad. di E. De Renzis, Edizioni “Religio”, Roma 1939.

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