"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Un’impostura sovversiva

 

di Carlo Ottone

 

Nel febbraio 1977 apparve nelle librerie il numero novantanove della collana Nuovo Politecnico della casa editrice Einaudi, l’autore era Enrico Berlinguer, il segretario del Pci, il titolo Lettere agli eretici. Epistolario con i dirigenti della nuova sinistra italiana, brossura editoriale, in 16°, è composto dalle 16 pagine iniziali numerate in cifre romane, in cui c’è l’indice, la presentazione e la prefazione, e da 99 pagine numerate in cifre arabe, in cui sono pubblicate le otto lettere indirizzate da Berlinguer ai dirigenti della nuova sinistra italiana.

 

Il libro era messo in vendita a 2.200 lire. Dalla quarta di copertina:

“Queste lettere di Enrico Berlinguer ad alcuni dirigenti della nuova sinistra italiana propongono alla riflessione pubblica le modalità possibili di gestione del potere nella presente realtà italiana. In un momento in cui i conflitti economico-sociali del paese tendono a condurlo verso la disgregazione ed i centri di potere si moltiplicano virtualmente all’infinito, Berlinguer interpreta questo stato di cose come necessario in vista di una gestione della realtà non più fondata sul comando, ma sul consenso, ovvero sulla precostituzione del dissenso. Gli antagonismi politici contingenti sono allora visti come momenti dialettici di un’amministrazione del potere che muove perennemente verso forme superiori, ma che tuttavia non può estinguersi, pena la barbarie”.

Enrico Berlinguer (1922-1984) era il segretario del Pci dal 1972 sino alla morte. Il libro aveva una presentazione di Giulio Einaudi:

“Quando seppi dell’abitudine di Berlinguer di corrispondere con i personaggi più in vista della nuova sinistra italiana, il mio interesse professionale fu subito attratto dalla possibilità di rendere pubblico tale epistolario […] Si trattava di scritti assai recenti indirizzati ai personaggi più in vista nell’agone politico della sinistra italiana che il titolo di questa raccolta ha designato, ovviamente per antifrasi, «eretici» […] Nelle lettere l’autore esprime il proprio punto di vista circa le questioni più disparate, in forma schietta e diretta, senza preoccupazione alcuna per la linea contingente del partito che dirige e fuori di qualsiasi ossequio al pubblico lettore; si direbbe quasi che egli, avvalendosi della libertà propria dell’espressione epistolare, riesca a sciogliere con naturalezza certi nodi ideologici che gli scritti ufficiali di partito spesso ingarbugliano”.

L’autore cura la prefazione: “Ho aderito alla proposta dell’editore Einaudi di pubblicare alcune mie lettere private e condivido le motivazioni che egli ha espresso in nota a parte”. Le lunghe lettere, con un linguaggio forbito e molte citazioni in lingua, risultano indirizzate a: Marco Pannella, leader radicale; Goffredo Fofi, critico cinematografico e saggista; Adele Faccio, laureata in filologia e esponente radicale nota per la battaglia per l’aborto; Angelo Pezzana, fondatore del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario; X, “Questa lettera è stata inviata al dirigente di una formazione politica propugnatrice della lotta armata, attualmente detenuto. Per questa ragione ci asteniamo dal pubblicarne il nome” (nota nel testo); Andrea Valcarenghi, vedette della rivista Re Nudo e del gruppo omonimo; Antonio Negri, leader del movimento degli autonomi nel ’77, condannato per lotta armata ed associazione sovversiva, tra gli anni sessanta e gli anni settanta fu uno dei maggiori teorici del marxismo operaista. Una lettera concepita dall’autore per destinarla al gruppo informale di recente costituzione detto «indiani metropolitani», particolarmente sensibile al risanamento ecologico. Un epistolario con i nuovi soggetti che si affacciavano sulla scena politica. Il libro ha tutti i requisiti di una produzione editoriale ben impostata, rispecchia i canoni di una pubblicazione destinata a un pubblico “colto”, rispecchia i canoni editoriali della collana Nuovo Politecnico, ma, in realtà, il numero novantanove della collana Nuovo Politecnico è un falso! Come sono apocrife le lettere scritte da Berlinguer. Le lettere del segretario del Pci sono state scritte dal torinese Pier Franco Ghisleni. Nelle pratiche politiche e culturali antagoniste di quegli anni erano centrali le tecniche del falso come strumento di critica politica, manifestazione di idiosincrasia nei confronti delle ideologie dominanti.

Le Lettere agli eretici, scritta dal falso segretario del Pci, fu un abile e gustoso azione di falso che crea un evento, incarnava lo spirito irriverente del movimento del ’77, sbeffeggiava il Pci definito «partito dell’intelligenza cinica», ma anche esponenti politici e intellettuali in polemica con Botteghe oscure e a cui sono indirizzate le lettere; un universo variegato che all’epoca agitava lo spazio sociale a sinistra del Pci, suscitando incubi, tormenti ai dirigenti del partito. “Il ’77 non fu solo l’anno del piombo, ma anche quello del girotondo, delle facce pitturate, delle schematizzazioni scoppiate, fu soprattutto autonomia, autonomia dai partiti, dai gruppi, dalle macro aggregazioni, dalle mediazioni, dalle imposizioni, dalle definizioni troppo strette. Il ‘77 fu questo: “un baleno di gioco, di festa, di creatività, di fraternità, spazzato via dalla rabbia, dalla violenza e dalla desolazione” (Pablo Echaurren).

Il 1977 “[…] esprime il momento in cui la lacerazione, già latente nel paese, tra forze rappresentate (o sovra-rappresentate) e forze poco rappresentate (o niente affatto rappresentate), tra organizzazioni e non-organizzazione, tra sistema dei partiti e realtà sociali marginali ( o, per così dire, tradizionalmente non centrali), esplode in maniera clamorosa” (Alberto Asor Rosa).

Per la legge del contrappasso Lettere agli eretici ha avuto una successiva ripresa, parziale, in Lettere apocrife di Enrico Berlinguer. Cara Adele, Caro Angelo. Verbania Possaccio, Mob, 1978. Una rara edizione pirata di un falso editoriale, ridotta rispetto all’originale, che rappresenta una singolare curiosità editoriale: si tratta infatti di un’edizione pirata e di un falso editoriale. L’edizione presenta solo due delle otto lettere apocrife di Berlinguer: quella indirizzata alla femminista Adele Faccio e quella rivolta ad Angelo Pezzana, fondatore del collettivo Fuori. Il libro scatenò la stampa nazionale che si prefisse di scoprire l’autore del falso. Se si compulsano gli archivi dei quotidiani e delle riviste per il periodo compreso tra il novembre 1977 e il maggio 1978, si possono trovare numerosi articoli dedicati alle false Lettere di Berlinguer: in alcuni si dà sobriamente la notizia; in altri si forniscono dettagli sulla vicenda giudiziaria seguita alla diffusione del falso – dalla denuncia della Einaudi, all’ordine di sequestro, fino al processo istruito dalla Pretura di Torino contro l’autore del falso; in altri ancora ci si interroga sulle ragioni sottese all’operazione editoriale.

Una prima segnalazione del falso Einaudi – Berlinguer fu sul «Corriere della Sera», del 7 novembre ’77, con una recensione di Roberto Calasso che fece scoppiare il casa mediatico. Calasso individua la tesi dell’ignoto autore, per il quale “[…] esiste una occulta – e taluni direbbero – oggettiva “complicità” fra il Pci e la sua frantumata “opposizione di sinistra”, per cui le lettere delle pseudo Berlinguer si presentano come “lettere pastorali” a pecorelle neppur tanto smarrite e comunque utilissime al suo grandioso disegno politico:

[…] Rimane da chiedersi il perché della forma scelta dall’Ignoto Mistificatore. Forse, nostalgico del suo Settecento, in cui le pubblicazioni politiche e pornografiche abbondavano di falsi frontespizi (quanti Amsterdam, quanti Cosmpolis su quei libri stampati a Parigi o Francoforte) per difendere gli autori e gli editori dalle occhiute polizie egli avrà voluto rovesciare la situazione, usando il falso nome non per celarsi ma per dare più apertamente scandalo, in un mondo dove la diffusione della cultura è andata di pari passo con il confermarsi della sua innocuità. In questo senso, la scelta del falso autore e delle altre vittime della satira sembra indubbiamente oculata. Chapeau! […]In questo nostro paese tutto dedito a demistificare l’universo esiste almeno un mistificatore convinto e felice”.

Dieci anni dopo Ghisleni cura l’edizione francese, Enrico Berlinguer (Pier Franco Ghisleni) – Lettres aux hérétiques. Correspondance avec les dirigeants de la nouvelle gauche italienne, Éditions du Rhododendron, Grenoble, 1987, preceduta da un Avviso al lettore francese dello stesso Ghisleni. “ Nel 1977, quando fu pubblicato Lettere agli eretici, gli apparati del gauchismo erano già in piena decomposizione. Eppure, molte delle vedettes dell’epoca, chiamate in causa dalle critiche del falso Berlinguer, sentirono il bisogno, per credersi ancora vive, di prendere posizione: seguaci delle virtù proletarie, pederasti politicizzati, femministe dal Valium facile e alcuni altri suggerirono surrettiziamente al pubblico che lo sconosciuto autore del colpo editoriale fosse un reazionario […] Gli scribacchini dei giornali, al contrario, condannarono a gran voce il testo, alcuni sottolineandone i refusi, altri vedendolo come un pastiche a tesi, insomma troppo esplicito, e quindi mal riuscito Ma ciò che soprattutto appariva incomprensibile ai letterati era il cui prodest? dell’imbroglio letterario, e sembrava loro inaccettabile che un libretto anonimo potesse non solo essere comunemente venduto e rubato, ma anche ricevere pubblicità gratuita da giornali e televisioni, così, d’emblée, senza che il suo autore fosse in grado di esibire un laborioso curriculum vitae fatto di meschinità, compromessi e adulazioni. C’è stato anche qualche spirito libero – devo infine riconoscerlo – che ha espresso la sua approvazione per Lettere agli eretici”.

A seguito della denuncia di Einaudi, Berlinguer (il Pci) non denunciò il falso, e non chiese il sequestro delle poche copie del libro ancora in circolazione. Nella primavera del 1978 Lettere agli eretici giunse in un aula di giustizia. Nella deposizione in tribunale Einaudi aveva detto che il libello l’aveva divertito e che ha sempre pensato che fosse uno scherzo e che la denuncia è partita dagli amministratori. Ghisleni è stato ritenuto responsabile non di truffa, ma di aver distribuito materiale contraffatto, condannato a 20 giorni di reclusione con la condizionale, e a 200mila lire di multa.
A conclusione di questa vicenda le parole di Italo Calvino: Il processo di falsificazione una volta messo in moto, non s’arresta più. Siamo in un paese in cui tutto quel che è falsificabile è stato falsificato. Il risultato è che nessuno può essere sicuro di ciò che è vero e di ciò che è falso. (Se una notte d’inverno un viaggiatore).

 

 

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