"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"
Art Book 2011 di Banksy, (Southampron, NY, Keszler Gallery, 2011).

 

Nel 2011, dopo che alcune opere di Banksy come Kissing Cops, Out of Bed Rat e Wet Dog furono “espiantate” dalle loro posizioni originali, trasportate negli Stati Uniti per l’asta ed esposte alla Keszler Gallery di Southampton (Stato di New York), fu prodotta un’edizione limitata speciale di 100 libri d’artista, i cui esemplari furono disponibili all’inaugurazione della mostra.

Ognuno dei 100 esemplari prodotti ha una robusta chiusura magnetica, ed include una fanzine che descrive il processo di estrazione e trasferimento di enormi pezzi di muro con i lavori di Banksy, una serie di cartoncini pesanti che mostrano i pezzi di lavoro e un video in DVD che documenta il sito originale delle opere in Palestina.

Il libro in asta su Catawiki

 

Ma che cosa era successo nel 2011?

Vi ricordate? Eravamo agli inizi di Settembre del 2011. Stavamo assistendo a una delle più sensazionali – e assolutamente non autorizzate – mostre d’arte della storia recente.

La Keszler Gallery di Long Island, New York, fu per alcune settimane nel cosiddetto “occhio del ciclone”, a causa della sua decisione non solo di produrre una mostra non autorizzata delle opere dell’artista britannico che si fa chiamare Banksy, la cui identità è a tutt’oggi misteriosa, ma soprattutto le critiche furono sulla decisione di “espiantare” alcune opere di Banksy che si trovavano in terra palestinese dai siti originari. Le opere in questione furono realizzate in Cisgiordania nel 2007 durante un viaggio dell’artista inglese.

Banksy è infatti un artista di strada che dipinge sui muri, sui pavimenti, sulle scale, sui corridoi, nei tunnel della metropolitana e sulle fiancate dei palazzi e delle case, spesso in quartieri fatiscenti, delle periferie più degradate. L’idea di tagliare chirurgicamente queste opere, di impacchettarle e di trasportarle negli Stati Uniti parve immediatamente una profanazione all’idea stessa delle opere, pensate e realizzate per stare all’aperto, fruibili da tutti fino a che gli agenti atmosferici e il passare del tempo non se le avessero portate via, inghiottendole nella ruggine, nell’umidità e nell’incuria. Seguendo il corso naturale delle cose.

Le opere che facevano bella mostra di sé nelle strade di Betlemme erano Stop & Search e Wet Dog, erano state realizzate su dei larghi muri perimetrali della città, ma un bel giorno vennero fuori dei camion, tecnici che prendevamo delle strane misure e un battaglione di operai-chirurghi. Le opere furono letteralmente staccate dalle pareti e impacchettate. In quattro e quattr’otto sparirono.

I sostenitori dell’opera di Banksy e Banksy stesso – attraverso suoi rappresentanti – insorsero contro questa operazione, sostenendo che le opere fossero destinate al pubblico godimento. La Street Art rifugge infatti da ogni tentativo di commercializzazione, proprio perché le opere sono (o dovrebbero essere) legate al luogo dove sono state impresse. Nessuno poteva immaginare che qualcuno aveva pensato di tagliare i muri e portarsele via.

 

 

 

 

 

 

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