"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Il nome di Mario Tchou circola spesso quando si parla del sogno mancato del computer italiano, ma quasi mai a partire dai suoi testi. Esistono però due oggetti librari che, insieme, disegnano una piccola geografia di carta attorno al genio italo‑cinese della Olivetti: il testo spoglio L’elettronica e l’industria, conservato in sole due biblioteche italiane, e il volume illustrato Contributi all’automazione (Olivetti, 1961) dedicato all’ELEA 9003, firmato Tchou / Ettore Sottsass.

 

L’elettronica e l’industria: un testo minimo, una presenza decisiva

Le tracce disponibili indicano che L’elettronica e l’industria di Mario Tchou è un opuscolo o estratto estremamente essenziale, senza apparato iconografico, reperibile solo in due record dell’OPAC SBN e non presente sul mercato corrente. Il carattere “spoglio” del testo lascia intendere un intervento tecnico o divulgativo, forse nato da una conferenza o pubblicato in una collana di saggi brevi, nel quale Tchou mette a fuoco il rapporto fra elettronica e produzione industriale in un momento cruciale della storia Olivetti.

Attenzione a non fare confusione. C’è un saggio quasi dallo stesso titolo. In esso, e stiamo parlando di “Mario Tchou e l’elettronica italiana”, Jacopo De Tullio ricostruisce con attenzione biografia e pensiero dell’ingegnere. Vi si ricorda come Tchou avesse una visione molto chiara della funzione dell’elettronica nell’industria: passare dalle valvole termoioniche ai transistor, ridurre ingombri e consumi, aumentare efficienza e flessibilità, e soprattutto portare l’elaborazione elettronica dentro i processi produttivi anziché limitarla a poche grandi macchine di calcolo. L’elettronica e l’industria, pur nella sua essenzialità, va probabilmente letta proprio come eco di questa visione: un testo in cui l’ingegnere non parla solo di componenti, ma di modello di sviluppo e di strategia industriale-matematica.

Il fatto che L’elettronica e l’industria sia l’unico scritto esplicitamente attribuito a Tchou conservato in biblioteche italiane, e che sopravviva in appena due esemplari catalogati, lo rende un oggetto di grande interesse bibliofilo. Non è la “grande opera” da scaffale, ma piuttosto il frammento che permette di sentire la voce diretta di chi, altrimenti, conosciamo solo attraverso documenti tecnici e testimonianze di terzi.

 

Contributi all’automazione: ELEA 9003, Tchou e Sottsass

Se L’elettronica e l’industria rappresenta la parola nuda di Tchou, il libro Contributi all’automazione (Ivrea, Olivetti ELEA 9003, 1961) è invece il libro oggetto, la sintesi materiale del progetto che avrebbe dovuto cambiare il destino dell’informatica italiana. Pubblicato poco prima della morte di Tchou, il volume presenta il sistema ELEA 9003 – la macchina completamente a transistor sviluppata dal Centro Studi Calcolatrici Elettroniche Olivetti – e porta la firma congiunta di Mario Tchou ed Ettore Sottsass, che cura l’impostazione grafica e visiva del libro.

 

 

 

Nel racconto di vari saggi specialistici, il progetto ELEA nasce dalla consapevolezza che l’era delle valvole termoioniche è al tramonto. Tchou insiste sulla necessità di passare ai transistor, intuendo che solo così si possono costruire macchine meno “pesanti”, più affidabili, con memorie espandibili e tempi di risposta adeguati alle esigenze dell’industria. La Macchina Zero, poi Elea 9001, segna il primo passo; l’ELEA 9002 è la prima macchina commercializzata, ma mostra ancora limiti di programmazione; l’ELEA 9003 rappresenta invece il salto di qualità, il sistema transistorizzato che permette di pensare al calcolatore non più come oggetto unico e irripetibile, ma come prodotto seriamente industrializzabile.

Contributi all’automazione è il documento narrativo di questa fase: un libro che combina testo tecnico, fotografie dell’Elea, schemi, tabelle, e un impianto grafico di Sottsass che rende visibile l’idea di un “futuro” possibile per l’industria italiana. Oggi un esemplare viene segnalato su eBay intorno ai 1200 euro, cifra che rispecchia la rarità del volume, la domanda crescente da parte di collezionisti di storia dell’informatica e il fascino congiunto dei nomi coinvolti (Olivetti, Tchou, Sottsass).

 

Due libri, un sogno interrotto

Per capire perché questi due titoli interessano un cacciatore di libri, bisogna ricordare il contesto. Mario Tchou, nato a Roma nel 1924 da famiglia cinese, si forma fra Roma e New York, lavora su radar e sistemi di misura, viene chiamato da Adriano Olivetti nel 1955 per dare vita al primo calcolatore elettronico italiano. In pochi anni costruisce il Centro Studi Calcolatrici Elettroniche, coordina il lavoro di decine di giovani ingegneri e matematici, porta a termine la linea ELEA 9003.

L’elettronica e l’industria e Contributi all’automazione appaiono esattamente nell’ultima fase di questa parabola. Da un lato c’è il testo in cui Tchou ragiona, teoricamente e praticamente, su come l’elettronica debba entrare nell’industria, modificandone processi, tempi, qualità. Dall’altro c’è il libro‑vetrina che mostra al mondo l’Elea 9003 come risultato concreto di quella visione. Insieme, i due oggetti testimoniano il momento in cui l’Italia avrebbe potuto costruire un percorso originale nell’informatica, almeno parzialmente autonomo rispetto alle potenze estere.matematica.

La morte improvvisa di Adriano Olivetti nel 1960 e quella di Mario Tchou nel 1961 rompono brutalmente questo filo. Senza il fondatore e senza il capo del progetto elettronico, la sezione calcolatrici viene ceduta, la linea ELEA si spegne, e con essa si spegne la possibilità che l’industria italiana continui a investire su una propria famiglia di calcolatori e, in prospettiva, di computer personali. I due libri restano come reperti di un futuro mancato: non solo testimonianza di ciò che è stato fatto, ma anche traccia di ciò che non è stato proseguito.

 

Valore bibliofilo

Dal punto di vista bibliofilo, L’elettronica e l’industria è un testo rarissimo, invisibile al mercato, reperibile solo in biblioteca. La sua importanza non è tanto estetica quanto documentaria: è uno dei pochissimi testi firmati dall’ingegnere, e proprio per questo, per chi studia Tchou, ha un valore simile a quello di una lettera teorica, di un piccolo manifesto tecnico. La rarità pratica è altissima, la circolazione quasi nulla; il suo campo naturale è quello delle biblioteche storiche e delle collezioni istituzionali, più che del commercio privato.

Contributi all’automazione, per contro, è un libro che, pur essendo raro, ha una presenza sporadica nel mercato antiquario: la segnalazione di una copia a 1200 euro su eBay testimonia una domanda reale e un’offerta limitata, in un ambito in cui convergono interessi di collezionisti Olivetti, appassionati di grafica e design, storici dell’informatica, studiosi di Sottsass. Il valore economico si intreccia con quello storico: un esemplare ben conservato rappresenta un pezzo forte in qualsiasi collezione dedicata all’industria italiana del Novecento e alla nascita del computer.

Insieme, i due testi costituiscono una coppia significativa: la voce teorica di Tchou da un lato, la materializzazione visiva del progetto Elea dall’altro. Per il cacciatore di libri, la caccia al secondo può essere difficile ma non impossibile, quella al primo è quasi esclusivamente una caccia di studio, da condurre tra cataloghi e richieste di consultazione in biblioteca.

 

 

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