"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

La peste è contagiosa

di Carlo Ottone

La peste a Urana, di Raoul Maria De Angelis (Milano, A. Mondadori Editore, 1943)

Raoul Maria De Angelis (1908-1990) scrittore, giornalista e pittore, nel Luglio del 1943, per i tipi della Mondadori, pubblica il suo secondo romanzo La peste a Urana. Con questa nuova opera, nella quale è riaffermata la precisa volontà del giovane e già noto scrittore di proseguire con coraggio nel proprio cammino diverso dalle più facili via comunemente battute dalla nostra narrativa, R. M. De Angelis affronta il romanzo realistico a grande intreccio in cui si agitano le passioni e le vicende di molti esseri carnalmente e selvaggiamente vivi.

“Dalla tragicità di un’epidemia letale, il racconto passa a descrivere, con spietato senso di ironia, i fasti, o meglio, i nefasti di un’altra epidemia non meno distruttrice: la lussuria. La crudezza dell’immaginazione è però splendidamente levigata dal vigore narrativo dell’autore, la cui arte sa sempre superare, senza urtare, il contrasto della vicenda forte e potentemente verista”.

Così viene presentato, con l’indicazione: peso gr. 270. Pagine 308, il lavoro di De Angelis nella scheda bibliografica allegata al libro.

 

Divampa la polemica

Nel 1947, per le edizioni Gallimard, Albert Camus (1913-1960) pubblica La peste, la prima edizione italiana sarà di Bompiani nel 1948. Non trascorre molto tempo che De Angelis accusa Camus di plagio. L’accusa è di aver avuto a modello La peste a Urana nella stesura del romanzo dello scrittore francese; la polemica è riportata dal giornalista Percy Eckstein sul giornale svizzero, di lingua tedesca, Die Tat pubblicato a Zurigo:

“Il letterato italiano – sostiene che il romanzo La peste con il quale è diventato celebre il Camus, sia senza dubbio una copia del suo romanzo uscito nel 1943 La peste a Urana. E veramente le somiglianze dei due libri sono talmente chiare che non sarà difficile credere ad un puro caso”.

Al di là del soggetto dell’esplosione della peste (per Camus a Orano, in Africa, mentre per De Angelis in una città di fantasia, Urana – ma anche identificabile con una località del Sud Italia)

“…le parallele si notano in tutto il clima spirituale e morale dei due libri e soprattutto nel carattere simbolico di queste epidemia mortale”.

De Angelis si lamenta che la querelle non è raccolta da nessun critico letterario italiano che si sia occupato della “Peste” di Camus, e che non abbia trovato necessario indicare le somiglianze tra il suo libro e quello dello scrittore francese. Il periodico La fiera letteraria, fondato nel 1925, e che cesserà le pubblicazioni nel 1977, si occupa del caso sul numero del 16 ottobre 1949:

“La faccenda promette di diventare ancora più complicata (…) il De Angelis sta per essere pubblicato in Francia. La traduttrice ha scritto (allo scrittore italiano) una lettera, nella quale insiste nella frase – la peste è contagiosa – riferendosi ai così chiari paralleli tra il suo libro e il libro di Camus”.

La peste, di Albert Camus (Milano, Bompiani, 1948) – prima edizione italiana [foto: Biblioteca Civica di Belluno]

La peste, di Albert Camus (Paris, Gallimard, 1947) – prima edizione francese

A questo punto scende in campo lo stesso Camus con una lettera al giornale Die Tat che La Fiera Letteraria riporta:

“Non con grande meraviglia ho preso conoscenza dell’articolo (…) La mia risposta è unica: non conosco il signor De Angelis e nemmeno il suo libro che, secondo lui, mi ha ispirato. La mia parola deve naturalmente bastare. Per prevenire però i pregiudizi del mondo letterario, eccovi una prova che non potrà essere messa in discussione: io non conosco l’italiano. Quanto alla somiglianza possa dare una spiegazione. Nessun scrittore che si pone per meta di scrivere sulla peste, può ignorare il meraviglioso libro di Daniel De Foe sull’anno di peste a Londra (Diario dell’anno della peste o La peste di Londra, 1722, N.d.A.) (…) io ho letto questo libro e anche il signor De Angelis lo avrà letto”.

Camus fa quindi notare che il suo libro è ambientato a Orano:

“…ho passato anni della mia vita a Orano e scrivo solo ciò di cui conosco” e conclude con eleganza ed educazione:

“Dopo queste spiegazioni dubito che quelli che mi conoscono abbiano potuto credere un solo istante alle curiose accuse fattemi. Ciò non mi può impedire di augurare al libro del collega tutto il successo che merita”.

R.M. De Angelis replica a sua volta in risposta al collega francese:

“…ritengo valida e veritiera (perché non dovrei?) la franca dichiarazione di Camus, e ne prendo atto. D’altro canto il signor Camus deve convenire con me che le somiglianze tra i due libri sono impressionanti” e passa a segnalare le analogie:

“L’episodio dei topi, così come è descritto nel mio romanzo (vedere le ultime cinque pagine della prima parte) è sfruttato nel romanzo di Camus. L’episodio dei comici messi in quarantena dalle autorità è trattato da Camus in due pagine: ma l’episodio è lo stesso”.

Una conclusione

Ora i topi, forieri della peste, appaiono nelle prime pagine (nell’edizione che ho letto in quarta pagina) mentre nella Peste a Urana appaiono, pochi, nelle ultime pagine della prima parte del romanzo; i comici messi in quarantena nel libro di De Angelis sono motivo di avventure erotiche, nulla a che fare con la peste. Lo scrittore italiano non avendo ulteriori argomenti rivendica:

“..il vantaggio di una priorità di pubblicazione che nessuna polemica potrà distruggere..”, inoltre dichiara di non conoscere l’inglese e quindi di non sapere niente della Peste a Londra.

“..potendo leggere con più profitto quella descritta da Alessandro Manzoni nei suo I Promessi Sposi (…)” e conclude “È il clima del romanzo che conta, sono gli episodi le invenzioni (…) Nei due libri in parte si somigliano. Camus semmai dovrebbe giustificare queste singolari somiglianze”.

Le somiglianze, in effetti, non mancano, ma le vere differenze tra le due opere sono evidenti alla lettura; Camus scrive un capolavoro, i suoi personaggi sono tratteggiati mirabilmente, il loro malessere, non solo per la peste, è descritto mirabilmente: una tragica irruzione dell’assurdo nella vita quotidiana con una dimensione corale, è un romanzo, il solo vero romanzo di Camus, ancora attualissimo e vivo, capace di dirci molto ancora oggi, soprattutto in questi momenti in cui “la peste” è tornata.

Nel 1957 Albert Camus è insignito del premio Nobel per la letteratura. De Angelis, nel suo romanzo, fa dire a un suo personaggio: “La peste semmai, tu l’hai dentro, ed è per questo che non guarirai”.

 

 

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