"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Due autentici feticci, sempre contesi dai collezionisti (e un terzo incomodo)

Nei miei libri mi sono occupato spesso di Darius Caasy – sicuramente uno pseudonimo – giornalista operante durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale e di cui è noto un solo libro, tra l’altro molto raro e avidamente ricercato: La distruzione del mondo? Hitler prepara… (Roma, Rores, 1948). Difficile per me dire cose nuove da come mi sono espresse in A Caccia di libri proibiti: libri censurati, libri perseguitati, la storia scritta da mani invisibili (Edizioni SO, 2019), pagina 46 e seguenti, dove cerco di ricostruire il ricostruibile di questo autore. Ma solo recentemente è venuto fuori qualcosa di più, al momento inedito, che ho rintracciato in Lombardia. Purtroppo la recente emergenza sanitaria da Covid-19 ha interrotto ogni ricerca. E non è una cosa che si può fare online. Ne riparleremo.

Ad ogni modo, vedo che ogni tanto una copia del libro di Caasy fa la sua comparsa su eBay, il che non è mai scontato. Tenete conto che la copertina di questo libro è ormai così conosciuta e ben impressa nella mente dei librai e dei venditori nei mercatini che difficilmente potrà capitarvi a un euro.

Il secondo libro – sempre legato a un autore misterioso, nascosto da uno pseudonimo – è L’uomo venduto 5 volte, di Michele Car (Milano, Corbaccio, 1938). Anche la copertina di questo libro è conosciuta, ben “inquadrata” da chi bazzica le bancarelle, e anche questa difficilmente può capitare ormai per pochi euro. Il libro è molto valutato, addirittura siamo al livello di uno scrittore italiano del secolo XX di prima fascia. Il che può apparire strano al profano, ma si spiega con l’alone di mistero – mai penetrato – che avvolge il nome di Michele Car. Il sistema bibliotecario annovera anche altri due titoli per questo autore. Essi sono L’errore Ford (Torino, Silvestrelli & Cappelletto, 1932) e Ta-tà quello che il cuore desidera: tre atti (Torino, Tipografia Castello, 1940). Entrambi di contenuto sconosciuto. Ho fatto delle ricerche sull’autore. Qualcosa è venuto fuori ma solo per infittire ancor più il mistero. Michel Car, secondo una fonte, potrebbe essere stato un giornalista, addirittura un inviato gastronomico, che lavorava negli anni ’30 a Stampa-Sera, l’edizione pomeridiana de La Stampa. Secondo un’altra, era stato direttore artistico della Victoria Film di Torino. Le ipotesi ballano.

Per quanto invece riguarda L’uomo venduto 5 volte, di Michele Car (Milano, Corbaccio, 1938) si sa che il libro è una sorta di reportage (ambientato in Africa; epoca coloniale) su un fatto tra cronaca e politica (con loschi traffici) che si dà come autentico. Sarebbe il diario di un classico signor sconosciuto, un tale Esteban Esteban, forse passato a miglior vita. Tra l’altro in appendice il libro contiene copie di vari documenti d’indagine. Un po’ nello stile – come scrive Martina Trevisan di Art & Bibliophilia – del famoso Un delitto al largo di Miami: una innovazione della letteratura gialla, di Dennis Wheatley [presenta un romanzo poliziesco] (Mondadori, 1937) con un ampio corollario di buste allegate al libro, contenenti reperti d’indagine (ciocca di capelli compresa), impronte digitali, fotografie, documenti vari, ricevute ecc. Realmente un’innovazione per il tempo.

 

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