"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

Il caso del presunto plagio nel romanzo “Il nome della rosa”: un confronto tra “The excommunicated” di Costas Socratous [Kōstas Sōkratous] e la celebre opera di Umberto Eco

 

Negli annali della letteratura mondiale, il romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco ha conquistato un posto d’onore, elevandosi al rango di uno dei capolavori più amati e influenti del XX secolo. Tuttavia, durante la sua “storia” editoriale a un certo punto è emersa un’ombra sull’originalità del testo, con una fastidiosa accusa di plagio che coinvolge un altro romanzo, quello dello scrittore cipriota Costas Socratous, intitolato “The excommunicated” (= “Gli scomunicati”), uscito per la prima volta nel lontano 1964 a Cipro.

 

Lo scenario del caso: “The excommunicated” è un romanzo scritto da un autore poco noto, ma apprezzato da una cerchia di lettori di lingua greca. Sostenendo di essere stato plagiato, l’autore ha svelato una serie di similitudini tra la sua opera e il celebre best-seller di Eco.

Un elemento chiave che l’autore di “The excommunicated” evidenzia come prova del presunto plagio è la struttura narrativa entro il contesto di un mistero che si dipana in un monastero medievale. Entrambi i romanzi ruotano attorno a un personaggio principale (un monaco o un frate), con un giovane aiutante, i quali si immergono in un intricato enigma che coinvolge omicidi misteriosi all’interno delle mura di un monastero chiuso. Tuttavia, secondo alcuni osservatori, queste similitudini potrebbero essere considerate come tematiche comuni dell’epoca medievale piuttosto che prove di plagio vero e proprio.

 

Qualcosa su Costas Socratous

Costas Socratous è nato a Nicosia nel 1939. Si è diplomato alla Samuel Commercial School e ha lavorato come giornalista. Collaborò con diversi giornali e riviste, e per un certo periodo pubblicò lui stesso la rivista Nea Patrida. Suo fratello ventenne Christos Sokratos scomparve dal 1964. Kostas Sokratous era allora il fondatore e segretario generale dell’Unione pancipriota dei parenti degli ostaggi greci massacrati dai turchi. Pubblicò per un certo periodo il Libro nero sulle brutalità dei turchi durante le rivolte intercomunali del 1963-1964 . È stato anche presidente dell’Unione degli scrittori di tutta Cipro.
Apparve nella letteratura cipriota nel 1959 con la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie intitolata “Eroine“. Negli anni successivi si occupò sia di poesia che di prosa e di drammaturgia. Ha pubblicato numerosi libri.

Afferma il romanziere cipriota su cari libri scritti sull’argomento:

 

“Come è possibile che nei due romanzi in questione, il mio “Gli Scomunicati” pubblicato nel 1964 e in “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco pubblicato nel 1980 (in Grecia nel 1985), troviamo centinaia di somiglianze con gli stessi miti e gli stessi eroi?
Ne “Gli Scomunicati” pubblicato la prima volta nel 1964 a Nicosia troviamo il filosofo Maestro Yoryias e il suo compagno e discepolo Georghis che entrano nell’enorme Monastero murato, dove li aspetta l’Abate, e lì frugano in una cripta segreta sotterranea, un vero e proprio labirinto, dopo aver sceso 15-20 gradini, per trovare misteriosi manoscritti greci antichi dei grandi filosofi Platone, Socrate e altri, gli unici salvati dall’incendio della Biblioteca di Alessandria e che potrebbero provocare una rivoluzione nella Chiesa. I due protagonisti vengono coinvolti in misteriosi omicidi con corpi rinvenuti nel terreno fangoso, che qualcuno ha trasportato lì da un altro posto, il tutto con la presenza di impronte nel terreno. E queste storie si dipanano nello spazio angusto di un Monastero, di un cimitero, di un labirinto e di un villaggio vicino. E addirittura in un tempo prestabilito (4 giorni nel romanzo Gli Scomunicati e 7 giorni per “Il nome della rosa“).
Come mai gli stessi avvenimenti accadono, in un altro romanzo, ne “Il nome della rosa” pubblicato in Italia nel 1980, dove ancora due monaci, il Maestro Guglielmo, monaco e filosofo, e il suo allievo accompagnatore, Adso, salgono in un enorme Monastero murato, dove anche qui li aspetta l’abate e loro accedono ad una cripta sotterranea segreta per trovare i misteriosi manoscritti in greco antico del grande filosofo Aristotele, gli unici che sono stati presi dalle mani di un arabo non credente, e che di certo si salvarono dall’incendio della Biblioteca di Alessandria e dove anche questi porteranno ad una rivoluzione nella Chiesa?
E com’è possibile che Maestro Guglielmo da Baskerville e Adso siano nuovamente coinvolti in misteriosi omicidi con i corpi lasciati in modo tale da dimostrare che qualcuno li ha trasportati da qualche altra parte con l’analisi delle tracce e delle impronte? Com’è possibile, inoltre, che tutto si svolga nuovamente nello spazio angusto di un monastero, del cimitero, del labirinto e del villaggio vicino?”

 

L’analisi della vicenda

Il caso finì davanti ai tribunali dove l’autore italiano venne poi scagionato. Tuttavia, Costas Socratous, insistendo nelle sue accuse contro Eco, pubblicò in seguito uno studio in cui presentava tutte le prove in base alle quali, secondo lui, era dimostrabile il plagio. Le sue teorie furono inserite nelle successive edizioni del suo romanzo, con abbondanti citazioni a partire dalle copertine dei volumi.
Sokratous intentò la causa nel 1989 quando lesse per la prima volta Il nome della rosa rendendosi conto delle somiglianze tra le due opere. La questione assunse grandi proporzioni e una pubblicità tale che fu rilanciata in tutto il mondo. In realtà l’autore cipriota fu informato da Demetris Siatopoulos, vincitore del premio dell’Accademia di Atene, avvocato in pensione e critico letterario di alto livello in Grecia. Ad ogni modo, il romanziere cipriota, tramite i suoi legali, chiese 2,2 milioni di dollari di risarcimento danni agli editori greco e italiano di Umberto Eco, la Gnossi e il Gruppo Editoriale Fabbri Bompiani.

La decisione finale della corte nel 1992 scagionò Eco dal dubbio con la formula:

Anche la completa identità di due opere non costituisce una prova conclusiva della copiatura allorché sia possibile dimostrare che all’autore dell’opera presumibilmente copiata gli sia stato in realtà impossibile accedere all’originale.”

Nel 1997 seguì un ricorso da parte dell’autore cipriota, che la corte respinse sulla base del fatto che:

“Ne “Il nome della rosa” l’azione si svolge in un edidicio in ambientazione medievale, allestito dall’immaginazione e dall’ampia conoscenza e dagli studi del suo autore. Ha descrizioni eccellenti ed estese sia che si tratti del monastero stesso (all’inizio del libro quando arrivano i personaggi principali) o delle dispute nella chiesa cattolica e nelle sue eresie. Un aspetto brillante del libro è l’intenso elemento poliziesco, che ha il livello delle storie di Sherlock Holmes. È il racconto seducente e piacevole delle avventure dell’autorità in un monastero, nel 1327, a suscitare l’inesauribile interesse e ansia nel lettore. Il mistero del delitto da risolvere permea l’intera trama.

Questo libro è un’altra ampia cronaca delle guerre di religione del XIV secolo. E anche degli ordini monastici dell’epoca e delle varie sette che contagiavano la religione cattolica. Anche il ricorso alle allegorie non è raro. Così come il divieto di utilizzo del secondo piano della biblioteca, nel quale, secondo l’abate, si trovavano libri con molte fasità, simboleggia un fenomeno sociale senza tempo, ossia l’aderenza alle dottrine e aloro consolidamento ostacolando il libero accesso e l’utilizzo della conoscenza.

Leggendo i due libri si ha un senso costante e intenso dell’alterità di tutti gli elementi che compongono un romanzo, che in ultima analisi è l’alterità stessa dei suoi autori. Ciascuno ha impresso la propria impronta distinta al proprio lavoro. Per le ragioni sopra esposte il ricorso viene rigettato.”

Va detto che la similarità di alcuni passi nei due romanzi è innegabile, mostrando una corrispondenza di ambientazioni e trama. Tuttavia, bisogna tenere presente che il tema della nobiltà d’animo, del coraggio e della propria autocritica può essere considerato un’espressione letteraria comune e non necessariamente una prova di plagio. Quindi, nonostante l’esistenza di similitudini tematiche e di episodi narrativi che potrebbero far pensare a un plagio, è importante affrontare questa questione con cautela. L’accusa di plagio richiede prove concrete, non solo somiglianze superficiali o apparenti. Senza ulteriori elementi, è difficile affermare con certezza se “Il nome della rosa” sia stato effettivamente plagiato da “The excommunicated“. Spetta agli esperti e alle autorità competenti approfondire l’inchiesta e valutare tutte le informazioni a disposizione per determinare se il plagio sia realmente avvenuto o se si tratta di semplici coincidenze. Nel frattempo, continueremo ad ammirare “Il nome della rosa” come un’opera letteraria di grande importanza e lasciamo questa controversia aperta all’interpretazione dei lettori e degli studiosi. Per il momento la sentenza dei tribunali è davvero l’unica cosa che conta.

 

L’intervista rilasciata da Costas Socratous alla notizia della morte di Umberto Eco

“Sono rimasto veramente addolorato nell’apprendere della morte di Umberto Eco. Eco conosceva cinque lingue tra cui il greco antico. Io e Umberto Eco siamo stati in disputa per tre anni, perché lo accusavo di aver rubato il mito e la trama del mio libro “Gli scomunicati“, pubblicato nel 1964. In effetti, ci sono molte somiglianze tra di esso e il suo libro “Il nome della rosa“. Ciò ci ha portato davanti ai tribunali della Repubblica di Cipro, ma sfortunatamente la legge britannica applicabile in quel contesto non era a mio favore.

La televisione greca mi aveva dedicato un omaggio agli eventi culturali e uno al principale notiziario. Avevo diversi amici scrittori che mi difendevano, come il caro Petros Stylianou e l’amico Andros Pavlidis, ma avevo anche diversi altri scrittori contro di me. Ci sono molte somiglianze tra i due libri, con due visitatori che si recarono al monastero vestiti da monaci del Monte Athos. Cercavano gli antichi manoscritti di Platone e Socrate. Nel frattempo nel monastero si stavano verificando misteriosi crimini.
Sono stato intervistato dalle principali riviste come Der Spiegel ed Epoca, che hanno sostenuto il mio punto di vista. Mi ha intervistato anche il canale americano CNN e il grande studioso Sofronis Sofroniou, che era in America e ha ascoltato la mia intervista, mi ha detto che era convincente. Nel frattempo il romanzo di Costas SocratousGli scomunicati” è stato ripubblicato più volte. La stessa opera, intitolata “The Excommunicated”, è stata pubblicata anche in inglese nel 1994.”

 

I libri da cercare

Ο αφορισμένος [Ho aphorismenos], di Kostas Sokratous (Leukōsia [Nicosia], Geka, 1964) è la prima edizione (in greco) del romanzo dello scrittore di Cipro; un romanzo passato inosservato”.

 

 

 

 

 

The Excommunicated: Is the “Name of the Rose”, di Costas Socratous (Nicosia, Lexigram Ltd, 1994). Si tratta dell’edizione in lingua inglese del romanzo di Kostas Sokratous che è anche un libro-denuncia con il quale egli vorrebbe dimostrare il plagio di Eco al suo romanzo, con centinaia di note al testo dove si cerca di dimostrare le analogie tra i due romanzi.

 

 

 

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