Per chi non vuole guide turistiche preconfezionate
Ci sono libri che nascono ai margini geografici del mercato e proprio per questo, nel tempo, rischiano di diventare oggetti preziosi, più cercati che trovati. “Sotto il cielo di Atacama” di Ilaria Bonfante è uno di questi casi: un libro cartaceo scritto in italiano, pubblicato nel settembre 2024 da Letras Lavadas edições , piccolo editore di Ponta Delgada, alle Azzorre, e unico titolo in italiano nel suo catalogo, storicamente dedicato alla produzione in lingua portoghese.
L’autrice è una viaggiatrice solitaria e consulente di viaggio che da anni lavora sui temi del turismo responsabile e dei viaggi al femminile; in un intervento al TTG di Rimini, alla fiera “Books and Go”, ha raccontato come il suo nuovo libro nasca da uno dei suoi itinerari più intensi, tra Cile e Bolivia, e come sia collegato direttamente alla sua esperienza di “donna che viaggia da sola”. “Sotto il cielo di Atacama” è dunque il racconto – a metà tra diario e saggio – di un lungo percorso in solitaria nel Cono Sud, ma anche una riflessione ampia su turismo responsabile, emancipazione femminile e natura sostenibile, temi che attraversano in profondità la scrittura della Bonfante.
Un libro italiano, un editore delle Azzorre
L’aspetto forse più sorprendente, dal punto di vista bibliografico, è la scelta dell’editore. Letras Lavadas edições è una realtà radicata a Ponta Delgada, sull’isola di São Miguel, con una libreria‑vetrina nel cuore del centro storico. Il motto della casa editrice – “Find the book of your life at Livraria Letras Lavadas” – riassume bene la vocazione: uno spazio piccolo, curato, che punta su titoli selezionati, spesso legati ai temi del viaggio, dell’identità, del territorio.
Dentro un catalogo quasi completamente in portoghese, ospitare un testo interamente in italiano è una scelta controcorrente e, al tempo stesso, rivelatrice. “Sotto il cielo di Atacama” non è una traduzione in uscita multipla, non è il volume italiano di una collana internazionale, ma un oggetto ibrido: libro di viaggio italiano, legato a un immaginario sudamericano, pubblicato da un editore portoghese insulare che opera ai margini della grande distribuzione continentale. È una combinazione che, per chi si occupa di libri difficili, suona come un campanello d’allarme (positivo): se interessa, conviene pensarci presto.
Un canale distributivo stretto (forse unico)
Dal punto di vista pratico, il titolo non sembra essere stato affidato alla grande distribuzione italiana: non circola stabilmente nei soliti canali librari del nostro Paese, non risulta presente nei grossi aggregatori, e l’impressione forte è che l’unico canale di approvvigionamento realmente affidabile sia quello della casa editrice.
Tradotto in termini da Cacciatore di libri, significa: niente copie “residuali” facilmente pescabili fra remainder, magazzini di catena o grandi piattaforme; nessuna tiratura pensata per il mercato di massa italiano; disponibilità legata alla capacità logistica di un editore insulare, con una propria libreria‑showcase ma con distribuzione esterna inevitabilmente limitata.
Oggi il libro è acquistabile rivolgendosi direttamente a Letras Lavadas (fisicamente, se si passa da Ponta Delgada, o tramite i contatti dell’editore); non risulta invece una presenza strutturata nel circuito delle librerie italiane indipendenti o di catena. Questo dettaglio – apparentemente tecnico – è esattamente ciò che, sul medio periodo, crea le premesse per una rarità di fatto: chi non lo prende ora, difficilmente potrà recuperarlo domani a prezzo normale. Su Amazon è presente in pianta stabile solo l’e-book.
Viaggiare da sole tra Cile e Bolivia: il vissuto dell’autrice
“Sotto il cielo di Atacama” nasce da un viaggio che l’autrice stessa definisce “uno dei miei viaggi in solitaria più belli, tra Cile e Bolivia”, come racconta in un breve video sul tema “donne che viaggiano da sole”. Il punto di vista è quello di una viaggiatrice che rivendica la libertà del movimento femminile in solitudine, senza però scivolare nel mito un po’ ingenuo del “mollo tutto e parto”: l’enfasi è su preparazione, consapevolezza, responsabilità nei confronti dei luoghi attraversati e delle persone incontrate.
Il libro intreccia tre fili principali: a) Il deserto di Atacama come paesaggio simbolico – uno dei luoghi più aridi e spettacolari al mondo, diventato negli ultimi anni meta privilegiata di turismo astronomico e di viaggi naturalistici; b) l’esperienza del viaggio in solitaria come occasione di emancipazione concreta, non teorica, per una donna che gestisce da sé itinerari, rischi, tempi, incontri; c) la riflessione sotterranea su un turismo più responsabile, che si misura con l’impatto ambientale e sociale di un flusso crescente di visitatori in aree fragili come l’Atacama cilena o l’altipiano boliviano.
La prospettiva è schiettamente contemporanea: non il “Sudamerica esotico” di tanta letteratura di viaggio d’antan, ma un’America Latina attraversata da problemi molto concreti – cambiamento climatico, pressione turistica, disuguaglianze – che l’autrice prova a guardare senza filtri romantici, pur non rinunciando allo stupore per i luoghi e gli incontri.
Turismo responsabile, emancipazione femminile, natura sostenibile
Uno dei punti di forza del libro, per chi legge con l’occhio allenato ai temi del presente, è il modo in cui alcuni nodi concettuali – turismo responsabile, empowerment femminile, rapporto sostenibile con la natura – non vengono trattati come “cornice” saggistica, ma emergono dalle situazioni concrete del viaggio.
Ci sono passaggi in cui il turismo di massa viene messo in discussione: la retorica dei “posti instagrammabili”, la corsa alle stesse foto degli stessi tramonti nel deserto, la trasformazione di villaggi e comunità locali in quinte sceniche per un’esperienza occidentale preconfezionata. Al tempo stesso, il libro insiste sull’idea che viaggiare responsabilmente significhi scegliere – tempi più lunghi, strutture più piccole, operatori locali più consapevoli – e accettare un certo grado di scomodità per evitare di schiacciare i luoghi sotto il peso della propria presenza.
Sul fronte dell’emancipazione femminile, la testimonianza della Bonfante è doppiamente interessante: da un lato descrive la percezione esterna – la donna che viaggia da sola, osservata, giudicata, talvolta paternalisticamente “messa in guardia” – dall’altro mostra il rovescio della medaglia, cioè la capacità di costruire reti, alleanze, complicità con altre donne incontrate lungo il percorso. La natura, infine, non è solo sfondo: il deserto, i cieli di Atacama, l’altipiano boliviano sono riconosciuti come ecosistemi fragili, non come parchi giochi inesauribili. Il tema della sostenibilità resta sullo sfondo ma permea le scelte narrative: niente prodezze estreme, nessun turismo predatorio, piuttosto un tentativo di restare “leggeri” sui luoghi.
Un viaggio tra cosmos ed emancipazione
Ilaria Bonfante costruisce in Sotto il cielo di Atacama un racconto di viaggio che si articola su cinque dimensioni tematiche interconnesse, ognuna di le quali contribuisce a definire non solo l’esperienza geografica del viaggio, ma anche la sua riflessione etica e politica.
Il nucleo centrale del libro è l’esperienza di una donna che viaggia da sola per tutto il percorso, attraversando Cile e Bolivia senza compagni fissi. Compagni di viaggio si aggiungono occasionalmente per brevi tratti, ma la voce narrativa rimane esclusivamente quella dell’autrice. Questo episodio trasforma il viaggio in un atto di libertà femminile, e il tema è esplicitamente ispirazionale, come dichiara il sottotitolo del libro (La mia esperienza responsabile e sostenibile, per ispirare le donne a viaggiare in libertà) che promette di ispirare le donne a viaggiare in libertà. Tuttavia, è utile riconoscere che questa prospettiva, sebbene stimolante e ispiratrice, apre a alcune riflessioni che potrebbero essere approfondite. Il libro si pone con entusiasmo come modello per le viaggiatrici, ma non esplora completamente alcune dimensioni che nella pratica possono rappresentare ostacoli: le barriere economiche, poiché viaggiare da sola costa sensibilmente di più senza la condivisione di costi di alloggio, trasporto e cibo; i rischi di sicurezza, dato che la realtà concreta dei pericoli per le donne che viaggiano in solitaria in paesi con tassi di violenza elevata non viene completamente affrontata; e infine il presupposto che tutte le donne possano e desiderino viaggiare da sole, un’affermazione che potrebbe non considerare pienamente le responsabilità familiari, lavorative ed economiche che molte donne si trovano a gestire. Queste considerazioni non sminuiscono il valore del libro, ma indicano piuttosto che il viaggio in solitaria femminile è un tema complesso che meriterebbe ulteriori approfondimenti per renderlo davvero accessibile a tutte.
Il capitolo dedicato al Cile si concentra sul deserto di Atacama, uno dei luoghi più bui al mondo, perfetto per l’osservazione astronomica. L’autrice non descrive solo il paesaggio fisico, ma collega il landscape cosmico all’esperienza interiore: il cielo stellato diventa metafora di orizzonti di possibilità, di limiti superati, di un’autonomia che si espande come l’universo osservabile. Il titolo del libro, Sotto il cielo di Atacama, ha quindi un doppio senso, fisico nel riferimento al cielo stellato del deserto visibile grazie alla purezza atmosferica, e metaforico nell’allusione all’orizzonte di libertà che si apre alla donna viaggiatrice.
Il capitolo sulla Bolivia introduce un contrasto tematico netto con il Cile, poiché da natura e cosmos si passa allo sfruttamento delle risorse. Le attività estrattive, principalmente minerarie, rappresentano un’antitesi all’esperienza cosmica: il territorio non è più contemplato come universo, ma è sfruttato come risorsa. Questo passaggio suggerisce implicitamente una critica al rapporto tra turismo ed estrattivismo, dato che il turismo responsabile proposto dall’autrice si contrappone al modello economico estrattivo.
Il sottotitolo esplicito del libro, che dichiara l’esperienza responsabile e sostenibile, segnala che il tema del turismo sostenibile è centrale nella narrazione. L’autrice promuove ecoturismo con rispetto per l’ambiente naturale, turismo attivo e coinvolgimento delle comunità locali che superano il turismo da vetrina per trasformarsi in interazione reale.
L’appendice dedicata esplicitamente al women empowerment collega tre dimensioni, il viaggio in solitaria, l’autonomia femminile e la libertà economica. La domanda aperta riguarda quanto sia sviluppata questa parte teorica, poiché dall’analisi strutturale del libro l’appendice è un elemento distintivo che trasforma il memoir in un testo con ambizione politica.
Il libro è narrato in prima persona esclusiva, con una voce che è intima per il viaggio da sola e le riflessioni personali, riflessiva per l’elaborazione dell’esperienza, e presumibilmente mista, descrittiva nel paesaggio cosmico, analitica nell’attivismo estrattivo, riflessiva nell’empowerment femminile. Questa struttura tematica crea un equilibrio tra memoir personale e testo di riflessione politica.
Livraria Letras Lavadas: una piccola libreria nel cuore di Ponta Delgada
Per chi ama anche il lato “geografico” del libro, c’è un altro dettaglio non secondario: Letras Lavadas non è solo un marchio editoriale, ma una vera e propria libreria in centro a Ponta Delgada, affacciata su Largo da Matriz, in un edificio rinnovato con gusto, diventata negli anni un punto di riferimento per lettori e autori locali.
Un’intervista apparsa sul Portuguese American Journal la definisce “a charming spot in the heart of Ponta Delgada”, sottolineando come lo spazio sia costruito per invitare alla permanenza, con presentazioni, incontri, una selezione ragionata di titoli e un’attenzione particolare al legame tra libri e territorio. Immaginare “Sotto il cielo di Atacama” sugli scaffali di questa libreria – unico volume italiano tra decine di titoli in portoghese – aggiunge una dimensione quasi narrativa al libro stesso: un testo di viaggio che parte dall’Italia, attraversa Cile e Bolivia, e trova la sua casa editoriale definitiva in mezzo all’Atlantico, su un’isola vulcanica.
Per il cacciatore di libri, questo spostamento geografico non è un semplice sfizio: significa che la catena di approvvigionamento passa da un luogo preciso, fisico, relativamente lontano dal circuito librario italiano. Oggi il libro è raggiungibile; domani, se la tiratura sarà esaurita e l’editore deciderà di non ristamparlo (o di farlo solo in portoghese), il reperimento potrebbe diventare un piccolo rompicapo.
Il possibile valore nel tempo
“Sotto il cielo di Atacama” non è, per ora, un libro “da bolla” o da cifre folli sul mercato dell’usato. Ma alcune caratteristiche lo rendono potenzialmente interessante nel medio periodo: a) è un testo in italiano pubblicato da un editore non italiano, periferico rispetto alla grande distribuzione; b) è legato a temi che difficilmente scadranno (viaggio, turismo responsabile, femminile in movimento); c) la tiratura non sembra pensata per il grande pubblico di massa, ma per un pubblico molto mirato; d) il canale di vendita principale è quello diretto (casa editrice/libreria), non una rete ampia di librerie nazionali.
Questo significa che, tra qualche anno, chi vorrà recuperare il volume per motivi di studio (turismo sostenibile, travel writing contemporaneo, narrazioni di viaggio al femminile) potrebbe trovarsi davanti alla classica situazione da “libro piccolo ma già sparito”. Non è il raro antico, ma il contemporaneo difficilmente rintracciabile: quella fascia grigia in cui Cacciatore di libri pesca spesso i casi più interessanti.
Per il lettore‑cacciatore
Per chi semplicemente legge, “Sotto il cielo di Atacama” è un invito a guardare il viaggio non come consumazione, ma come relazione: con i luoghi, con le persone, con il proprio corpo, con le paure e le libertà che il movimento innesca. Per chi, invece, ha anche l’occhio allenato al futuro valore dei libri, il consiglio è molto semplice: se il titolo vi incuriosisce, non aspettate di vederlo apparire magicamente sugli scaffali italiani.
Al momento, la traiettoria più diretta passa da Ponta Delgada e dalla sua Livraria Letras Lavadas: un piccolo punto sulla mappa che, per i cacciatori di libri, potrebbe diventare presto uno di quei luoghi da ricordare – non solo per la bellezza delle Azzorre, ma per un volume italiano nato ai margini del mondo, sotto il cielo chiaro dell’Atacama e quello mutevole dell’Atlantico.
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)


