"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Il Radio Depero di Gloria Canestrini (Area Studio Edizioni, giugno 1990)

 

di Massimo Gatta

 

Nella vasta, complessa e prestigiosa storia editoriale/tipografica del Futurismo uno dei pilastri, e forse tra le opere più importanti e innovative dell’intero Novecento europeo, è il celeberrimo Depero futurista del 1927, comunemente conosciuto, riconosciuto e fortemente ambito dai collezionisti, non solo di futurismo, come il libro imbullonato, sul quale è inutile dilungarsi tante e tali sono le fonti bibliografiche, gli articoli e i saggi ai quali attingere per la sua “biografia”.

L’imbullonato superò in innovazione e modernità perfino le più ardite sperimentazioni dei futuristi russi, del Bauhaus, così come dei vari dadaismi, surrealismi ed espressionismi tipografici di cui è ricca la prima metà del Novecento Europeo, diventando il precursore e tra i maggiori rappresentanti di quello che è poi stato definito il libromacchinismo. Nulla di simile era apparso prima del 1927 con quel Depero bullonato, e nulla di simile apparirà in seguito, segnando per sempre la geniale intuizione del suo autore unita alla spregiudicata azione materiale di Fedele Azari (si rimanda alla corrispondenza tra l’artista e Azari per le fasi di realizzazione del bullonato).

Ciò che qui interessa è però l’eredità grafico/tipografica che l’imbullonato deperiano ha lasciata, la lunga e profonda traccia che nei decenni successivi ha segnato e caratterizzato tutta una serie di pubblicazioni che in qualche modo tendevano a rifarsi all’originale, in particolare attingendo alla sua innovativa e straordinaria rilegatura con bulloni e coppiglie. Ciò ha dato luogo al fenomeno tipografico/editoriale dei ‘neo-imbullonati’, con esiti alterni e a volte neppure minimamente all’altezza del capostipite. Comunque sia questa serie di neo-imbullonati, caratterizzati appunto dalla presenza di bulloni o viti per la legatura, è abbastanza numerosa, spaziando dai cataloghi di mostre futuriste a inviti a mostre, come ad esempio quella celebre deperiana alla Galleria Fonte d’Abisso che riprendeva, in piccolo, esattamente la medesima grafica di copertina e la legatura con due piccoli bulloni del Depero del ’27.

Tra i tanti e variegati esiti della produzione di neo imbullonati spicca la presenza di questo fantasma editoriale, Radio Depero. Interviste, liriche, parolibere, introduzione e testo di Gloria Canestrini, in quanto la sua presenza non è mai stata attestata nelle tante bibliografie dedicate al Futurismo o al post Futurismo, neppure nel Depero new Depero di Nicoletta Boschiero, volume-catalogo del 2023 che ha il merito di aver documentato il multimediale del poliedrico artista roveretano e la sua sconfinata influenza nel design, nell’arte e nel teatro. La parola “nuovo” nel titolo celebra il talento per l’innovazione di Fortunato Depero (1892-1960), nonché l’influenza che ha esercitato sia su designer come Ettore Sottsass e Alessandro Mendini, sia sugli artisti del Nuovo FuturismoGianantonio Abate, Innocente, Marco Lodola, Umberto Postal e Plumcake – che fondono Futurismo, Pop art e kitsch; così come risulta assente da ICCU-SBN, dai siti di vendita online, o da cataloghi antiquari o d’asta. Il volume, che riproduce le Liriche radiofoniche di Depero e con legatura bullonata stile Dinamo-Azari, conteneva la trascrizione parolibera di un programma radiofonico nato dalla collaborazione tra l’autrice e la Sede Regionale della RAI 3 di Trento, trasmesso per la prima volta nell’autunno del 1986 col titolo Radio Depero, interviste a Dario Fo, Ugo Nespolo, Arrigo Lora Totino, Vittorio Fagone, Enrico Crispolti e altri, e con un testo critico dello studioso Maurizio Scudiero. Quella iniziativa editoriale era collegata all’attività di stampa e di diffusione dei maestri del Futurismo condotta dall’allora Area Studio Edizioni d’Arte che, come si legge a stampa, “è tesa a portare in luce alcuni aspetti meno noti, ma non per questo meno stimolanti del movimento e della ricerca futurista”.

Il neo imbullonato venne stampato interamente in serigrafia, testo e tavole, nel 1990 in 300 copie numerate in numeri arabi, più XXX in romani (probabilmente destinate al Comune di Rovereto), tutte le copie contenevano 8 tavole a colori stampate in serigrafia, numerate in basso a matita. Una tiratura limitata ma comunque non tanto esigua che rende curiosa la non presenza in nessuna biblioteca italiana di un esemplare dell’opera, a meno che la tiratura indicata di 380 copie non fosse un’indicazione fittizia, forse la tiratura era più bassa. Il volume, su progetto grafico di Nicoletta Spendolini e Massimiliano Patrignani con la consulenza grafica di Leonardo Sonnoli, era nel formato ‘elefante’ di 70×50 cm., 42 pagine in serigrafia, rilegato con 4 bulloni metallici, copertina illustrata a colori e quarta in pesante cartone celeste, legatura di Giuseppe Niccolai (La Cartotecnica). La fotocomposizione era curata da Brunetto Mazzaruna (La Linotype), mentre i quadri serigrafici a stampa erano di Chiara Gazzini (Area Studio). All’interno spiccavano, ciascuna protetta da velina, le 8 tavole a colori in serigrafia, riproducenti alcune celebri opere pubblicitarie di Depero.

Le otto serigrafie

All’epoca la circolazione del libro fu sicuramente privata, sia le 300 che le LXXX, si spiegherebbe in tal modo la sua rarità e l’assenza in biblioteche o archivi, tranne la copia documenta al Museo Mart di Rovereto (città nativa dell’artista). Nel 2019 questo volume ha avuto una ristampa semi anastatica presso le ‘Edizioni Disegnograve’ di Rovereto, nate nel 2012 raccogliendo l’esperienza ventennale della stamperia d’arte di Maurizio Giongo e Gloria Canestrini. Con sede a Milano e poi a Rovereto, la stamperia ha realizzato incisioni, litografie, serigrafie, xilografie per Ugo Nespolo, Fabrizio Plessi, Fortunato Depero (cartelle di serigrafie per il Comune di Rovereto), Luigi Veronesi, Giovanni Korompay, Carla Tolomeo, Aldo Schmid e molti altri artisti. Questa ristampa, non in serigrafia, in un formato minore rispetto all’originale (pagine 44, 32×42 cm.) e senza le 8 serigrafie a colori (sottratte dalla copia originale), rappresenta a oggi l’unica possibilità di entrare in contatto con questa curiosa e rara pubblicazione. Presso questo editore è anche disponibile (a € 400) un esemplare superstite della prima edizione del 1990, purtroppo mutilo delle 8 serigrafie a colori, perché, seguendo la testimonianza di Maurizio Giongo fornita a chi scrive, l’esemplare era giunto mutilo presso di lui, le tavole a colori vennero sicuramente espunte dalla copia svitando i bulloni della rilegatura per essere vendute a parte. La quotazione dell’edizione originale si attesta intorno ai 2000 euro, anche se nessuna copia è mai apparsa sul mercato antiquario, essendo in origine una pubblicazione non in commercio.

L’autore di questo articolo ringrazia per le preziose informazioni lo studioso Domenico Cammarota e l’editore Maurizio Giongo, coi quali si è lungamente confrontato; ringrazia inoltre l’autrice Gloria Canestrini e il collezionista francese che ha gentilmente messo a mia disposizione la propria copia originale, la n. X nella tiratura di XXX esemplari (altra stranezza essendo al colophon indicato a stampa che la tiratura in numeri romani era di LXXX esemplari), completa delle serigrafie numerate in basso a matita X/XXX, esemplare utilizzato per le immagini a corredo di questo scritto.

 

 

Eventuali esemplari che potrebbero in futuro essere presenti sul mercato (sempre aggiornato)

 

 

 

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