"Sull'inutilità di certi libri sarebbe utile scrivere un libro"
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22 Febbraio 2018

Storia di un romanzo-saggio sui giorni di Moro che svela i segreti delle Brigate Rosse. Rastrellato?

I giorni del diluvio, l’Anonimo [Francesco Mazzola] (Milano, Rusconi, 1985)

Un romanzo anonimo, ma che sa tutto!

Nel 1985 Rusconi pubblicò il libro I giorni del diluvio, a firma l’Anonimo. In copertina un inquietante uomo in nero invisibile in volto e sprofondato in una poltrona; il braccio destro penzoloni e una sigaretta fra le dita.

Il libro era un memoriale scritto in maniera romanzata e redatto in forma anonima che si sviluppa nei giorni delle Brigate Rosse e particolarmente del sequestro di Aldo Moro. Pieno di date, di nomi, di fatti e che descriveva circostanze esatte e attendibili.

L’autore mantenne l’anonimato anche negli anni immediatamente successivi all’uscita del libro, ma logicamente si intuiva dovesse trattarsi di qualcuno molto addentro alle faccende di Palazzo, informato dei fatti e probabilmente in una posizione privilegiata per poter accedere agli incartamenti.

Già alla fine degli anni ’80, però, il segreto della sua identità fu svelato dal giornalista Valerio Riva di Epoca che scrisse un esauriente articolo sul settimanale, in cui parlò diffusamente de I giorni del diluvio.

Il nome che venne fuori fu quello di Francesco Mazzola, ex deputato DC e Senatore della Repubblica (è scomparso nel 2014). Personaggio che stette dentro la politica a lungo, sotto diversi Governi, e che operò per conto di essi in diverse vesti. Mazzola, messo sotto pressione dalla stampa, confermò di essere effettivamente lui l’autore de I giorni del diluvio.

Il libro presentava in origine anche una fascetta editoriale gialla, molto difficile da trovare, che così recitava: Chi ha voluto eliminare l’uomo chiave del potere politico?

Di cosa parla il libro

Infatti, il libro prende forma in gran parte dagli appunti che Francesco Mazzola era solito prendere in quegli anni, e che andavano a costituire i suoi diari. Di particolare interesse sembrano essere risultati gli appunti presi durante le riunioni del comitato di crisi al Viminale; tutti i presenti – per la verità – prendevano delle note personali, al di là della verbalizzazione che redigeva d’ufficio il funzionario del Ministero dell’Interno. Ma le considerazioni personali e i dati “presi a caldo”, con frasi e commenti che a quanto pare non finivano poi sui verbali, sono quanto mai preziosi. Riletti oggi, o comunque anni dopo i fatti, possono talvolta dare una luce nuova o inedita agli episodi della storia. E una storia vista da dentro la macchina e dai palazzi, ha un valore infinitamente superiore all’inchiesta giornalistica pura e semplice, che avrà sempre una visione dall’esterno delle cose.

Assai illuminante l’intervista che nel 2007, in occasione della ristampa del libro a cura dell’editore torinese Aragno, Mazzola rilascia a Davide Gianluca Bianchi per l’Occidentale. Ne riporto qualche stralcio:

“[D] Perché ha scritto questo romanzo? [R] Fu, forse, il desiderio di esprimere pensieri e valutazioni che avrebbero potuto trovare posto in un saggio storico-politico se mi fossi sentito all’altezza di cimentarmi su quel terreno; ma non mi ritenevo capace di farlo. Fu, ancora, l’esigenza di dare voce ai sentimenti che avevo provato in modo forte ed anche doloroso ed agli interrogativi che mi avevano angosciato durante i cinquantacinque lunghissimi giorni del sequestro Moro e nei terribili anni che seguirono.”

E ancora:

“[D] In particolare a cosa miravano le B.R.? [R] Miravano ad ottenere un riconoscimento politico che, se raggiunto, avrebbe trasformato l’Italia in un altro Libano, perché era chiaro che nel momento in cui vi era sulla scena politica un “partito armato”, anche gli altri partiti sarebbero stati legittimati ad esserlo, creando così una battaglia politica manu militari, contesa in cui, peraltro, le B.R. partivano dall’enorme vantaggio di avere già questa organizzazione dalla propria nascita.”

Rastrellato?

Francesco Mazzola, in un’altra intervista, condotta stavolta da Rocco Tolfa per Il Sabato (29 febbraio 1991) parla anche della tiratura Rusconi della sua prima edizione e quello che dice lascia sbalorditi:

[D] Un’ultima domanda: quante copie ha venduto il suo libro?[R] La prima tiratura fu venduta tutta. E l’editore stranamente non ritenne di farne altre.
[D] Perché? [R] Secondo me quei libri non furono venduti tutti, furono tolti dalla circolazione.
[D] Da chi? [R] Non lo so, anche se sarei curioso di vedere se non ce ne sia per caso qualche copia negli scantinati dei nostri Servizi.

Quindi, alla base della attuale rarità di questo libro ci sarebbe un’opera sistematica di rastrellamento? L’ipotesi è a dir poco inquietante e di certo aumenta la voglia di leggere il libro e di rendersi conto se tra i nomi inventati, gli pseudonimi e i traslati ci sono forse nascosti indizi importanti che permettano di svelare segreti e misteri di uno dei periodi cruciali della nostra storia recente.

I giorni del diluvio, di Francesco Mazzola (Torino, Nino Aragno Editore, 2007)

Nel 2007, come detto, l’editore Aragno stampa una seconda edizione del libro. Come spesso accade nel campo della compravendita di libri, la seconda edizione di I giorni del diluvio, firmata stavolta ufficialmente dal suo autore Francesco Mazzola, è diventata più rara della prima.

Mentre dell’edizione originale Rusconi 1985 esiste Una copia in ottimo stato in vendita su eBay a 70 €, della ristampa Aragno 2007 non pare esserci più traccia. O siamo di fronte a un secondo rastrellamento, per dirla con le parole del suo stesso autore, oppure il libro è stato veramente comprato fino all’ultima copia. E le due cose, in fondo, non differiscono di granché.

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