"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

Un libro curioso e insolito di Andrea Camilleri (o comunque riconducibile al pianeta Camilleri), fattosi rarissimo, è Come possedere correttamente un Carmassi (Milano, Galleria Morone, 2007), che riprende un testo di Camilleri pubblicato nel 1973, ma che dà vita a un libro nuovo e ricercabile. Si tratta della mostra del pittore Arturo Carmassi (1925-2015) del 2007.

“In qualsivoglia modo un Carmassi penetri nella tua casa, per baratto, per scambio di moneta contro merce, per donazione, per telecinesi, considera che esso non ti è pervenuto per accordarsi al colore delle pareti, per coprire lo sfregio di un’effrazione o lo scolorimento di un’usura. Una vena sotterranea dal percorso tanto improbabile quanto logico l’ha condotto a te: non sei tu che l’hai scelto, tu sei semplicemente il punto di confluenza di una sottilissima rete di occasioni e di eventi.”

Sembra quasi che stia parlando di un libro, non trovate? Una mosca assolutamente bianca nel percorso dello scrittore, ma non di certo l’unica.

 

Chi è stato Arturo Carmassi

Arturo Carmassi è stato uno scultore e pittore italiano nato il 2 luglio 1925 a Lucca e deceduto il 27 gennaio 2015 a Empoli. Durante la sua carriera, Carmassi è stato riconosciuto come un artista di grande talento, anche se la sua fama e il suo vero posto nell’Europa artistica del XXI secolo sono ancora oggetto di dibattito.

Nato a Lucca, Carmassi si trasferì a Torino da bambino, dove studiò alla Scuola del paesaggio Fontanesi e all’Accademia Albertina per un breve periodo. Sin dall’inizio della sua attività artistica, Carmassi ha sviluppato un linguaggio artistico indipendente, nonostante l’influenza dei movimenti neocubisti che dominavano la scena artistica torinese degli anni del dopoguerra.

Nel 1952, Carmassi si trasferì a Milano, una città aperta alle influenze artistiche internazionali. Questo periodo coincise con un cambiamento significativo nel suo linguaggio artistico, che passò da un’astrazione formale a una rappresentazione più oggettiva del paesaggio e della figura. Questo nuovo stile evidenziò la sua affinità per il surrealismo, come dimostra la sua amicizia con il poeta Patrick Wallberg, vicino ad André Breton.

Le opere di Carmassi, caratterizzate da forme mitologiche e immagini evocative, continuano a evolversi nel corso della sua carriera. Nel corso degli anni, ha sperimentato diverse tecniche artistiche, tra cui collage, sabbie, oli, penne e l’uso di materiali non convenzionali come la cera, il cartone ondulato, il catrame, il mallo di noce, le vecchie stoffe e il legno di steccato.

La fortuna critica di Arturo Carmassi è stata variegata. Se da un lato molti riconoscono la sua grandezza artistica, come affermato da Jean-Marie Drot, c’è ancora un dibattito sul suo vero posto nella scena artistica europea del XXI secolo. Nonostante ciò, l’opera di Carmassi continua ad essere esposta in musei e opere pubbliche, testimonianza dell’importanza e dell’influenza del suo lavoro.

 

 

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