"Se un libro scompare, magari vuole solo essere lasciato in pace"

 

Autori cult in Italia? Basta cercarli

di Alessandro Brunetti

 

La Grande Enciclopedia del Sapere Unificato, parlando del nostro autore cult nei cenni biografici a lui dedicati dice: “Ebbe una carriera dispersiva e oscura”.
Mi sono detto: “Ecco il segno del genio”. Si perché in un’epoca dominata dalle competenze e dalla meritocrazia, il talento è qualcosa di non omologabile, di inclassificabile, di incontrollabile. Di oscuro, appunto.

 

E a leggere le poche righe rintracciabili su di lui, scritte anche da amici che si professano stretti, questa forza creativa strabordante, questa vitalità famelica, questa serenità polemica, era qualcosa che probabilmente faceva paura. Forse perché segnava netto il confine tra chi fa letteratura da libero e chi invece ha a che fare con il mercato.

E per rendere il nostro autore ancora più cult, devo dire che il mercato lo ha sempre tenuto a debita distanza.

E allora vediamo cosa c’è di oscuro in Ugo Moretti. Forse la sua capacità di passare da un genere all’altro, senza alcun timore reverenziale se non per la scrittura? Si perché il suo esordio lo vede vincitore del Premio Viareggio nel 1949 con il libro di poesie Vento Caldo.

Ma ci sono anche i gialli, molti dei quali scritti sotto vari pseudonimi: Giorgio Sherman, Maurice Gouttier, Victor Drug. Uno di questi gialli, Doppia morte al Governo Vecchio, sarà ripubblicato nel corso del tempo da diversi editori [(Sedip 1960) (Longanesi 1977) (Bariletti 1990) (Oltre 2019)] e diventerà anche un film con Marcello Mastroianni e Ursula Andress nel 1977, con la regia di Steno e il titolo Doppio Delitto.

E poi le ricerche: sul meridione (Breve viaggio nel cuore del Sud: inchiesta a Tricarico), sulle donne omosessuali (Più che donna), tutte scritte con intelligenza, acume, rifuggendo da quel maramaldo moraleggiare che è sempre stato l’anticamera di ogni pruderie.

Accanto ai romanzi troviamo gli scritti a carattere pornografico o erotico, come Erosparty (pubblicato dalla mitica Olympia Press). E centinaia di presentazioni di mostre, pittori, gallerie, personali, che erano poi il pane di ogni giorno, per uno come lui legatissimo a via del Babbuino e a tutti il suo milieu.

Ugo Moretti va riscoperto, ma va anche collezionato, prima che i suoi libri passino tra mani distratte, incapaci di sentire il vento del genio, e che se non vedono scritto Einaudi, Feltrinelli o chissà quale altro editore “culturale” neanche si degnano di toccare una copertina. Spedendo magari un capolavori di Moretti al macero.

 

 

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