"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Quando una domenica calda calda si dimostra piuttosto generosa e Gentile!

 

ROMA PORTA PORTESE 31 Luglio 2022 Affrontando con coraggio il caldo africano di oggi, torniamo assai affaticati dalla nostra Porta Portese con un libro non comune (ed infatti rintracciato su Maremagnum.com in sole due librerie) di rara bellezza bibliologica, essendo la prima edizione zanichelliana de Il tramonto della cultura siciliana col quale Giovanni Gentile raccolse gli scritti già apparsi nella “Critica” del Croce.

Con queste parole Gentile propose il volumetto a Oliviero Franchi, che diresse la Zanichelli alla morte di Cesare Zanichelli, in una lettera datata Roma, 11 dicembre 1917 (oggi conservata nell’archivio della casa editrice bolognese):

«Accetterebbe Lei un mio volumetto, già pronto, sul “Tramonto della cultura regionale in Sicilia”? – Pubblicato, in varie puntate, nella «Critica», piacque molto; ora fuso tutto insieme e ritoccato qua e là farebbe un volume di lettura piacevole di circa 250 pagine, o poco più. – O rimanda tutto anche Lei a dopo la guerra?».

La nostra copia (acquistata ad un solo doblone!) è imbottita da un ritaglio di stampa da “L’Ora” di Palermo con un’articolata, interessantissima e lunghissima recensione del volumetto ad opera del critico e studioso di cose siciliane Giuseppe Leanti, e vanta la firma di possesso Carmelo Sgroi (che nello stesso 1919 s’era occupato di Gentile in un articolo intitolato “Le tradizioni del Risorgimento nell’opera di Giovanni Gentile” apparso sulle pagine de «L’ordine» di Ancona (datato 1 aprile 1919) datata “Ancona 23-V-1919”.

Il libro vanta, infine, la dedica dello stesso Gentile (“Con molti aff. […] da G. Gentile”] al suo (forse) allievo all’Università di Pisa dove lo scrittore di Noto (4 marzo 1893) si laureò con una tesi sul Sentimento della natura nel Petrarca, l’università che a quel tempo vedeva in cattedra, oltre a Gentile, anche Francesco Flamini, Donato Jaja, Augusto Mancini, Clemente Merlo. Insegnò Italiano per l’appunto ad Ancona, a Modica, a Noto. Nel 1939 conseguì infine la libera docenza in Letteratura italiana assumendo l’incarico presso l’Università di Catania.

Insomma, crediamo di poterci ritenere soddisfatti da quest’ultimo giro libreccio in salsa romana, tenendo conto che nella medesima bancarella, ed allo stesso prezzo di un doblone, abbiamo scovato un altro fascicolo della rivista “Nuove Effemeridi” (per la precisione il n. 16 del 1991 e che si intravede alle …spalle della nostra fotina portaportesiana!) che andiamo religiosamente collezionando (beninteso senza svenarci!) che contiene uno scritto di Gesualdo Bufalino alle pp. 5-7, “In margine ad un Centenario” (quello dell’Esposizione Nazionale in Palermo allestita nel 1891) all’epoca ancora del tutto “inedito” poi ristampato in “Il fiele ibleo” apparso sotto le insegne della Avagliano di Cava dei Tirreni nel 1985 (ed ora anche nel secondo volume delle “Opere completeBompiani). Vale!  (Aldo Lo Presti)

 

 

Disponibilità del libro anche in altre edizioni (sempre aggiornato)

 

 

 

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