"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Per sciogliere tutti i dubbi

Costretti a sanguinare – romanzo sul punk 1977-84, di Marco Philopat (Milano, Shake Edizioni Underground, 1997) è letteralmente Il punk, e soprattutto il punk italiano, raccontato da chi ha vissuto da protagonista gli anni cruciali 1977-1984. Un romanzo che ha fatto e sta facendo la storia della letteratura underground italiana.

Mi va di aprire con la recensione apparsa su Mangialibri e scritta da David Frati nel 2016, perché coglie l’essenza, dice quello che c’è da dire, con le parole che c’è da usare, e non credo che sarebbe possibile dire meglio le stesse cose usando lo stesso numero di parole:

Dopo le varie edizioni per ShaKe – ormai quasi introvabili – e quella Einaudi troppo lontana dallo spirito originale, Agenzia X ripropone finalmente in un’edizione filologicamente corretta completamente rivista e corredata – come nel 1980 – della breve graphic novel I love livin’ in the city del compianto Professor Bad Trip Costretti a sanguinare (il titolo deriva da una canzone dei Germs), l’epopea di Marco Philopat, figura storica dell’underground italiano. La fotografia lucida e impietosa di sette anni (1977-1984) durante i quali si passa dal Movimento all’eroina, dall’utopia al riflusso, dal passamontagna alla cravatta. “In realtà c’erano anche molte, persone, migliaia di giovani, che rifiutavano sia l’eroina che la logica del riflusso”, ha raccontato qualche anno fa Philopat in un’intervista. “Chiaramente non si trattava di un movimento delle dimensioni di quello degli Hippie nei Sessanta, o di quello del Settantasette. Però fu una risposta, forse l’unica, adeguata a quello che si viveva in quei periodo”. Sui marciapiedi di una Lombardia in bianco e nero fotocopia (come le fanzine dell’epoca) un gruppo di ragazzi vivono ribellione e impegno, disperazione e passione, mossi da un’energia sotterranea e virulenta che non sanno spiegare. Il libro non solo parla di punk: è scritto punk, senza punteggiatura, con fastidiosi trattini che crivellano un fiume ininterrotto e magmatico di parole, un rumore di fondo elettrico ed emozionante. Viene da pogare, leggendolo. Somiglia alla memorabile copertina della rivista “Sniffin Glue” in cui apparivano due rozzi disegni di un manico di chitarra con i tastini neri e la scritta: “Questo è un accordo – questo è un altro – ora fatti una band!”, che più di tanti discorsi esemplificava l’approccio rivoluzionario del punk alla musica e alla vita. Costretti a sanguinare è una testimonianza preziosa, una fotografia impietosa, un pezzo di storia italiana.

Ecco, il merito a David Frati di aver inquadrato storicamente questo libro e adesso comincio io a parlare di edizioni.

Costretti a sanguinare prima edizione

Costretti a sanguinare, di Marco Philopat (Milano, Shake Edizioni Underground, 1997). Prima edizione del romanzo.

Sì, la prima edizione assoluta del romanzo è di Shake Edizioni Underground di Milano ed esce nel Novembre 1997. Molto interessante anche la copertina, una grafica metainduttiva che ha in parte contribuito al successo del libro, curata (come si legge in un inaspettatamente dettagliato colophon) dal Professor Bad Trip, MarghieSpark e Rosie Pianeta.

“1979, le prime punk band di strada milanesi sono Jumpers, 198X, Mittageisen e infine gli HCN. La musica era l’unica forma di comunicazione a cui ci si poteva avvicinare in quegli anni. Professionalmente zero, incapaci anche di copiare, i gruppi facevano rumore, mentre i cantanti urlavano come invasati, dimostrando così che i palcoscenici erano luoghi da smitizzare”. (Marco Philopat)

Un’epoca cristallizzata in versi come questi, fatti di una poesia che riecheggia tra il cemento dei ponti mostri appena costruiti per poi dileguarsi come nebbia dispettosa nei campi incolti di periferia. Il romanzo di Philopat è però qualcosa di più tangibile della nebbia; è quella poca sostanza fruibile che resta di un movimento che pochi hanno davvero compreso.

La prima edizione si è veramente volatilizzata, in poco più di vent’anni è letteralmente sparita. Uno dei libri scomparsi o che scompariranno presto che da sempre inseguo. Sì, Costretti a sanguinare ne ha davvero tutte le caratteristiche.

Tanta e tale era la sindrome da astinenza che già dopo un quinquennio cominciarono a comparire altre edizioni. Cerco di spiegarne lo sviluppo nella galleria fotografica che segue:

Occhio ai dettagli!

Eh, sì, bisogna osservare bene le copertine di Costretti a sanguinare quando si è a caccia della (quasi) introvabile prima edizione Shake 1997. Prestate subito attenzione al fatto che le due edizioni (2002 e 2004) sempre della Shake Edizioni Underground di Milano, ripropongono la falsariga della copertina del 1997. In particolare l’edizione 2002 è molto simile a quella del 1997, però c’è la linea nera orizzontale centrale che fa da spartiacque. Inoltre osservate il marchio della casa editrice (a destra in basso sulla prima edizione 1997 e in alto nell’edizione 2002). L’edizione 2004 si riconosce più facilmente dall’originale in quanto l’immagine del protagonista ritratto in copertina è in una posa differente.

Avrete notato che ho fatto attenzione a non chiamarle seconda o terza edizione. Perché la questione è un po’ controversa. Fino alla sesta edizione la paternità del libro è di Shake, però non è del tutto chiara l’attribuzione delle singole copertine a ciascuna delle edizioni effettuate. Ci sono molti dati discordanti e fino a che non vedrò tutte le sei edizioni Shake in un tavolo davanti a me, preferisco non sbilanciarmi.

La questione è più facile per le edizioni del 2006 (Einaudi) e del 2016 (Agenzia X). Soprattutto quest’ultima è stata molto apprezzata anche se il libro in varie parti è stato riscritto e in un qualche modo completato.

 

 

Disponibilità delle varie edizioni citate (sempre aggiornato)

 

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