"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

La nave nera: racconti, di Nicola Pugliese (Napoli, Compagnia dei Trovatori, 2008).

La nave nera, di Nicola Pugliese (Napoli, Compagnia dei Trovatori Editori, 2008).

 

 

 

Su La nave nera si potrebbe scrivere un romanzo. Dopo il successo clamoroso di Malacqua e le luci, i riflettori che si stavano accendendo minacciando la sua sacra riservatezza, Nicola Pugliese aveva visto bene di fuggire in campagna, far perdere le sue tracce. In confronto a lui Salinger lo possiamo considerare uno che racconta barzellette ai passanti.

 

Come si è arrivati alla pubblicazione de La nave nera

Ma le cose non vengono da sé. Prima di tutto è stato necessario trovarlo, e non è stato facile. Poi, convincerlo a scrivere, e questo purtroppo è risultato del tutto impossibile. I due fautori del progetto, Piero Antonio Toma e Nando Vitali, della piccola casa editrice Compagnia dei Trovatori, lo hanno corteggiato a lungo, con discrezione ma anche con estrema risolutezza. Alla fine non hanno potuto far di meglio che farsi consegnare otto racconti, poi diventati La nave nera, dal titolo di uno di essi.

La raccolta è una visione profetica di una Napoli sospesa tra passato, presente e futuro. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è di sole sette pagine, tutto avvolto in un flusso di coscienza frenetico, però controllato. Scrivere in flusso di coscienza è difficile, la penna rischia di incepparsi alla fine di ogni riga. Se il flusso supera la velocità di scrittura sul foglio, la magia svanisce. Se invece è troppo compassato, rischia di perdere gore di inchiostro per strada e macchiare la pagina. Il flusso controllato è la risposta a tutto e in questo Pugliese può dire la sua.

Lo stesso Nicola Pugliese, su La nave nera ebbe a dire:

«Avevo un solo libro in mente, o romanzo, a me piace scrivere racconti. Tanto poi, ti ricordano sempre per un solo quadro, non vale la pena di affaticarsi. Vedi Salinger, sarà sempre quello di Holden, non quello de “I nove racconti”».

“O questi otto racconti e questa copertina disegnata da me, o niente”

Non dimentichiamo che stiamo parlando di uno che ebbe il coraggio di scrivere a Italo Calvino in persona che non avrebbe più fatto modifiche al suo Malacqua (Calvino gliene aveva chieste alcune, accontentato, e poi altre): se Einaudi lo voleva, lo doveva prendere così. E lo prese.

 

 

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