Mettiamo alla prova Pinocchio, Don Camillo e Il nome della rosa
Nasce tutto da una domanda apparentemente semplice, buttata sul tavolo di una mostra di libri a inizio 2020, quando ancora ci si poteva affollare intorno agli stand: «Qual è il libro italiano più tradotto al mondo?». In quel gruppo di librai, editori e giornalisti nessuno aveva una risposta sicura, ma tutti erano d’accordo su un punto: bisognava guardare ai “classici moderni”, non a Dante o Boccaccio, perché il vero terreno di scontro si gioca tra le opere che hanno viaggiato anche in lingue “insolite”, non solo in francese o inglese. Da quella curiosità nasce un volumetto che oggi è praticamente introvabile sul mercato: “Qual è il libro italiano più tradotto al mondo? Tre italiani a confronto”, a cura della ricercatrice Noemi Veneziani, stampato da Maremagnum in appena 50 copie nel gennaio 2021, più un PDF liberamente scaricabile dalla rete.
L’idea iniziale è di Sergio Malavasi, fondatore di Maremagnum e libraio antiquario milanese: restringere il campo a tre soli titoli – Pinocchio di Carlo Collodi, Mondo piccolo. Don Camillo di Giovannino Guareschi e Il nome della rosa di Umberto Eco – e verificare, con documenti alla mano, chi tra loro può rivendicare il primato di libro italiano più tradotto. Per farlo, Malavasi “arruola” una ricercatrice, Noemi Veneziani, che si mette a caccia di liste, archivi e copie in fondazioni e case private, con un lavoro che, soprattutto in piena epoca Covid, è tutto fuorché comodo: giornate intere alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, nella Casa Museo Guareschi, nella biblioteca di famiglia degli eredi Eco.
Il saggio è costruito in modo molto lineare. Dopo la prefazione di Malavasi, che racconta la genesi del progetto e anticipa i risultati numerici, c’è una premessa di Veneziani che spiega metodo e limiti della ricerca: niente calcoli astratti, ma un censimento concreto delle traduzioni rintracciabili in fondi statali e archivi privati, con l’onestà di ammettere che soprattutto nel caso Guareschi una parte delle versioni – quelle prodotte da missionari, senza contratti formali – sfugge per definizione a qualsiasi statistica. Seguono tre capitoli, uno per autore, che combinano una rapida ricostruzione della vicenda editoriale originale con il percorso delle edizioni straniere, e un’ampia sezione di elenchi dettagliati delle traduzioni, paese per paese, spesso corredati di note e curiosità.
Il capitolo su Collodi non si limita a ripetere quanto già noto sulla “bambinata” nata sul “Giornale per i bambini” dal 1881, poi raccolta in volume da Paggi nel 1883, ma mette a fuoco due aspetti che interessano subito il cacciatore di traduzioni: la rapidità con cui Pinocchio comincia a viaggiare fuori d’Italia e la dispersione dei dati dovuta alla scadenza dei diritti d’autore, nel 1940. La cronologia delle prime versioni estere è illuminante: Inghilterra nel 1891, Stati Uniti nel 1898, Francia nel 1902, Svezia nel 1904, Germania nel 1905, e a seguire una costellazione di lingue che vanno dall’albanese al maltese, dall’afrikaans all’esperanto, fino a lingue di piccoli stati africani e asiatici. L’archivio della Fondazione Collodi permette a Veneziani di ricostruire non solo le date, ma anche l’ampiezza e la varietà del fenomeno: Pinocchio passa dalle lingue “forti” ai dialetti, al latino, alle riscritture, generando l’intero universo delle “pinocchiate”, fra libri derivati, versioni alternative, reinvenzioni a uso bambini e merchandising culturale.
La sezione su Guareschi è la più sfumata e, forse, la più interessante dal punto di vista metodologico. Da un lato, i dati ufficiali parlano di 59 traduzioni per Mondo piccolo. Don Camillo, un numero che già di per sé lo collocherebbe in una fascia di diffusione internazionale notevole per un autore percepito spesso come “locale”. Dall’altro, Veneziani e Malavasi insistono sul fatto che questa cifra “non corrisponde a verità”: missionari e membri del clero hanno tradotto e diffuso Don Camillo in lingue e contesti marginali, con versioni non sempre registrate, destinate a comunità di lettori che non lasciano traccia nei cataloghi ufficiali. Il capitolo ricostruisce con cura il percorso del libro negli Stati Uniti – dove The Little World of Don Camillo, tradotto da Una Vincenzo Troubridge, diventa un best seller con 250.000 copie vendute e un forte successo nelle edizioni da club e nelle antologie scolastiche – e in Francia, dove la combinazione tra traduzione e film con Fernandel alimenta una vera Guareschi-mania. Non mancano episodi gustosi, come il plagio thailandese Bang phai deng, con Don Camillo trasformato in bonzo che discute con il Buddha, o la lunga storia delle traduzioni clandestine nei paesi dell’Est, sottratte alla censura e circolate sottobanco fino alla caduta del Muro.
Per Eco, il discorso è molto diverso: Il nome della rosa parte già da una tiratura iniziale (supposta) di 50.000 copie in Italia, nel 1980, e da subito si colloca in un’altra dimensione, quella del “best seller colto” costruito da un saggista che riversa nel romanzo decenni di studio. Veneziani ricorda la richiesta dell’editore Franco Maria Ricci di scrivere un giallo per una nuova collana, la nascita del monaco che legge in biblioteca come immagine originaria del romanzo e la rapida consacrazione, tra Premio Strega, Prix Médicis e inserimenti nelle liste dei “romanzi da leggere prima di morire”. L’elenco delle traduzioni mostra un’espansione più tipica di un grande contemporaneo: oltre 40 paesi citati, con particolare forza nelle lingue europee maggiori e nell’area anglofona, ma senza la dispersione quasi “anarchica” che caratterizza Pinocchio. Eco stesso, nelle postille, confessa il suo rapporto ambivalente con il libro, considerato dai lettori il titolo “definitivo” nonostante lui lo ritenesse inferiore ad altri suoi romanzi successivi, e questo contribuisce a spiegare la sua percezione pubblica all’estero.
- Don Camillo, edizione ungherese (1990)
- Il nome della rosa, edizione persiana (1986)
- Pinocchio, edizione inglese (2005)
And the winner is…
Se ci si limita a guardare i numeri, la classifica che il volumetto mette sul tavolo è chiara: Pinocchio vince per distacco, con 260 traduzioni ufficialmente censite, cifra che potrebbe già essere salita di qualche unità tenendo conto delle versioni più recenti in dialetti o lingue particolari. A seguire c’è Mondo piccolo. Don Camillo, con 59 traduzioni registrate ma un’“ombra” di versioni missionarie che nessuno è in grado di quantificare con precisione, e infine Il nome della rosa, con 51 traduzioni, che restano però legate a canali editoriali più strutturati. Malavasi, in prefazione, non rinuncia a una riflessione da libraio: se si guarda al valore antiquariale delle prime edizioni italiane, la classifica si ribalta, con la prima di Eco, a tiratura ampia, destinata a quotazioni più basse rispetto a Guareschi, e con la primissima edizione di Pinocchio in brossura considerata il vero “pezzo da Padrino”, da offerta a cui “non è possibile rifiutare”.
Veneziani, invece, sceglie una chiusura più prudente e elegante. Ricorda che lo scopo non è proclamare un vincitore assoluto valido per l’eternità, ma offrire una base di dati ordinati e verificabili, invitando i lettori a segnalare lacune, soprattutto negli elenchi finali delle edizioni straniere. Sottolinea che, nel caso di Guareschi, una parte delle traduzioni si perde per definizione, e che ogni nuova scoperta locale – una versione clandestina in una lingua minoritaria, una stampa missionaria a tiratura limitatissima – potrebbe spostare di poco gli equilibri. Il valore del lavoro sta proprio nella combinazione tra narrazione sintetica e apparato sistematico: l’introduzione e i tre capitoli raccontano come e perché questi libri sono arrivati lontano, gli elenchi finali offrono al bibliofilo e allo studioso una base per riconoscere e inseguire le edizioni straniere.
Dal punto di vista materiale, il libretto Maremagnum è quasi un’“edizione fantasma”: 50 copie soltanto, stampa del gennaio 2021, copertina con illustrazione di Claire DeLune e indicazione chiara di proprietà letteraria riservata, anche se il PDF viene poi messo a disposizione gratuitamente online. La combinazione di tiratura minuscola, tema fortemente bibliofilo e legame con un marchio noto come Maremagnum lo rende un oggetto che, in mani collezionistiche, ha tutte le carte in regola per giocare nella categoria delle piccole perle contemporanee: lavoro serio di ricerca, dimensioni contenute, ma alto contenuto di storie e dati su tre pilastri dell’immaginario italiano nel mondo.
Per chi caccia libri, “Qual è il libro italiano più tradotto al mondo? Tre italiani a confronto” è soprattutto un invito a guardare i classici con occhi diversi: non solo come opere interne alla nostra storia letteraria, ma come corpi in movimento, misurati nelle loro traiettorie di traduzioni, adattamenti, travestimenti e plagio. Pinocchio, Don Camillo e Il nome della rosa, messi fianco a fianco, raccontano tre modi diversi di uscire dai confini nazionali: la favola che diventa lingua universale, il microcosmo padano che si fa catechismo per il mondo, il giallo erudito che porta in alto il brand della letteratura italiana di fine Novecento. Il piccolo saggio di Noemi Veneziani registra tutto questo con pazienza da archivio e sguardo da lettrice curiosa, e il fatto che le sue 50 copie cartacee siano quasi evaporate non fa che confermare che, in certi casi, anche i libri sulla circolazione dei libri finiscono per diventare, a loro volta, oggetti da inseguire.
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)
[Si ringraziano Sergio Malavasi e Noemi Veneziani per la disponibilità]



