"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

L’opera di culto di uno scrittore di grande talento

John Simmons Barth (1930 – 2024), più conosciuto semplicemente come John Barth, è stato uno scrittore americano noto per il suo contributo alla letteratura postmoderna e metafinzionale. Nato a Cambridge, Maryland, Barth ha trascorso gran parte della sua vita accademica e professionale negli Stati Uniti, insegnando in università come la Pennsylvania State University e la Johns Hopkins University. È ricordato per il suo stile innovativo, che combina profondità filosofica, satira pungente e una narrazione complessa.

Barth ha studiato alla Johns Hopkins University, conseguendo un Master nel 1952. Ha iniziato la sua carriera accademica nel 1953 e ha continuato a insegnare fino al 1995. Durante la sua vita, si è sposato tre volte ed è stato padre di tre figli. È deceduto il 2 aprile del 2024 a Bonita Springs, Florida, all’età di 93 anni.

Le opere di Barth spaziano dalla narrativa realista alla sperimentazione postmoderna. Tra i suoi lavori più noti ci sono: “The Floating Opera” (1956) e “The End of the Road” (1958): romanzi realistici che affrontano temi controversi come il suicidio e l’aborto. Poi c’è il romanzo “The Sot-Weed Factor” (1960) (Il coltivatore del Maryland): una satira storica ambientata nel Maryland coloniale.
Altre, non meno significative, includono: “Giles Goat-Boy” (1966): una fantasia satirica che allegorizza la Guerra Fredda, “Lost in the Funhouse” (1968): una raccolta di racconti sperimentali, “Chimera” (1972): vincitore del National Book Award, composto da tre novelle intrecciate. E molto interessante anche Letters (1979): un romanzo epistolare in cui Barth interagisce con i propri personaggi.

 

Il coltivatore del Maryland

Pubblicato nel 1960, Il coltivatore del Maryland è un romanzo postmoderno che reinventa la vita di Ebenezer Cooke, un poeta realmente esistito nel Maryland coloniale. Barth si ispira al poema satirico del 1708 intitolato The Sot-Weed Factor, scritto dallo stesso Cooke. Il romanzo è una complessa odissea narrativa che mescola elementi storici, satira sociale e un linguaggio che imita lo stile inglese del XVII secolo.

La storia segue proprio Ebenezer Cooke, un ingenuo poeta londinese ossessionato dalla propria verginità, inviato nel Nuovo Mondo per gestire una piantagione di tabacco e allo stesso tempo scrivere un poema epico sulle colonie del Maryland. Durante il viaggio e il soggiorno in America, Ebenezer vive una serie di avventure rocambolesche: naufragi, rapimenti da parte di pirati, intrighi politici e scambi d’identità. La narrazione è caratterizzata da una struttura “a matrioska”, con sottotrame che si intrecciano in modo complesso e inaspettato.
Il romanzo critica i vizi umani attraverso una narrazione burlesca e grottesca. Barth gioca con i confini tra realtà storica e invenzione narrativa. Da un punto di vista letterario, richiama autori come Cervantes, Rabelais e Voltaire per il tono ironico e lo stile elaborato.

 

 

La situazione in Italia e la “maledizione” di questo romanzo

Il coltivatore del Maryland” di John Barth è stato recentemente ripubblicato in Italia da Minimum Fax nella collana Minimum classics, con una nuova edizione integrale disponibile dal novembre 2024. La prima edizione italiana risale però al 1968, fu pubblicata da Rizzoli nella collana “La Scala“. La traduzione era stata curata da Luciano Bianciardi, che ha saputo restituire al lettore italiano il virtuosismo linguistico e la complessità del testo originale. Minimum fax ha pertanto deciso di mantenere la stessa traduzione, considerandola particolarmente viva e rispondente alla particolarità dell’opera in questione.

Il coltivatore del Maryland” arrivò in Italia nel 1968 con grandi aspettative. Ma non ebbe successo. L’editore Rizzoli – data la lunghezza del testo (oltre mille pagine) – optò per un’opera in due volumi e la dotò di un cofanetto rigido. Il packaging scelto portò in alto il prezzo finale, complicando la commercializzazione del prodotto. Così il libro entrò subito in una spirale negativa. Negli anni successivi, un po’ considerando il mancato successo della prima uscita, un po’ considerando l’appeal non eccezionale dell’autore in Italia, non ci furono altre edizioni.

A Roma, per la fiera Più libri più liberi di dicembre 2024, presso lo stand della Minimum fax, era stata programmata da un anno la presenza eccezionale di John Barth in persona, per festeggiare il nuovo lancio della sua opera forse più iconica, dopo ben 56 anni dalla prima uscita del 1968. Purtroppo la morte improvvisa di Barth, avvenuta il 2 aprile dello stesso anno, sembrava aver rovinato tutto. La presentazione ovviamente c’è stata lo stesso, in pompa magna addirittura, con una sedia sul palco volutamente tenuta vuota in ricordo del grande scrittore.

Alla presentazione, con Luca Briasco e Giordano Meacci, il primo si lascia sfuggire qualche gossip, quelle che una volta si chiamavano voci di corridoio o indiscrezioni. John Barth e Italo Calvino si conoscevano. Non si può escludere che l’italiano fosse colpito, forse addirittura spaventato, dalla bravura, dal tocco personale e unico dei romanzi dell’americano. Che abbia impedito, per quanto in suo potere l’uscita nel nostro paese, almeno sul versante Einaudi, dello scrittore americano? Mah, per il momento sono illazioni, anche se il dubbio può esserci. L’unica spiegazione è che Calvino avesse in qualche modo attinto dallo zibaldone di Barth, e non voleva certo che, con la pubblicazione del libro, qualcuno potesse accorgersene.

Ma come se non bastassero già le prime due circostanze sfortunate, il mancato successo nel 1968 e la morte improvvisa dell’autore otto mesi prima della sua partecipazione al rilancio dell’opera, ecco che arriva la doccia fredda che nessuno si aspettava. Per un problema alla macchina che stampava il libro, l’intera tiratura sembra sia andata distrutta – ci informano. Non sappiamo quante copie sono riuscite a varcare indenni questa prova. Ad ogni modo, il libro non è più disponibile. Anche se Amazon scrive 1-2 mesi, in realtà c’è il sospetto che si possa andare addirittura più in là con i tempi. Il volume consta di 1006 pagine, una mole che potrebbe aver avuto un ruolo nel guasto della macchina stampante. Da notare che una cinquantina di copie sarebbe state vendute, di cui almeno una copia attraverso il sito d’aste eBay – ed esattamente il 10 marzo 2025.

Dopo una primissima tiratura stampata felicemente, la macchina si deve essere bloccata sulla seconda. Staremo a vedere se – ormai nel 2025 ben inoltrato – la ristampa recherà scritto il cambio di data, come sarebbe da augurarsi. Questo oltre tutto conferirebbe un valore collezionistico all’istante alla tiratura del novembre 2024.

La maledizione de “Il coltivatore del Maryland” di John Barth con l’editoria italiana non accenna a fermarsi…

 

 

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