Il segreto di Rasputin e il segreto Le Queux
Il ministro del male. La storia segreta di Rasputin [“The Minister of Evil: the Secret History of Rasputin’s betrayal of Russia“, 1917] di William Le Queux (Firenze, Lorenzo de’ Medici Press, giugno 2025).
articolo di Domenico Cammarota
William Le Queux, chi era costui? Giornalista e scrittore d’origini anglo-francesi (1864-1927), sperimentatore scientifico, esperto di spionaggio e spia dilettante egli stesso, fu uno strabordante poligrafo, che nel quarantennio tra il 1891 e il 1930 pubblicò oltre 240 libri tradotti in 27 paesi del mondo, fra romanzi gialli e di spionaggio, avventura, fantasy e fantascienza distopica, con alcuni titoli che arrivarono a toccare la tiratura stratosferica per quei tempi di quattro milioni di copie.
Personaggio pubblico perennemente alla ribalta sulla stampa inglese con articoli e inchieste scandalistiche, con i suoi libri e le sue conferenze in tema contribuì enormemente a diffondere nell’opinione pubblica la paura per una possibile invasione tedesca, favorita, a suo dire, dall’enorme penetrazione dello spionaggio tedesco in ogni ambiente sociale; durante la prima guerra mondiale invocò a più riprese l’assegnazione d’una scorta, perché dichiarò che era in pericolo di vita minacciato dagli emissari del Kaiser, ma un rapporto della polizia londinese del tempo lo liquidò come le fantasie d’un mitomane.
E in effetti Le Queux, scrittore antesignano dello stile “Pulp”, con frequenti esagerazioni fantasiose, non era nuovo a queste clamorose operazioni massmediatiche, che spesso si rivelavano dei palloncini sgonfiati, basti solo ricordare il caso avvenuto qualche anno prima della supposta caccia al mitico Tesoro di Re Salomone, il cui sito nascosto a suo dire, era stato ritrovato in un messaggio cifrato contenuto all’interno d’una rarissima copia del “Libro di Ezechiele” conservata in Russia; antesignano di Indiana Jones, il Le Queux organizzò addirittura attraverso una incredibile campagna di stampa, una grande raccolta pubblica di fondi per organizzare una spedizione archeologica in Terra Santa per ritrovare detto tesoro, spedizione poi ovviamente annullata all’ultimo minuto e con i fondi svaniti.
William Le Queux all’epoca era famoso anche in Italia, dove molti dei suoi romanzi furono tradotti in popolari collane di romanzi polizieschi, mentre altri suoi libri di natura più letteraria comparvero invece nella prestigiosa collana del “Romanzo mensile” del Corriere della Sera; del resto Le Queux conosceva perfettamente l’italiano dato che da giovane compì studi artistici in Italia, a Pegli, e un suo opuscolo dal titolo “The land of liberty: San Marino and its wonders” (1901), gli procurò addirittura la nomina a Console onorario di San Marino, i cui echi si possono pure cogliere nel romanzo “The Unnamed: a romance of Modern Italy” (1902).
Un gradito ritorno in Italia

ristampa del 1942 (Nerbini)
Venendo ora al gustoso romanzo-saggio (o biografia romanzata) su Rasputin che la Lorenzo de’ Medici Press ha ora meritatamente proposto al pubblico italiano in edizione integrale e corredata di parche note, c’è da precisare che esisteva già una vecchissima precedente edizione, irreperibile, di cui sopravvivono solo 3 copie nel circuito ICCU: “Raspoutine, il favorito della Czarina: documenti segreti raccolti dal servizio di controspionaggio inglese“, edita a Firenze da Nerbini nel 1930, in una edizione “pulp” da edicola, frazionata in 12 fascicoli di 16 pagine l’uno con truci copertine illustrate da Giove Toppi, e traduzione un pò abborracciata di Enrico Gianneri. In questo romanzo, costruito come se fosse un saggio ricavato dal manoscritto inedito delle memorie di tale Feodor Rajevski, il segretario di Rasputin e testimone diretto delle sue malefatte, Le Queux costruisce abilmente un altro espediente letterario infarcito di veri riferimenti storici e fake news aggiunte di sua mano; guarda caso, le memorie di Rajevski sono scritte in italiano (e perché non in francese o in russo?), lingua conosciuta a perfezione da Le Queux, e vi sono citazioni di viaggi a Bologna, Firenze e Siena, tutti posti frequentati da Le Queux in gioventù, e come se tutto questo non bastasse a rivendicare la paternità di detto manoscritto, si dichiara en passant che i genitori di questo Feodor Rajevski erano nati a Bologna, in via Galliera! Ora, a dimostrazione dell’esistenza di quei fenomeni di “sincromismo Junghiano” che ogni tanto stranamente accadono, è una somma delizia per il sottoscritto, autore d’alcuni libretti pubblicati dalla Libreria Galliera di Bologna, scoprire che il supposto manoscritto originale del libro che qui recensiamo, è stato scritto da un “Avatar” i cui genitori nacquero proprio a via Galliera in Bologna!
Innumerevoli i collegamenti
Dalle dense pagine ricostruite dal Rajevski-Le Queux, emerge possente e inquietante la figura luciferina di Rasputin, il monaco malefico, la cui nefasta influenza sulla corte russa contribuì notevolmente ad affrettare l’inevitabile corruzione e caduta della dinastia dei Romanov e il successivo avvento della Rivoluzione bolscevica; personaggio misterioso e inquietante, mistico e maligno, dotato d’un suo fascino perverso, Rasputin è tra le poche figure negative del ‘900 (un’altra figura similare fu il mago nero Alistair Crowley) ad essersi guadagnato una fama secolare a livello dell’Immaginario collettivo, con il suo personaggio diventato nel tempo una figura di spicco nel variegato panorama dell’industria culturale: dalle canzoni pop (la celebre “Rasputin” dei Boney M, la cui esecuzione pubblica era proibita in Russia) ai fumetti (il pregevole “Hellboy” di Mike Mignola, demone evocato da un Rasputin ancora vivo nel 1944 e al soldo delle SS), dal cinema (il recente “The King’s man – Le origini“, 2021, di Matthew Vaughn, in cui un satanico Rasputin era interpretato da un superbo Rhys Ifans) alla grande letteratura; infatti è sconosciuto il proposito da parte di F. T. Marinetti, fondatore del Futurismo, di scrivere qualcosa sulla figura di Rasputin, i cui exploit erotici ritornano ossessivamente più volte nei suoi “Taccuini“, come in questa nota del 6 aprile 1917: “Penso al monaco Rasputin seduto su una seggiola membro ritto fuori dalla tonaca ruvida. E sopra gonne rialzate la Czarina s’impernia con un lungo fremito, abbandonando la testa sulle spalle del monaco barbuto che sbuffa dal piacere palpando le cosce bianchissime imperiali. Seduta spiritica in una sala del Palazzo. Fuori le guardie corazzieri hanno ordine di non lasciare entrare nessuno per non disturbare gli spiriti.”
Tante suggestioni in un solo testo
L’interesse di William Le Queux per Rasputin non fu certo passeggero, tanto è vero che ritorna nel successivo libro di ricordi e aneddoti storici “Things I know about Kings, Celebrities and Crooks” (1923), dove il nostro romanziere e aspirante spia, dichiara d’aver letto un altro manoscritto (questa volta in francese, e non in italiano…) di Rasputin stesso, dove si svelava la vera identità del primo serial killer della storia, Jack lo Squartatore, alias il medico russo Alexander Pedachenko; che ne direbbe di questa rivelazione il guru Alan Moore, che tra parentesi, più invecchia, e più assomiglia sinistramente a Rasputin? In quanto a me, personalmente, l’unico mio dubbio al momento è quello di dove poter inserire a scaffale questa bella nuovissima edizione del Rasputin di Le Queux, se vicino ai libri di Alistair Crowley o vicino ai libri su Jack lo Squartatore, o forse, meglio ancora, vicino a quelli di Alan Moore. Ad ogni modo, stante tutti gli scaffali sovra occupati, dovrò di nuovo inventarmi uno spazio di geometria non euclidea alla M.C. Escher.
Disponibilità del libro (sempre aggiornato)
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