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Ben Brooks e la copertina “proibita”: il nudo che ISBN non ha osato pubblicare

 

La storia di queste bozze non corrette di copertina per Le nostre luci di Ben Brooks (ISBN Edizioni, 2011) mette a fuoco tre temi oggi centrali: il politicamente corretto, il nudo in copertina e il destino di un editore ormai scomparso dalla scena.
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Un libro di adolescenza estrema

Le nostre luci racconta un diciassettenne alle prese con sesso, alcol, chat erotiche, autolesionismo e famiglie alla deriva: un Bildungsroman sporco, più vicino al referto clinico che al romanzo di formazione “per bene”.
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Dentro il testo, il corpo è continuamente esposto, ferito, esibito, consumato; l’idea di una copertina con un nudo esplicito non è quindi un vezzo estetico, ma la traduzione grafica coerente di ciò che il libro racconta.
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Nudo in copertina: specchio o schermo?

edizione effettivamente uscita nelle librerie (cartaceo)

con la fascetta editoriale

Nel Novecento editori grandi e piccoli hanno usato il nudo in copertina come segnale di rottura, di letterarietà radicale o di eros “alto”: dal nudo pittorico ai topless sui tascabili, la pelle funzionava come promessa di sconfinamento.
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Qui le bozze nude – poi “castigate” in fase definitiva – sembrano dire: il corpo dell’adolescente, con tutta la sua vulnerabilità, è il vero campo di battaglia del romanzo; la copertina alternativa, più pudica, introduce invece un filtro, quasi un paravento morale tra il lettore e il testo.
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Politicamente corretto e autocensura editoriale

Negli anni in cui esce Le nostre luci, il dibattito sul politicamente corretto in editoria è già acceso: si moltiplicano le polemiche su corpi femminili “oggettificati”, su rappresentazioni del sesso adolescenziale, su contenuti percepiti come disturbanti.
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In questo contesto, la rinuncia al nudo in copertina può essere letta come un compromesso: non tanto una censura di Stato, quanto una forma di autocensura preventiva, che prova a evitare attacchi mediatici o fraintendimenti morali ancora prima che il libro incontri i lettori.

L’immagine delle gambe in aria di un ragazzino che salta rimangono soltanto nella fascetta editoriale, laddove presente.
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Quando la copertina tradisce il libro

Le nostre luci insiste su eccessi, derive e ferite dell’adolescenza: addolcirne l’immagine esterna significa disinnescare proprio quel corto circuito tra forma e contenuto che ha reso storiche tante copertine “scomode”.
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Le bozze non corrette, oggi, diventano un reperto bibliofilo perché raccontano ciò che il libro avrebbe potuto dichiarare di sé a colpo d’occhio, e che l’edizione definitiva ha preferito silenziare nel segno di una rispettabilità grafica più rassicurante.

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Un editore fantasma: il caso ISBN

ISBN Edizioni, nata nel 2004 e diventata indipendente nel 2009, è stata una delle sigle più vivaci del primo decennio Duemila, con un catalogo che mescolava narrativa, saggi pop, collane graficamente sperimentali come i “Vinili”.
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Nel 2015 il Tribunale di Milano ha aperto la procedura di fallimento per ISBN Edizioni srl: la casa editrice ha sospeso le pubblicazioni e oggi è, di fatto, un marchio del passato, con un catalogo congelato e titoli destinati a migrare lentamente nel sottobosco del fuori catalogo.
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Le bozze come “reliquie” del fuori catalogo

Il fatto che l’editore non esista più rende queste copertine di prova ancora più interessanti: non sono solo varianti grafiche, ma tracce materiali di un processo editoriale interrotto, di una stagione in cui rischiare sul visual era ancora possibile.
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Per il cacciatore di libri, simili oggetti ibridi – bozze, prove di stampa, copertine scartate – diventano quasi delle reliquie: dicono la verità che il libro non ha mai potuto dire in vetrina, e raccontano, meglio di molte cronache, come il politicamente corretto, il mercato e la paura del rumore mediatico abbiano imparato a riscrivere i corpi, prima sulla copertina e poi negli scaffali.

 

 

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