Gli strani eredi di Pinocchio
di Livio Codato
Inutile qui tentare di attraversare le infinite distanze del mondo letterario di Pinocchio. Solo le avventure di Odisseo/Ulisse/Nessuno possono competere con quelle del personaggio di Collodi. Dove mai sul pianeta terra non sarà stato tradotto Le avventure di Pinocchio? Pinocchio è uno di quei pochi personaggi che scompariranno quando l’umanità sarà estinta, sempre che, nel frattempo, non se ne sarà appropriata una civiltà aliena, nella quale un telepata di successo avrà trasmesso mentalmente, attraverso l’etere, al proprio pubblico, le vicende di un PYnOc2H10 di cristallo dal naso di lyghnite. Tanta fama, quindi, e, come sempre accade con i grandi, dobbiamo fare i conti anche con gli epigoni. I figli, i nipoti e i bis-nipoti di Pinocchio sono una moltitudine, e l’universo delle Pinocchiate altrettanto vasto quanto quello delle traduzioni dell’originale. Qui ci soffermiamo su una serie che ebbe un discreto successo tra la fine dell’età giolittiana e lo scoppio del conflitto mondiale: i Pinocchietti della casa editrice Bietti. Si tratta di brossurine in sedicesimo, scritte da autori diversi e bellamente illustrate. Ecco l’elenco in ordine cronologico, passibile di modifiche e integrazioni da parte degli amici bracconieri di libri.
1910
Pinocchietto in automobile – Vittorio Lucatelli, p. 90
Pinocchietto dalla Luna – Vittorio Lucatelli, p. 110
Pinocchietto al Polo Nord – Maria Chierichetti, p. 104
Pinocchietto palombaro – Vittorio Lucatelli, p. 109
Pinocchietto poliziotto – Maria Chierichetti, p.103
Pinocchietto esploratore – Pia Boschetti, p. 94
Pinocchietto magistrato – Maria Chierichetti, p. 87
Pinocchietto nel Vesuvio – Laura D’Avignone, p. 92
Pinocchietto alpinista – Maria Chierichetti, p. 108
Pinocchietto in Egitto – Vittorio Lucarelli, p. 95
Pinocchietto gentleman – Pia Boschetti, p.94
1911
Pinocchietto giornalista – Vittorio Lucatelli, p.89.
I disastri di Pinocchietto – Autore anonimo, p. 104
1912
Pinocchietto soldato a Tripoli – Vittorio Lucatelli, p.94
Pinocchietto a Sciara-Sciat – Vittorio Lucatelli, p.94
Pinocchietto corridore nel giro d’Italia – Fiorenzo Ciampi, p. 95
Pinocchietto fidanzato – Fiorenzo Ciampi, p.109
1915
Pinocchietto alla guerra europea – Ardito Arditi, p. 95
Pinocchietto contro l’Austria – Bruno Bruni, p. 96
1923
Avventure straordinarie del figlio di Pinocchietto – Epaminonda Provaglio e I. Bianchi, p.80
I quattro racconti più interessanti, perché intrecciati alla storia d’Italia e d’Europa, sono Pinocchietto soldato a Tripoli, Pinocchietto a Sciara-Sciat, Pinocchietto alla guerra europea e Pinocchietto contro l’Austria. I primi due furono pubblicati ” a caldo”, nel 1912, a guerra di Libia in corso, e rappresentano due tra i primissimi esempi di letteratura italiana coloniale, un genere che cominciava allora a compiere i primi passi e sarebbe fiorito poi negli anni del regime fascista. Anche gli altri due uscirono “in fieri”, nel 1915, a guerra appena dichiarata agli Imperi centrali, e rientrano nel filone di quei racconti che intendevano esaltare le gesta dei soldati italiani e presentarli come fulgidi esempi da seguire alle giovani generazioni, preparandole al sacrificio della vita per la patria.
In Pinocchietto soldato a Tripoli l’autore Vittorio Lucatelli (sul quale nulla siamo riusciti a reperire) narra di Pinocchietto, diventato oramai possidente terriero grazie a un’eredità, il quale, essendo della classe ’83, nel 1911 viene richiamato alle armi durante la guerra italo-turca. Sposato (niente figli) con Pinocchietta, il quasi trentenne Pinocchietto si sente male all’idea di partire per la Tripolitania e sviene, ma la moglie, quando viene a sapere il motivo del malessere del marito, lo rincuora e lo galvanizza con un lapidario discorso patriottico: “È ciò che ti affligge [la chiamata alle armi]? Non sei tu dunque un italiano, non ami la tua patria? Non desideri che essa si faccia grande innanzi a tutte le nazioni del mondo? Oh povera Italia, così bistrattata dagli altri Stati, insultata dai nemici, avvilita dagli amici, disonorata dai figli all’estero: essa è considerata come una cenerentola, una stracciona, un’inetta, un’infingarda, una spavalda, una debole, è bene che si rivendichi! è doveroso che si faccia giudicare per ciò che realmente essa è. È una potenza forte? Lo dimostri con le armi. È una nazione civile? Imponga la civiltà a chi non ne ha. Non è una stracciona? Lo provi con una guerra. L’Italia deve imporsi: si è imposta finora col sapere, con la scienza e con l’arte; s’imponga per l’avvenire con la forza, con la virtù e con la costanza”.
Dopo la tirata della moglie, Pinocchietto saluta parenti e amici e parte alla volta di Tripoli, dove arriva dopo cinque giorni di viaggio, tra treno e nave, pronto per combattere. Il racconto finisce con un’avvertenza: “Se il lettore vuol conoscere le gesta di Pinocchietto durante la sua permanenza a Tripoli legga il seguito di questo volume, cioè: “Pinocchietto in guerra a Tripoli“. In realtà il seguito avrà un titolo diverso: Pinocchietto a Sciar-Sciat, in cui lo stesso Lucatelli ci racconta la partecipazione dell’eroe alla battaglia di Sciara-Sciat, il 23 ottobre 1911, che si tradusse in un massacro, il più sanguinoso per le truppe italiane di tutta la campagna in Libia, con 378 morti (di cui 8 ufficiali) e 125 feriti. Tra i pochi sopravvissuti alla strage, il nostro Pinocchietto, salvato da una bambina libica (che lui poi adotterà col consenso della moglie Pinocchietta), riprenderà le armi, per cadere infine in un’imboscata nei pressi di Bengasi, restare gravemente ferito, al punto da subire l’amputazione di una gamba, e fare rientro da eroico mutilato in Italia, nel mese di marzo del 1912, sette mesi prima della cessazione delle ostilità con la Turchia.
In questo racconto c’è un passaggio meritevole di attenzione, il quale risuona di echi antimilitaristi, in contrasto con l’atmosfera ufficiale della propaganda governativa (d’altra parte, al governo c’era Giolitti non Mussolini): “Egli che aveva visto da vicino tutti gli orrori della guerra, egli che ancor nelle orecchie sentiva i gemiti dei feriti e dei moribondi doveva convenire che anche la vittoria non valeva tutti i sacrifici di uomini e milioni. La guerra in Tripolitania che aveva destato tanto entusiasmo, che era stata ritenuta da tutti per un giochetto da ragazzi costava purtroppo del sangue. Gli Arabi, forti, maneschi, volubili, bugiardi, credenti solo in Allah, coi loro muscoli d’acciaio, sobri, agili e destri formano un popolo guerriero assai temuto“. E che, al momento di questa riflessione, Pinocchietto non aveva ancora perso la gamba… Era evidentemente cambiato il clima, dopo mesi di guerriglia e centinaia di caduti italiani, ed erano emerse diffuse perplessità a livello di opinione pubblica. Comunque, è a questo punto che bisogna fare il punto (perdonate il gioco di parole) prima di procedere oltre. Il titolo di questo articolo accenna a una bizzarria propria della serie dei Pinocchietti della Bietti: Pinocchietto è o è diventato un giovinotto in carne e ossa, impegnato in mille avventure, ma allo scoppio della prima guerra mondiale (che nel 1915 era ancora “europea” come dal titolo) torna a essere di legno, almeno per un po’. Seguiamone la storia tra l’impresa libica e l’entrata nel conflitto del ’14-’18. Pinocchietto soldato in Libia nel 1911-1912, un giovane uomo in carne e ossa (ci rimette una gamba!), sposato con Pinocchietta, un’altrettanto giovane italiana, all’entrata in guerra dell’Italia, quattro anni dopo, diventa il fiorentino Pinocchietto de’ Pinocchi, burattino di legno che vive a Berlino, sposato con una tedesca, il quale viene fucilato nel 1914 in Germania come spia ma, essendo di legno, se ne scappa a gambe levate, con dodici fori e un mezzo chilo di metallo in più nelle fibre di cellulosa ma sempre in ottima forma. L’autore è un fantomatico Ardito Arditi, così ardito da “fregarsene” dei precedenti racconti e andare arditamente per la sua strada narrativa. Abbasso la coerenza e godiamo di queste divertenti incongruenze per quel che sono: spiazzanti pinocchiate!
Come che sia, anche in Pinocchietto alla guerra europea troviamo un’amara tirata antimilitarista: “Non era più la guerra come se l’era immaginata Pinocchietto e come se l’immaginano tutti i popoli civili, vale a dire lo scontro tra due eserciti dei quali vince quello più numeroso, più coraggioso, meglio armato e meglio guidato… No, nulla di tutto questo. Era, invece, un’orribile carneficina compiuta da un esercito contro una popolazione di inermi e di innocenti: era il massacro sistematico, premeditato di donne, di vecchi, di bambini, erano l’incendio, il saccheggio, la rapina, la distruzione cieca, bestiale, delittuosa di tutto quanto è bello e utile“. Ambientata nell’autunno-inverno del ’14, l’avventura di Pinocchietto in fuga dall’odiata Germania, si conclude con un auspicio: “… anche l’Italia si preparava ad entrar nel conflitto per liberare, finalmente, dalla schiavitù dell’Austria le provincie [sic] rimaste irredente dopo la guerra del ’66. Figuratevi se Pinocchietto avrebbe mancato di tornare in Patria!“. Giugno 1915. Passano pochi mesi e, in Pinocchietto contro l’Austria, ritroviamo il nostro eroe in una foggia completamente diversa: orfano sedicenne, di nuovo in carne e ossa, con folti capelli neri, ma soprattutto un naso lunghissimo, che vive con la vecchia zia. Anche qui l’autore è un altro fantomatico Bruno Bruni (probabilmente lo stesso Ardito Arditi del libro precedente sotto altre spoglie). Il minorenne Pinocchietto, animato dal furor patrio, decide di partire per il fronte (ricordate Pippetto e Renato?), dove anch’egli avrà modo di mostrare il proprio valore: “In Pinocchietto l’odio per il secolare nemico d’Italia raggiungeva addirittura il parossismo e l’ammirazione per i nostri baldi soldati che così valentemente avevano iniziato la guerra per la completa indipendenza d’Italia, per far libera la Patria dalle Alpi al mare si esplicava in una vera frenesia d’amore…”. Finita la guerra, Pinocchietto esce di scena ma per lasciare spazio, qualche anno dopo e per una sola avventura, a suo figlio. Ma questa è un’altra storia… Un’ultima curiosità: mentre il Pinocchietto schierato sul fronte austriaco è, naso escluso, un ragazzo come gli altri, l’ignoto illustratore lo rappresenta comunque di legno, secondo un canone oramai consolidato dopo più di trent’anni dalla creazione collodiana. Insomma, come lo vogliamo questo degno erede di Pinocchio? Di carne o di legno? Per quanto ci riguarda, di legno tutta la vita…
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