Quando Mondadori non era ancora… Mondadori
Trovai Aia Madama su una bancarella, per pochi euro. Anni dopo, al Salone del libro usato di Milano, passò dal mio banco Alfredo Castelli, il creatore di Martin Mystère. Era il 23 novembre 2013. Il libro gli interessava e glielo cedetti senza troppe pretese. In Nuovi casi per il cacciatore di libri ho raccontato la faccenda come la ricordo: quando l’avevo comprato, mi era sembrato chiaro che fosse lì per me; quando lo vide Castelli, mi parve altrettanto chiaro che dovesse andare a lui. Guai a trattenere i libri che non vogliono restare dove sono.
Da Ostiglia
In copertina c’è scritto La Scolastica Editrice. Il nome Mondadori non compare. Sul frontespizio si legge Ostiglia, Casa Editrice «La Scolastica», 1912; in quarta, in basso, figura lo stabilimento cromotipografico La Sociale, sempre a Ostiglia, con la stessa data. Su un solo esemplare si possono dunque vedere i due nomi con cui si lavorava allora: quello dell’editrice e quello della tipografia.
Il Gruppo Mondadori, nella sua cronologia ufficiale, indica Aia Madama di Tomaso Monicelli come il primo libro pubblicato da Arnoldo Mondadori. L’attività era cominciata nel 1907 e comprendeva lavori di tipografia come manifesti e opuscoli pubblicitari. Il Dizionario Biografico degli Italiani individua nell’uscita di Aia Madama, nel 1912, la svolta verso l’attività editoriale vera e propria. L’anno successivo, secondo la cronologia del Gruppo, Il piccolo viandante, ancora di Monicelli, inaugurò la Bibliotechina della Lampada, pensata per offrire ai ragazzi letture da affiancare ai testi scolastici.
Aia Madama ha per sottotitolo Novelle e costumi paesani. Nella prefazione, rivolta Agli amici vecchi e nuovi di Ostiglia, Monicelli presenta ai compaesani le sue «pagine di vita nostra paesana», scritte giorno per giorno. L’indice elenca dodici novelle: la prima è La Piena, l’ultima è quella che dà il titolo al volume e comincia a pagina 275. La scheda OPAC SBN (BID LO10328281) registra 347 pagine, 19 cm e localizza il libro in undici biblioteche, fra cui la Teresiana di Mantova e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze.
Da dove viene il 1911?
Nello storico Maremagnum c’è una scheda del 2010 in cui la libreria La Darsena offriva Aia Madama con questi dati: Ostiglia, La Scolastica Editrice, 1911. La descrizione è precisa: cartonato editoriale, 19,5 cm, IV, 347 (5) pagine. Il 1911 si trova anche in un articolo del Giornale, che lo indica come anno di uscita. Un catalogo della libreria Le Colonne, invece, lo riferisce alla stesura del libro.
Un esemplare descritto in un altro catalogo antiquario, nel 2015, ha la stessa paginazione analitica della copia della Darsena, ma è datato 1912. Il numero di pagine, da solo, non dice se i due esemplari siano usciti dalla stessa composizione tipografica. Prima di parlare di due edizioni bisognerebbe vedere il 1911 impresso sul libro e sapere dove compare. Se si trovasse quella copia, il confronto partirebbe dal frontespizio e dalla quarta, per poi passare alle pagine interne. Per ora il 1912 si legge sull’esemplare e concorda con SBN e con la cronologia Mondadori. Il 1911 resta una pista aperta.
Una copia in vendita
6 novembre 2026. C’è un esemplare proposto su Vinted a 180 euro. Conserva la copertina illustrata e offre il riscontro più semplice per chi cerca questa edizione: 1912 al frontespizio e in quarta.
Nello storico Maremagnum, la copia della Darsena di cui sopra era offerta a 30 euro nel 2010; nel 2016 Volumina ne chiedeva 210 per un esemplare del 1912 privo di copertina. Fra le due c’è la richiesta di 36 euro del catalogo del 2015, per un volume in mezza pergamena coeva che conservava all’interno il piatto anteriore della brossura. Sono prezzi richiesti per copie diverse. La ricerca fra i venduti su eBay negli ultimi tre anni non ha restituito risultati. Se a un lettore capitasse fra le mani una copia indicata come 1911, la fotografia più utile sarà quella del punto in cui si legge la data. È il documento che ancora manca. Se esiste.
Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)


