"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

‘Sull’inutilità dei libri sarebbe utile scrivere un libro’ (ma forse c’è…)

 

di Carlo Ottone

 

“Tutti leggono, tutti scrivono. La statistica libraria ci afferma che nella Unione Europea vengono alla luce da venti a trentamila volumi ogni giorno. Altrettanti, e forse più, ne produce l’America; e non parliamo delle altre provincie già invase e corrotte dalla nostra civiltà, A leggere tutti i volumi che si pubblicano in un giorno, appena basterebbe la vita di un uomo! Qual criterio può ora guidare le nostre preferenze? E chi ci addita il buon libro? Chi vorrà sommergersi in questo oceano di insensatezze stampate, colla incerta lusinga di scoprire quando che sia, per favore del caso, qualche perla sepolta fra le alghe? “

 

Così scriveva Antonio Ghislanzoni (1824 – 1893) nel suo Abrakadabra. Storia dell’avvenire, romanzo utopico del 1874, ambientato in un futuro fantastico (gli ultimi decenni del XX secolo) in cui il progresso tecnologico non migliora la reale natura dell’uomo.

“Scapigliato per indole più che per profonda convinzione e coerenza di principi, fu un irrequieto, un insofferente d’ogni attività regolare e metodica“ così nell’introduzione, a cura di Edoardo Villa, nella ristampa di Abrakadabra (Milano, Marzorati, 1969), una delle tantissime.

Antonio Ghislanzoni aveva già segnalato la quantità di libri inutili che erano stampati e la difficoltà di trovare qualche perla fra le alghe sepolte; ebbene questi tre libri di Ben Schott sono i libri più utili fra i libri…inutili!

Ben Schott (classe 1974) pubblicitario creativo, fotografo e designer britannico, è autore di una serie di libri di… miscellanea. Il primo, La miscellanea di Schott: giochi, sport e oziosità (Milano, Sonzogno, 2005), dove in centosessanta pagine si accatastano un sterminato numero di nozioni le più disparate, dai nomi delle esche per il pesce bianco, dall’elenco dei tarocchi di Mantegna e dei Visconti, dalle dame (il gioco da tavolo) francesi e polacche, dai numeri delle maglie e dei rispettivi ruoli nel rugby, dai rompicapi con i fiammiferi, dal valore delle bilie nello snooker, dalle impronte del cavallo: con tanto di schema delle impronte lasciate dagli zoccoli dei cavalli; insomma una enciclopedia delle quisquilie e pinzillacchere da avere sempre a portata di mano.

Non contento, Scott ci presenta un’altra miscellanea, L’originale miscellanea di Schott (Mondadori 2007).

Un’enciclopedia? Un dizionario? Un almanacco? Un’antologia? Un lessico? Un tesoretto? Una raccolta di luoghi comuni? Un vademecum? Bè… si, l’originale miscellanea di Schott è tutto questo e molto di più, non rivendica alcuna pretesa di esaustività, autorevolezza e praticità, rivendica invece pretese di essenzialità, perché, come scrisse Oscar Wilde: “È triste dirlo, ma al giorno d’oggi c’è una grande scarsità di informazioni inutili”. Ma ci ha pensato Ben Schott a colmare la lacuna, a darci queste informazioni inutili; inutilità a cui aspirano tra le infinite inutilità del nostro tempo.

C’è ancora un libro, Schottenfreude. Nuove parole tedesche per la condizione umana, (Bompiani, 2016). Anche questo coltissimo e “inutilissimo“, utile, però, alla casta degli intellettuali, alle élite.

“Se la lingua italiana si trova sprovvista di alcuni concetti (e quindi delle parole per esprimerli), spesso si rivolge al tedesco per colmare queste lacune. Infatti, la sorprendente caratteristica della lingua germanica di spiegare l’inspiegabile, unita alla sua capacità di creare nuove, pirotecniche combinazioni di parole costituiscono il motivo per cui usiamo tante espressioni tedesche: dallo Zeitgeist alla Blitzkrieg…Weltanschauung fino alla Schadenfreude. Inoltre esistono centinaia di stati della condizione umana per cui non è ancora stata coniata la parola corrispondente. Fino a ora, quantomeno…”

Così si esprime l’autore, il quale, per una migliore comprensione, scrive la fonetica del titolo: scho-tten – froi-de, – la gioia di Schott – traduzione mia.

“Questi aggeggi non sono parole: sono una processione di lettere dell’alfabeto” (Mark Twain, in La terribile lingua tedesca, 1880).

Queste parole sono scritte in gotico, con note e riferimenti bibliografici, per ognuna di esse l’autore scrive la fonetica. Se prima ci domandavano se c’è una parola tedesca per esprimere un concetto, ora c’è, grazie a Ben Schott che ci regala delle opere serie, utili, istruttive, con chiari indici per la consultazione.

 

 

Disponibilità dei libri citati (sempre aggiornato)

 

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