O Capitano! Mio Capitano!
di Livio Codato
Attilio Frescura (Padova, 1881 – Lecco, 1943) fu un convinto interventista e, arruolatosi volontario nel 1915, da sottotenente della Milizia Territoriale, si fece onore nel primo conflitto mondiale, con due medaglie al valor militare d’argento e di bronzo e la promozione a capitano. Nel 1919, al termine della guerra, pubblicò Diario di un imboscato, uno dei rari testi di memorie sulla Grande Guerra esente dalla retorica patriottica.
Il libro suscitò reazioni indignate che Attilio ricorda così: “… attacchi violentissimi, sfide e insolenze quando ancora si dibatteva furibonda la campagna sovversiva contro la guerra vittoriosa“. Come sempre accade, la risonanza negativa determinò l’esaurimento della prima edizione in pochi giorni ma indusse Attilio a una maggiore prudenza nelle quattro edizioni successive, le quali vennero emendate delle pagine più controverse, quelle sarcastiche rivolte contro politici, alti ufficiali e intellettuali. A partire dagli anni Trenta, il libro, considerato disfattista dalla retorica del regime fascista, scomparve dalle librerie, per resuscitare sessant’anni dopo, per volere di Mario Rigoni Stern, con una nuova edizione Mursia del 1981.
Sulle orme di Salgari
Dopo la guerra, oramai quarantenne, Attilio Frescura si dedicò al giornalismo ed ebbe una brillante carriera, prima come redattore capo della casa editrice Cappelli di Bologna, poi come direttore del Resto del Carlino e del Corriere del pomeriggio; fondò inoltre il Teatro Sperimentale Italiano ed ebbe il merito di curare la prima edizione de La coscienza di Zeno di Italo Svevo (1923). Scrisse numerose opere di vario genere, tra romanzi, novelle e saggi, tutte firmate col proprio nome, ma si costruì una personale carriera da romanziere salgariano, pubblicando una serie di romanzi (tutti editi dalla Cappelli, con bellissime copertine), sotto lo pseudonimo di Cap. Ph. Escurial, del quale, addirittura, fornì un improbabile ritratto fotografico nell’occhiello di alcuni di essi.
Perché mai abbia scelto il nome del celebre monastero iberico per il capitano Ph. (Ph. per Philip come omaggio a Filippo II che fece erigere il mastodontico mausoleo per la glorificazione degli Asburgo di Spagna?) non ci è dato sapere. E neppure perchè lo abbia addobbato col costume da corsaro in cappa scura, camicia bianca e cappello a tesa larga, una foggia che lo fa stranamente assomigliare al negus Menelik II. Mah! De gustibus…
Perle da collezionare
Fatto sta che Attilio/Escurial in tredici anni scrisse tredici romanzi, al ritmo di uno all’anno, otto dei quali di ambientazione marittima.
Ecco l’elenco: L’occhio di Visnù (1922), Il rogo del Rayah (1922), Il Corsaro Verde (1923), I filibustieri delle Antille (1928), La Corsara Bianca (1929), Il Selvaggio bianco (1931), L’Armata dei Disperati (1931), Incas: figli del Sole (1931), L’Artiglio del mare (1932), Il Pirata dalla barba rossa (1933), Il Pirata di Algeri (1933), Il Corsaro dell’Yucatan (1934), I mastini del mare (1935). Pochi anni dopo, mentre la guerra infuriava, l’ex capitano del Regio Esercito Italiano Attilio Frescura lasciò questo mondo. Era il 18 ottobre 1943. Le sue umane spoglie riposano qui, tra noi poveri mortali, ma tra un oceano all’altro naviga ancora l’anima mia poliedrica (come ebbe a definirla lui stesso) del Cap. Ph. Escurial.
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