"Avete fatto caso che gli unici roghi della storia riguardano libri e streghe?"

 

Esco dall’ombra: Marcello Baraghini si racconta

 

di Carlo Ottone

 

Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? […] Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”, così scriveva Italo Calvino nelle sue Lezioni americane; queste parole ben si adattano a Marcello Baraghini, che si racconta a Daniela Piretti, compagna di vita e complice.

 

Il libro di cui si parla è:

 

Balla coi libri: 50 anni di controcultura fra passato e presente. Marcello Baraghini si racconta, di Daniela Piretti (Guidonia, Iacobelli editore, 2023).

 

L’inventore dei mitici Millelire esce dall’ombra, alla soglia degli ottant’anni, e racconta la sua vita, le sue esperienze di enfant terrible dell’industria editoriale italiana, industria alla quale Baraghini non si è mai assoggettato, anzi ha sempre rilanciato, non solo Millelire ma altre collane altri libri altre iniziative sempre “per l’amore del lettore”.

Daniela Piretti, la cui amicizia con Baraghini risale agli anni settanta come lei stessa scrive in La Vita Trema (Pitigliano, StradeBianche di StampAlternativa, 2018), conduce le danze, “un passo a due”, alternativamente con Marcello: lo stimola, lo interroga e l’editore si racconta in 200 pagine, nei quaranta capitoli di cui si compone il libro, ben scritti con leggerezza, con inserti delle copertine dei libri e con pagine stampate con i caratteri della Olivetti 22, attrezzo di lavoro per decenni di Marcello.

Le danze iniziano con l’infanzia e la giovinezza, di letture.

“Furono i libri ad aprirmi la mente”

Storie di disagio giovanile, di contrasti con la famiglia, Baraghini ribelle ancora minorenne lascia la famiglia avventurandosi nel mondo, nel suo mondo fatto di passioni, di impegno civile, militante del Partito Radicale; le prime amicizie i cappelloni, il lavoro di correttore di bozze (il profumo delle tipografia e del piombo fuso saranno la sua epifania, la sua iniziazione ai libri da stampare).

Libertario, giornalista iscritto all’albo darà la sua firma come direttore responsabile alle numerose pubblicazioni apparse negli anni settanta prendendosi centinaia di denunce, che lo costringeranno alla “clandestinità” nel Grossetano. Nel frattempo era iniziata la grande avventura: Stampa Alternativa, avventura che finirà in un giorno d’estate come racconta Piretti nel capitolo Di un notaio e di firme in calce a siglare una fine in una giornata triste nonostante l’estate perché, come ricorda l’editore:

“ […] avevamo ben poca cultura d’impresa”.

Marcello Baraghini vende i suoi libri. Arcimboldo di Ettore Bianciardi

Prima di questa vicenda il nostro con la casa editrice aveva lanciato collane editoriali tra cui i mitici Millelire che si guadagnarono anche una menzione nell’Enciclopedia Garzanti nel ’95 e nel ’94 il Compasso d’Oro, premio che viene assegnato annualmente dall’Associazione per il disegno industriale con l’obbiettivo di valorizzare la qualità del design italiano con la motivazione “Orchestrazione robusta e sottile di componenti diversissimi: il prezzo, che diventa logotipo a un tempo, massimo argomento di promozione. Equilibrio tra unitarietà e variabilità […] Questa iniziativa editoriale del cortometraggio scrittorio sembra rivitalizzare l’editoria popolare”.

Chiusa Stampa Alternativa Baraghini s’inventa un nuova Alternativa: Le Strade Bianche di StampAlternativa, apre la “più bella libreria al mondo” a Pitigliano e continua l’attività editoriale sempre per “l’amore per il lettore”, ogni anno, a partire dalla fine degli anni novanta, d’estate propone Il Festival della letteratura resistente dove:

“[…] organizzare incontri su temi spesso quasi ignorati dalla cultura ufficiale […]”.

Questa vita è raccontata con leggerezza, ballando con i libri come un valzer, con volteggi, casquè, e giravolte. Ma la danza non è finita. Questo libro racconta anche cinquanta anni di controcultura in Italia per chi c’era, e ricorda, e chi non c’era scoprirà quella che considero, come sosteneva Gramsci nei suoi scritti , un’altra cultura, uno stile di vita, una concezione del mondo non solo non elaborata e sistematica perché non vi erano concezioni elaborate, sistematiche e politicamente organizzate e centralizzate nel loro sia pur contraddittorio sviluppo. Nello scusarmi per questa considerazione, oggi chi cita ancora Gramsci!, ritengo che un’altra cultura sia ancora possibile e necessaria.

 

 

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