Proletari “volanti” di tutto il mondo, unitevi! (e soprattutto correggete l’errore!)
di Massimo Gatta
Mai fidarsi troppo dei celebrati repertori bibliografici (e dei bibliografi). Il caso che stiamo per trattare, infatti, conferma in pieno la ben nota questione relativa alla celeberrima bibliografia del Brunet la quale conteneva una certa quantità di errori che i tanti bibliografi successivi hanno praticamente continuato a utilizzare, copiando le schede senza verificare la correttezza di alcuni dati. Ma la bibliografia, come sostiene qualcuno, non è un’opinione e bisognerebbe sempre accertarsi della correttezza di quanto utilizziamo da altri repertori, perché al contrario può accadere che a caduta un errore di molti anni fa continua a infestare nuove schede, titoli di libri e perfino l’ICCU-SBN. Ma procediamo con ordine.
Da qualche tempo ho ripreso la mia antica passione per i libri delle avanguardie russe, quelli cioè compresi in poco più del ventennio 1910-1934. Una passione da bibliografo, ovviamente, non da collezionista. In questo mi sento filorusso, come direbbe Paolo Nori, dal sottotitolo del suo ultimo (bel) libro: Diario di un filorusso. Ebbene per i grandi collezionisti internazionali di questa elettiva tipologia di libri rari e magnificamente illustrati, due sono fondamentalmente i repertori da tenere sul desco, a portata di scheda, due repertori giustamente celebri e utilizzati anche dai grandi dealers internazionali (il primo, a differenza del secondo, riporta anche i titoli originali in cirillico). Il primo, lo vedremo meglio, risale al 1997, il secondo, più recente, al 2002, ma entrambi sono stati pubblicati negli USA. Si dà anche il caso che questo ritorno di fiamma per i libri dell’avanguardia russa vada a braccetto col mio vecchio amore, mai sopito, per Vladimir Majakovskij, non solo per il grande poeta ma anche per l’eccellente grafico e il pubblicitario. Questo mi ha permesso, nel corso degli anni, di impratichirmi un poco dell’alfabeto cirillico russo, in modo da poter leggere almeno i titoli delle opere, non andando ovviamente oltre.
Dunque tempo fa, sfogliando sul desco il primo di questi rinomati cataloghi/repertori bibliografici, Russian Modernism. The Collection of the Getty Research Institute for History of Art and Umanities, di Davis Woodruff e Ljiljana Grubišić, introduzione di Jean-Louis Cohen, edito a Santa Monica dal Getty Institute, 1997 (vedi immagine), cercavo l’iconica copertina del raro Letajuščij proletarij che Majakovskij pubblica nel 1925, lo stesso anno del poema Lenin, disegnata da Grigorij Beršadskij e con al centro la Torre di Šuchov, volume che costituisce, per l’autore, il tentativo di definire artisticamente il vagheggiato e dorato futuro socialista.
- catalogo p. 110
La trovo infatti riprodotta a pag. 110 (fig. 12, vedi immagine), e mi accorgo (scheda a pag. 121, #515, vedi immagine sopra) che mentre il titolo in cirillico è corretto (Летающий пролетарий), come appare in copertina, così come la translitterazione in caratteri latini (Letajuščij proletarij), curiosamente la traduzione inglese è invece errata: The Flying Proletariat, cioè Il proletariato (пролетариaт) volante invece che Il proletario (пролетарий) volante: una sineddoche in piena regola: il tutto per la parte. Il proletariato al posto del singolo proletario.
Ora, incuriosito, mi vado a riguardare il vecchio volume che gli Editori Riuniti pubblicarono nel lontano 1963, V. Majakovskij, Poemi (vedi immagine) dove quel titolo del ’25 veniva invece tradotto correttamente: Il proletario volante. Comincio a incuriosirmi, come sempre quando sento odore di refuso. Possibile che il celebre repertorio Getty avesse fatto un tale errore?
Nel maremagnum libresco cerco il secondo repertorio, universalmente considerato il top per questi libri, e cioè Margit Rowell / Deborah Wye, The Russian Avant-Garde Book 1910-1934, con saggi di Jared Ash, Nina Gurianova, Gerald Janecek, New York, MoMA, 2002 (vedi immagine). Si tratta in questo caso della donazione di circa 1100 libri dell’avanguardia russa che la ‘Judith Rothschild Foundation’ fece al MoMA, arricchendone la già cospicua collezione. Ogni volume ha un numero progressivo e, non essendoci delle vere e proprie schede, il 578 tra parentesi quadre corrisponde al nostro Majakovskij del ’25, essendo il numero progressivo del libro all’interno della raccolta. Sfogliando quindi il MoMA 2002 a pagina 201 vedo riprodotta la splendida cover a colori di Beršadskij, mentre alle pagine 266-267 (vedi immagine) si trova la breve descrizione del libro, dove la translitterazione è corretta (mancando il titolo in cirillico), mentre la traduzione inglese è anche in questo caso errata: The Flying Proletariat. Che il MoMA abbia pedissequamente copiato (male) dal Getty? Mah.
- (con errore)
- p. 201 catalogo del MoMa
Cercando di sbrogliare l’ormai intricata faccenda mi viene improvvisamente in mente che questo libro del ’25 del poeta russo io l’ho già visto riprodotto da qualche altra parte, cosa non tanto ovvia considerata la sua rarità. Dopo alcuni giorni ho l’illuminazione. Simone Berni! Ma certo! Il cacciatore di libri che nel suo penultimo I nostri libri. Cento collezionisti e i loro tesori (Edizioni SO, 2024): a pagina 375, tra le schede di un noto collezionista italiano compare proprio il Majakovskij del ’25. Leggendo la scheda n. 8 che il collezionista dedica al libro (vedi immagine) mi accorgo però che il titolo russo riportato è errato, così come errata è la translitterazione in caratteri latini, infine anche il titolo in italiano risulta errato: Il proletariato volante.
Povero Majakovskij, voleva far volare un singolo proletario, e qui vola l’intera categoria. Con tre errori su tre (ma sbagliare il titolo russo mi è sembrato alquanto grave), il nostro bibliofilo si sarebbe aggiudicato il primo premio, se fosse stato messo in palio.
Tornando al vecchio Brunet, la questione non termina qui. Nella scheda, infatti, il collezionista informa il lettore che nel 2015 ha curato per l’editore milanese SE l’edizione italiana del Majakovskij, con traduzione dal russo di Olga Zlobina (collana: Piccola enciclopedia, 231). Per semplice curiosità ho consultato l’ICCU-SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) e ho notato che, purtroppo, un errore è presente anche nella scheda catalografica relativa in SBN (codice identificativo: RAV\2034911), dove compare il titolo italiano errato, Il proletariato volante, mentre il titolo originale russo, sempre nella scheda SBN, risulta corretto: Letajuščij proletarij. Mi ha fatto riflettere: forse ho avuto accesso a una versione differente.
- Majakovskij & Co. (1994)
- Majakovskij (1986)
Sta di fatto che dal 2015 in commercio, così come sui siti di vendita online come Amazon e Ibs, compare un libro con un titolo che Majakovskij non ha mai pensato, così come dal 1997 girano schede errate in due prestigiosi repertori statunitensi, molto utilizzati dai collezionisti. Ironia della sorte: tre anni prima del catalogo Getty, Maurizio Scudiero, noto studioso di Futurismo, pubblicava un modesto catalogo dedicato proprio a Majakovskij & Co. Libri e riviste del futurismo russo e del costruttivismo sovietico (Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1994), dove il titolo in italiano risulta corretto: Il proletario volante, così come è indicato correttamente dal collezionista di Futurismo Pablo Echaurren nel suo pregevole volume a fumetti Majakovskij, pubblicato in prima edizione nel 1986 a tiratura limitata per le Edizioni Serraglio di Francesco De Gregori, e ristampato nel 2012 per Gallucci.
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