"Sull'inutilità di certi libri sarebbe utile scrivere un libro"
un libro che non ti aspetti  /  
21 Settembre 2019

“La coscienza dell’opacità” di Silvano Zingoni, un racconto da leggere: peccato che…

…pochissimi potranno farlo! Ce ne sono soltanto 22 esemplari in giro

Eh, sì, il raro-programmato – l’ho detto più volte da queste stesse pagine – è quanto di più fastidioso per il cacciatore di libri. Specialmente se di qualità, e qui sto parlando di un testo che lo è e di una copertina disegnata da Hugo Pratt – scusate se è poco! – per cui sicuramente aumenteranno i dispiaceri degli esclusi. Ma tant’è. Se non ci fossero i pezzi rari, finirebbe ancor prima di cominciare questo circo fantastico e multicolore che è la bibliofilia e l’avventura bibliofila della caccia ai libri, che ne è il braccio armato.

Ma veniamo al nostro libro. La coscienza dell’opacità, di Silvano Zingoni (Parigi, Tiberiana, marzo 2019). La copertina è uno schizzo d’autore dell’organo sessuale femminile, diciamo così. Il libro è una brossura di 122 pagine, alta 18,5 cm. Nel colophon è ben specificato: “stampato in 22 copie numerate a mano (20 in numeri arabi e 2 in numeri latini)”.

Il libro è ambientato tra Buenos Aires, Roma e con riferimenti continui a Parigi forse nei primi anni ’50 del XX secolo, ma prende spunto dall’estate 1937, quando i rapporti tra Victorio Codovilla – membro dell’Internazionale Comunista – e Mosca si incrinarono. Il protagonista del racconto è l’ex partigiano Corentin, malato di nervi, che si affida ai nuovi ritrovati psicotropi che il suo amico neurologo Jean-Claude gli manda per posta da Parigi. Poi parte per l’Argentina. Il tutto incontrando figuri misteriosi e dalle ambigue mansioni, come un esploratore e cacciatore di diamanti del Governo venezuelano, o avventurandosi alla ricerca di misteriose case editrici di fantascienza a Buenos Aires. E dimenandosi tra fatti inspiegabili, come dattiloscritti di romanzi di fantascienza che si materializzano al mattino nella sua cameretta, dopo lunghe notti passate sotto l’effetto di droghe ed alcool.

Per la felicità dei bibliofili e degli amanti degli pseudobiblia, c’è anche qui il riferimento a un libro che non esiste, ma che “potrebbe esistere”. Il protagonista, Corentin, usando uno pseudonimo, stampa in duecento copie: Manual da Casa di Aristoteles Casa, un libricino di appena 28 pagine. Altri libri citati: Il garofano rosso di Elio Vittorini (Mondadori, 1948); Notre-Dame-des-Fleurs di Jean Genet (Paris, Gallimard, 1948): Noi, di Evgenij Zamjatin (prima edizione italiana a Bergamo, Minerva Italica nel 1955); La Stella Rossa di Aleksandr Bogdanov; Camas desde un peso, di Enrique González Tuñón, celebre scrittore argentino degli anni ’20.

Si fa anche un riferimento che può scatenare cacce bibliofile, quando si allude alle Edizioni di propaganda Culmine, che si stampavano nel ventennio a Buenos Aires, di matrice anarchica. Celebre un’invettiva contro i Savoia.

Basta, mi fermo qui. Il libro sembra scritto apposta per chi ama i libri, la letteratura, l’intrigo bibliofilo. Dire altro sarebbe uno spoiler imperdonabile.

 

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