"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Quando anche un saggio di filosofia diventa raro

 

Ci sono libri che diventano rari perché nessuno li ha voluti davvero, e libri che diventano rari perché hanno cambiato il modo di pensare. La mente cosciente di David J. Chalmers (McGraw-Hill, Milano, 1999) appartiene alla seconda categoria: uno di quei volumi che stanno sempre dietro le quinte delle bibliografie, ma che quando spariscono dagli scaffali iniziano a far prudere le mani ai cacciatori di filosofia dura e pura.

David John Chalmers, classe 1966, australiano di nascita ma accademico globale, è il filosofo che ha rimesso la coscienza al centro del dibattito contemporaneo. Docente alla New York University, co-direttore del Center for Mind, Brain and Consciousness, è diventato una star del settore dopo una conferenza del 1994 a Tucson, dove ha battezzato il famigerato “hard problem of consciousness”, il problema difficile della coscienza.
​Mentre molti colleghi si accontentavano di spiegare memoria, attenzione e linguaggio, Chalmers ha insistito sulla domanda scomoda: perché tutto questo produce un “sentire da dentro”, un’esperienza soggettiva, e non solo calcoli al buio. È questo filo rosso a portarlo, nel 1996, a pubblicare The Conscious Mind, subito riconosciuto come testo di riferimento, e tre anni dopo a sbarcare in Italia con La mente cosciente.

Di cosa parla davvero “La mente cosciente”

La mente cosciente è il manuale (non per principianti, va detto) che definisce la battaglia di Chalmers contro il riduzionismo materialista. L’autore distingue i “problemi facili” – come il riconoscimento degli stimoli, le funzioni cognitive, il controllo del comportamento – dal problema difficile: spiegare come da quei processi fisici nascano i qualia, i colori che vediamo, il dolore che sentiamo, il sapore del caffè.
Chalmers arriva a una mossa radicale: la coscienza va trattata come una proprietà fondamentale dell’universo, al pari di massa e carica, non comprimibile in sola fisica. Da qui gli esperimenti mentali che hanno fatto scuola: gli zombie filosofici, identici a noi in ogni dettaglio fisico ma privi di esperienza interiore, e i mondi possibili dove tutto è uguale… tranne il fatto che nessuno “sente” nulla.

L’edizione McGraw-Hill 1999: anatomia di un futuro cult

L’edizione italiana esce per McGraw-Hill Libri Italia nel 1999, nella collana Dynamie, con traduzione di Alfredo PaternosterCristina Meini; prefazione di Michele Di Francesco. Brossura, 438 pagine, formato maneggevole, testi fitti e qualche illustrazione, ISBN 88-386-3710-5 (EAN 9788838637100): un tipico prodotto da corso universitario avanzato, pensato più per i seminari di filosofia della mente che per il grande pubblico.
​Non risulta una vera e propria nuova edizione riveduta: la struttura ricalca l’originale del 1996, con una ricezione italiana certificata dal fatto che compare regolarmente in bibliografie accademiche e tesi di dottorato. È il classico titolo che finisce nelle biblioteche universitarie, che resta fuori catalogo senza clamore e che, a distanza di anni, inizia a mancare sugli scaffali dei comuni mortali.

Rarità: perché oggi non si trova quasi più

Sul versante reperibilità, il quadro è chiaro: il libro è fuori catalogo, e i canali generalisti lo trattano ormai come un relitto specialistico. Su siti di usato italiani compaiono solo sporadiche inserzioni, con prezzi perfino accettabili quando la scheda è vecchia o non aggiornata, ma si tratta immancabilmente di una disponibilità apparente; la sensazione è che i pochi esemplari rimasti stazionino in biblioteche o in scaffali già “selezionati” da docenti e ricercatori.
​Non c’è ancora la febbre per certi titoli psico-filosofici “di culto”, ma tutti gli ingredienti per la trasformazione in piccolo mito da collezione già ci sono: opera fondamentale, autore di primo piano, traduzione unica, nessuna ristampa, ambito di nicchia ad alta reputazione. Se oggi una copia in ottime condizioni si offre ormai intorno ai cento euro a un pubblico di filosofi, neuro-cognitivi e collezionisti mirati, non è azzardato immaginare, nel medio periodo, una fascia 80–150 euro per gli esemplari più freschi, soprattutto con provenienza interessante (ex libris di docente, appunti marginali di corso, ecc.).

Perché interessa il cacciatore di libri

Per il cacciatore di libri, La mente cosciente non è il classico “effetto eBay” costruito sui social, ma l’esatto contrario: un titolo serio che si è guadagnato la fama accademica in silenzio, lasciando che il mercato dell’usato lo sottovalutasse. È il tipo di volume che oggi tutti vorrebbero pescare distrattamente a pochi euro in qualche vecchia sezione universitaria o tra le rimanenze di librerie tecniche, ma che domani – o già oggi – potrebbe entrare nella lista dei “mancanti” obbligati per chi colleziona filosofia della mente, scienze cognitive e saggistica di frontiera.
​Lo scenario ideale? Una copia pulita, senza sottolineature a pennarello, magari con vecchio bollino di libreria universitaria e prezzo in lire: perfetta per chi costruisce uno scaffale dove Chalmers dialoga con Nagel, Dennett e i minimalisti della coscienza. In quell’angolo di biblioteca, la brossura McGraw-Hill del 1999 non è solo un mattone teorico: è il fossile di un’epoca in cui la coscienza è tornata a far paura ai filosofi… e, per fortuna, a interessare i bibliofili.

 

 

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