L’arte mia, di Francesca Alinovi (Bologna, Il Mulino, 1984).
Il libro più importante, praticamente il testamento spirituale della critica d’arte e gallerista Francesca Alinovi.
L’opinione del cacciatore di libri
“L’arte mia” è la raccolta postuma dei saggi brevi di Francesca Alinovi, pubblicata da Il Mulino nel 1984, un anno dopo la sua morte, come testamento intellettuale su avanguardie, graffiti e “arte di frontiera”. Pagine 174, prima edizione brossata, raccoglie testi da Flash Art e Domus su Duchamp, New York, street art e identità fluide nell’arte postmoderna.
Quasi introvabile sul mercato, è praticamente il testamento spirituale della Alinovi, con due edizioni note (Il Mulino 1984 e Montanari 2001), ma la prima è la più ambita per collezionisti di critica d’arte anni ’80. Valore stimato 100-300€ per copie perfette su AbeBooks o aste, grazie al legame con graffitismo (Haring, Basquiat) e DAMS Bologna; tiratura limitata postuma ne fa pezzo da talent scout bibliofili. Presente in OPAC SBN/WorldCat, ma scarsa in privato.
Francesca Alinovi (1948-1983), parmense, laureata in Storia dell’arte a Bologna con Arcangeli e Barilli, fu pioniera europea su graffiti (South Bronx, “arte di frontiera”), curatrice Settimane Performance e talent scout di Haring (che le dedicò un dipinto). Uccisa a 35 anni con 47 coltellate nell’appartamento bolognese da Francesco Ciancabilla, pittore amante, condannato ma autoproclamatosi innocente; caso mediatico legato ad altri omicidi DAMS.
Un gioiello scomodo per collezionisti di critica militante: cercare la prima edizioni Mulino sotto 200€, ma la differenza la fanno le condizioni. Il cacciatore vigila, tra genio e mito.
Disponibilità dei libri attinenti (sempre aggiornato)
