"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Attenzione alla variante del titolo!

 

Ci sono libri che invecchiano in silenzio, e altri che continuano a interrogarci molti anni dopo l’uscita. “Dobbiamo parlare di Kevin” di Lionel Shriver appartiene alla seconda categoria: un romanzo del 2003 che, ancora oggi, resta uno dei testi più lucidi e disturbanti sulla violenza giovanile e sulla responsabilità genitoriale.

 

In Italia arriva nel 2006 per Piemme, in una corposa edizione rilegata di 478 pagine, tradotta da Amedeo Romeo. Una madre scrive al marito ripercorrendo la vita del figlio Kevin, responsabile di una strage a scuola: niente consolazione, niente alibi facili, solo una lunga, glaciale autopsia dei rapporti familiari. Non è un romanzo “di genere” nel senso stretto, ma un dispositivo narrativo che fa saltare molte certezze sul mito della maternità e sulla nostra voglia di trovare un colpevole unico.

L’originale inglese, “We Need to Talk About Kevin”, vince nel 2005 l’Orange Prize e consacra Shriver come voce centrale della narrativa contemporanea di area angloamericana. Il successo internazionale, amplificato anni dopo dal film con Tilda Swinton, rende il libro un classico recente del “romanzo scomodo”: uno di quei titoli che, piaccia o no, bisogna aver letto per capire come la letteratura abbia raccontato le school shootings prima e dopo Columbine.

E per il bibliofilo?

Dal punto di vista bibliofilo, il percorso italiano è più interessante di quanto sembri. La prima edizione Piemme del 2006, Casale Monferrato, è quella da segnarsi in agenda: rilegata, formato 22 cm, ISBN 88-384-7545-8, oggi non più in catalogo e presente solo nel circuito dell’usato. Non è (ancora) una rarità assoluta – le tirature Piemme erano generose – ma una copia in ottime condizioni, con sovraccoperta integra, sta lentamente uscendo dalla fascia “romanzo qualsiasi” per avvicinarsi al titolo da scaffale di letteratura contemporanea importante.

Nel 2008 arriva la versione economica nella collana “Piemme Bestseller”, brossura intorno alle 476–478 pagine, spesso catalogata anche con il titolo “…e ora parliamo di Kevin”. È l’edizione che ha circolato di più, quella che si trova con maggiore frequenza su banchi dell’usato, mercatini e lotti misti. Per il lettore va benissimo; per il collezionista, invece, diventa interessante solo se in condizioni davvero eccellenti, magari con fascette promozionali o riferimenti al film ancora al loro posto.

La vera chicca, spesso ignorata, è l’edizione Mondolibri: Milano, stampa 2007, sempre con il titolo “Dobbiamo parlare di Kevin” e una copertina più calda e accattivante. Si tratta della versione da club, distribuita ai soci, che rientra in quel sottobosco di varianti librarie che chi ama le collane da abbonamento conosce bene: tirature non microscopiche ma comunque più ristrette rispetto alla grande distribuzione, copertine e impaginazioni talvolta diverse, e soprattutto una presenza molto discontinua sul mercato secondario.

A oggi le quattro pedine fondamentali per il collezionista italiano sono dunque:
a) la prima Piemme 2006 rilegata; b) la Mondolibri 2007 da club; c) la Piemme Bestseller 2008 d) la Piemme Bestseller con variante nel titolo 2008 in brossura.

Altre ristampe o cambi di copertina non risultano come vere e proprie “nuove edizioni” nei cataloghi, ma non è escluso che, nelle pieghe di supermercati e promozionali, esistano varianti grafiche ancora poco o non censite.

Dal punto di vista della rarità, nessuna di queste quattro edizioni è “impossibile”, ma la dinamica è chiara: l’economica Bestseller rimane la più facile, anche nella versione con titolo differente, la prima Piemme comincia a diradarsi in condizioni collezionistiche e la Mondolibri appare a macchia di leopardo, spesso senza scheda bibliografica accurata. È plausibile che, con il consolidarsi del canone di Shriver e di questo romanzo in particolare, la domanda per la 2006 cresca, trainando verso l’alto anche le varianti meno comuni.

 

Qualche strategia da “cacciatore”

Come cercarle? Prima tappa obbligata: OPAC SBN e WorldCat, usando tutte le varianti di titolo (“Dobbiamo parlare di Kevin”, “…e ora parliamo di Kevin”) e filtrando per anno, editore, collana e note di traduzione (Amedeo Romeo), unicamente per avere conferme sulle edizioni, titoli esatti e anni di stampa. Seconda tappa: i marketplace generalisti (Amazon.it, eBay.it, Subito, Vinted, Wallapop, Facebook Marketplace), dove emergono le copie “casalinghe”, spesso Mondolibri o Piemme Bestseller, vendute da privati che non sanno bene cosa hanno in mano.

Per le copie migliori conviene però passare dai canali dei librai: Maremagnum, AbeBooks, Libraccio, ma anche: Dimanoinmano, Comprovendolibri, Bookdealer, Vialibri, controllando con attenzione foto e descrizioni (stato della sovraccoperta, indicazione di “prima edizione”, eventuali timbri di biblioteca, ex libris, ecc.). Un occhio ai siti di lettori – Anobii, Goodreads, blog, portali di recensioni – aiuta a identificare copertine e collane quando il venditore si limita a “ed. Piemme, anno non indicato”.

Chi si mette sulle tracce di “Dobbiamo parlare di Kevin” oggi inciampa quasi subito in annunci surreali: copie della versione “…e ora parliamo di Kevin” che su Amazon raggiungono richieste nell’ordine delle centinaia di euro, e inserzioni della Mondolibri 2007 che su eBay arrivano a chiedere tre cifre piene per un solo esemplare. Questi numeri, pur realmente visibili online in singoli annunci, non descrivono però il mercato “vero”, ma solo le aspettative – spesso del tutto scollegate dalla domanda effettiva – di pochi venditori che sparano alto nella speranza di intercettare l’acquirente disinformato o ansioso.​

Il rischio, per il collezionista, è di confondere la “vetrina gonfiata” con l’andamento reale dei prezzi. Un singolo annuncio a 512 euro non fa il mercato: va sempre confrontato con le aste concluse, con le offerte su portali diversi e con le copie rimaste invendute per mesi a cifre stratosferiche. In assenza di una scarsità strutturale (tirature microscopiche, errori di stampa clamorosi, sequestri, vicende giudiziarie), le richieste fuori scala sono soprattutto rumore di fondo e tentativi di price anchoring: far sembrare normale pagare 80–100 euro perché qualcun altro ne chiede 300 o più.​

La strategia più sana, quindi, è doppia: da un lato, monitorare nel tempo il “prezzo di equilibrio” sulle varie piattaforme – quanto si vendono davvero le copie, non quanto vengono sognate – dall’altro, armarsi di pazienza e rifiutare l’idea che ogni fuori catalogo recente debba automaticamente valere centinaia di euro. In un contesto come quello di Shriver, dove le tirature Piemme e Mondolibri non risultano affatto esigue e le copie continuano ad affiorare, pagare prezzi folli significa spesso comprare più il panico del venditore che il libro in sé. Meglio perdere qualche asta e aspettare l’occasione giusta che regalare margini ingiustificati a chi ha scambiato il normale esaurimento di catalogo per una nuova Eldorado della carta stampata.

Perché darsi tanta pena per un best seller recente? Perché “Dobbiamo parlare di Kevin” è uno di quei casi in cui la distanza dagli anni Duemila gioca a favore del libro: non è più una novità, non è ancora un classico “storicizzato”, ma lentamente si posiziona come testo di riferimento sul tema della violenza scolastica e della maternità difficile. Chi oggi si costruisce un percorso di narrativa contemporanea su colpa, responsabilità e male radicale, prima o poi passa da qui. Il momento giusto per mettere in scaffale la prima Piemme 2006 e la Mondolibri è probabilmente adesso, finché il mare dell’usato è ancora abbastanza mosso, ma non troppo affollato di cacciatori.

 

 

Disponibilità di eventuali copie (sempre aggiornato)

 

 

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