"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Per non dimenticare: Dante Corneli (1900-1990)

testo e foto di Fabrizio Mugnaini

 

 

In tutta sincerità non ricordo l’attimo in cui ho incontrato Dante Corneli. So soltanto che un giorno gli scrissi una lettera indirizzandola: Dante Corneli – Tivoli.

Dopo poco tempo ricevetti una busta con una missiva e due libri; da quel giorno ci siamo scritti assiduamente parlando di diverse cose sempre con la reciproca stima. Conservo ancora tutta la corrispondenza e tanti suoi libretti perlopiù pubblicati in proprio.

Personaggio bizzarro il Corneli, un uomo cresciuto esclusivamente con le proprie forze e senza peli sulla lingua. Pensando a lui ho sempre ricordato quello che diceva Luigi Bartolini: “Di destra e sinistra non fui mai e da tutti ne buscai”.

A differenza di Bartolini, Dante fu un comunista convinto, ma proprio per questo ne buscò dai fascisti e dai suoi stessi compagni. Da giovane dovette scappare dall’Italia per aver ferito a morte il segretario dei fascisti di Tivoli, Guglielmo Veroli. Fu condannato a 20 anni, pena che non scontò mai.

Fuggi in Russia e lì ebbe a che ridire sulla politica staliniana, si schierò con Trockij e questo non gli fu mai perdonato. Abbandonato dal partito in Italia si scontrò con il potere e fu rinchiuso per molti anni in un campo di lavoro di Vorkuta, situato oltre il circolo polare artico, nella Russia europea.

Come fanno i cani quando si incontrano, ci siamo annusati e abbiamo riconosciuto l’uno le qualità dell’altro: io vedevo un vecchietto arzillo con un vissuto incredibile alle spalle e con la voglia estrema di raccontare il suo passato e le sue disavventure politiche e lui vedeva un giovane dalle mille speranze, contro la censura e ogni tipo di dittatura.

Ogni tanto mi regalava un suo libretto con bellissime dediche e io lo stimolavo a parlare di quello che aveva patito in Russia. Ci siamo scritti tantissimo ma incontrati una sola volta, a Tivoli. Ricordo l’emozione dell’incontro, una strada in salita che ad un certo punto svolta a destra aprendosi ad uno spazio per poi proseguire con una chiesa sempre sulla destra.

Nonostante fossi giovane e baldanzoso arrivai allo spiazzo, dove mi attendeva Dante, con il fiato corto, sudato e il cuore che batteva forte. Sincera stretta di mano e un abbraccio come tra padre e figlio è lì che mi accorsi che gli mancavano due dita, la giornata proseguì lungo l’argine dell’Aniene senza mai smettere di parlare.

Tornato a casa gli scrissi subito una lunga lettera proponendogli un libretto con il “riassunto” di tutti i suoi samizdat con una breve biografia. Già a quei tempi ero affascinato dalle bibliografie. Per vari motivi non riuscimmo mai a combinare e una volta morto non ebbi il coraggio di intraprendere il viaggio che mi ero proposto di fare. Pudore, sconforto? Non so, ma il fatto è che il progetto è ancora dormiente.

In questi giorni sistemando il mio archivio di opuscoli sono saltati fuori anche i libretti di Corneli e tutto è riaffiorato e come macchia d’olio ha invaso il mio studio e i miei pensieri.

 

 

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